Spread oltre quota 120, a crescere è il divario con la Spagna

Il governo Draghi non sta impedendo un repricing del debito pubblico italiano. Le distanze tra BTp e Bonos aumentano ai massimi dell'anno.

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Spread BTp-Bund sopra 120

E’ una fase no per i titoli del debito pubblico italiano. Questo pomeriggio, lo spread BTp-Bund si è portato a 122 punti base, salendo ai massimi da gennaio, quando si registrarono discrete tensioni sulla crisi imminente del governo Conte. Con la nascita del governo Draghi, lo spread tra BTp e Bund era sceso fin sotto i 90 punti base.

I rendimenti decennali a 10 anni dell’Italia viaggiano sopra l’1,10%. Sono all’1,12% mentre scriviamo, un po’ sotto l’1,14% toccato nel corso della seduta. In Germania, salgono anch’essi e si portano per la prima volta da due anni sopra il -0,10%. Sta accadendo che il surriscaldamento dell’inflazione globale stia provocando un repricing dei bond sui mercati. Ma oggi c’è stata anche una dichiarazione allarmante del numero due della BCE, Luis de Guindos. Lo spagnolo ha sostenuto che la pandemia provocherà verosimilmente una crisi più forte “in alcuni stati” dell’Eurozona e per alcuni settori. Il riferimento esplicito è al settore turistico-alberghiero, quello implicito al Sud Europa.

Tuttavia, si fa presto a dire che sia un problema di tutto il Mediterraneo. Non sale solamente lo spread BTp-Bund, ma anche il differenziale tra rendimenti italiani e spagnoli. Oggi, esso si attesta a 50 punti base, in netto rialzo dai meno 30 di marzo. Anche in questo caso, siamo sui massimi dell’anno. In effetti, i “credit default swaps” a 5 anni sono lievitati a 88 punti base per l’Italia, dai minimi dell’anno a 70. In Spagna, sono passati da 31 a 38 punti. Pertanto, anche in questo caso assistiamo a uno spread di 50 punti, oltre una decina più alto rispetto a marzo.

Questo significa che a crescere è particolarmente il rischio sovrano percepito per il debito pubblico italiano.

Man mano che l’inflazione nell’area cresce, il mercato sconta minori stimoli monetari e un rialzo dei tassi meno lontano. Entrambi questi elementi vanno nella direzione di rendere meno sostenibile il nostro debito, già al 160% del PIL con costi di rifinanziamento ai minimi storici. Se passiamo, poi, dagli spread nominali a quelli reali, le distanze con le altre capitali europee appaiono ancora più forti. Tenendo conto dei tassi d’inflazione in ciascun paese, scopriamo che il rendimento reale spagnolo a 10 anni sarebbe in area -1,6%. In Germania, si scenderebbe al -2,10% e in Italia si salirebbe bruscamente a poco sopra lo zero.

Dunque, lo spread BTp-Bund reale risulta di circa 210 punti, tra BTp e Bonos a 160. Se non vi sembrano ancora livelli di allarme, dovreste considerare che a Palazzo Chigi ci sia la personalità più gradita ai mercati finanziari. Senza, avremmo verosimilmente livelli di spread ben più alti. E il fatto che gli obbligazionisti considerino equivalente perdere più del 2% all’anno del capitale per via dell’erosione del potere di acquisto in Germania e mantenerlo intatto investendo in Italia, la dice lunga sul timore che si ha del nostro debito pubblico. E neppure Mario Draghi sta riuscendo a imprimere quell’ottimismo, che eppure sembrava attecchire prima ancora che debuttasse ufficialmente come premier.

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