Spread Btp/Bund torna ad allargarsi sopra 180, pesa referendum

La vittoria del “no” al referendum aprirebbe le porte a una crisi politica. Spread btp Bund in rialzo, ma i Btp restano scudati dal quantiative easing della Bce

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La vittoria del “no” al referendum aprirebbe le porte a una crisi politica. Spread btp Bund in rialzo, ma i Btp restano scudati dal quantiative easing della Bce

Lo spread Btp/Bund è tornato ad allargarsi. Nonostante i buoni Pmi odierni, sui titoli di Stato italiani continuano a pesare i timori sul referendum costituzionale italiano. Il differenziale tratta a 187 punti base con massimo intraday a 189, in netto rialzo rispetto a quota 181 della chiusura di ieri. Il costo di finanziamento del Btp a 10 anni è in aumento di 13 punti base, sopra il 2,1% di rendimento, mentre quello tedesco avanza di 3 pb.

Rendimento Btp sopra il 2,1%, pesa attesa per il referendum

“C’è pressione su un po’ tutta la periferia, con un po’ di avversione al rischio che si vede anche guardando all’andamento dell’azionario”, sottolineano gli analisti di Unicredit. I movimenti sull’obbligazionario italiano però sono piú accentuati, spiegano gli esperti, non solo perchè inizia a pesare l’asta di fine mese, ma soprattutto per colpa dei timori sul referendum che “stanno penalizzando non solo il Btp, ma anche l’azionario e in particolare i titoli finanziari”. Il Ftse Mib segna infatti la peggiore performance a livello europeo con un calo dell’1,21% in scia alla pessima performamce dei titoli bancari.

Rischio crisi politica condiziona andamento dei titoli di stato

Un’eventuale vittoria del “no” al referendum costituzionale ritarderebbe poi la soluzione dei problemi delle banche italiane e si verificherebbero delle turbolenze sui mercati, ma non come nel 2010 con la crisi dello spread perchè oggi, rispetto ad allora, c’è lo scudo anti-spread, l’Omt della Bce, spiega Jean-Michel Six, capo economista Emea di Standard & Poor’s. “L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è una crisi politica in Italia, ci sarebbe un governo tecnico che potrebbe durare anche a lungo prima di arrivare a nuove elezioni”, ha dichiarato Six nel corso di un evento organizzato dall’agenzia di rating.

“Con il no avremmo sicuramente un pò di turbolenze sui mercati, ma la differenza importante è che oggi abbiamo sopra la testa l’ombrello nucleare dell’Omt della Bce, del whatever it takes di Draghi e questo fa una grossa differenza, la Bce sarebbe molto rapida a intervenire, per questo non credo ci sará una ripetizione di quanto avvenne nel 2010”.

Mercati appesantiti dalle sofferenze bancarie

Quello che in realtá preoccupa i mercati sono le banche e la situazione dei non performing loans, ha proseguito Six. “Una vittoria del no probabilmente ritarderebbe la soluzione di questi problemi ancora di piú perchè l’attenzione si sposterebbe piú sulle questioni politiche che finanziarie”, ha precisato il capo economista Emea di Standard & Poor’s.

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