Spread BTp-Bund a 100 punti, ma ecco come la crescita USA lo riporterebbe giù

Rendimenti italiani in divaricazione rispetto ai tedeschi nelle ultime sedute, eppure dalla BCE arrivano segnali in senso contrario

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Spread BTp-Bund a 100 punti

Lo spread BTp-Bund è risalito in area 100 punti base nelle ultime sedute. Alla fine di marzo, si attestava ancora sui 95 punti. Il rialzo sembra dovuto essenzialmente al diffondersi dei timori sui contagi in Europa. Diversi stati, tra cui Germania e Francia, stanno inasprendo le restrizioni anti-Covid per reagire alla terza ondata. Si allontanano così le riaperture e con esse la ripresa dell’economia nel continente.

Alla risalita dello spread contribuisce anche lo stop alla ratifica del Recovery Fund, imposto dalla Corte Costituzionale tedesca al governo federale. Cresce l’incertezza sui tempi delle erogazioni di prestiti e sussidi comunitari agli stati più in difficoltà, nonché sulle stesse condizioni. Infine, le vaccinazioni in tutta l’Unione Europea continuano ad andare a rilento, a causa della carenza di dosi disponibili.

Ma lo spread BTp-Bund viene altresì tenuto a bada dalla BCE, il quale starebbe perseguendo informalmente il controllo delle curve sovrane nell’Eurozona, ancorandole a quella “benchmark” tedesca. In queste ore, il governatore olandese Klaas Knot ha rilasciato un’intervista molto interessante alla CNBC. Il “falco” ha sostenuto la necessità per Francoforte di impedire il rialzo dei rendimenti dei bond, a meno che ciò non avvenisse in un contesto di ottimismo sulle prospettive di crescita.

Come la BCE conterrà lo spread BTp-Bund

Stando alle sue dichiarazioni, invece, la BCE interverrebbe nel caso in cui il rialzo dei rendimenti sovrani fosse la conseguenza di un contagio. In altre parole, l’istituto non accetterà che il costo di emissione dei debiti nell’area cresca per il semplice fatto che cresca altrove (leggasi negli USA). Per questo, ne deduciamo che lo stesso spread BTp-Bund sarebbe destinato a scendere sotto la soglia dei 100 punti o a non allontanarvisi troppo al di sopra di essa.

Vediamo perché.

La BCE stima per quest’anno una crescita del PIL del 4% nell’Eurozona, dopo il -7% accusato nel 2020. E per la fine del 2023, l’economia nell’area si sarà riportata sopra i livelli pre-Covid di 2,3 punti. Questo significa che nei prossimi mesi non vi sarebbe un rimbalzo del PIL tale da giustificare un drastico rialzo dei rendimenti, mentre gli spread si allargherebbero in scia al minore ottimismo sulla crescita dell’unione monetaria. Probabile, invece, che il rialzo avvenga per la maggiore concorrenza dei rendimenti americani, i quali si sono riportati sostanzialmente ai livelli di inizio 2020. Il Treasury a 10 anni è arrivato all’1,75%, che si confronta con il -0,32% del Bund di pari durata.

Ma se i rendimenti americani risalgono grazie alla ripresa dell’economia americana in corso e attesa dal mercato, trainata dal successo della campagna vaccinale, non lo stesso può dirsi dell’Eurozona. A questo punto, se il PIL USA rimbalzasse ai livelli previsti o anche di più nel corso di questo primo semestre dell’anno, la BCE reagirebbe. Il mercato dei Treasuries accuserebbe ulteriori perdite, offrirebbe rendimenti ancora più alti (pur limitati dalla Federal Reserve) e i bond nell’area seguirebbero. Da qui, possibili contraccolpi sullo spread BTp-Bund, dato che una qualsiasi ripresa anticipata dei rendimenti rispetto alla crescita colpirebbe in maniera particolare le economie alle prese con problemi fiscali come l’Italia. E una frammentazione finanziaria non verrebbe tollerata da Francoforte, che intensificherebbe gli acquisti con il PEPP.

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