Spread sopra 200 pb, investitori tornano a preferire Bund

I dati sull’inflazione in Europa spingono gli investitori verso il Bund. Il Btp rende 2,37%

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I dati sull’inflazione in Europa spingono gli investitori verso il Bund. Il Btp rende 2,37%

Lo spread Btp/Bund tratta in allargamento a 203 punti base rispetto ai 197 della chiusura di venerdì. Il Btp a 10 anni rende il 2,37%. Ad aprile il ritmo di acquisti mensili di asset da parte della Bce verrá ridotto, come anticipato dall’Istituto di Francoforte, da 80 a 60 miliardi di euro.

 

Il marcato calo dell’inflazione dell’Eurozona (in particolare in Germania) nel mese di marzo ha impresso venerdì e questa mattina l’intonazione ai mercati europei, comportando un forte ridimensionamento delle aspettative di inflazione e di conseguenza un ammorbidimento delle attese di un primo rialzo” dei tassi di interesse “da parte della Bce giá agli inizi del 2018“, sottolineano gli strategist di Mps Capital Services, puntualizzando che “di conseguenza i bond tedeschi entrano sempre piú nel focus degli operatori, che tendono a preferirli rispetto ai periferici, anche in chiave di tendenziale cautela in vista del primo turno delle presidenziali francesi“.

 

Investitori tornano a comprare Bund

 

Infatti il rendimento del Bund decennale è in lieve calo di due punti base mentre quello del Btp è in rialzo di 3, con conseguente allargamento dello spread sopra i 200 punti base. Nel frattempo il capo economista della Bce, Peter Praet, ha ribadito che l’atteggiamento accomodante della politica monetaria rimane appropriato in quanto “l’inflazione di fondo, che è un indicatore della stabilitá dei prezzi nel medio periodo, rimane contenuta“. La Banca centrale europea non ha discusso sull’uscita dal suo programma di quantitative easing, ma i Governi e il settore finanziario devono prepararsi a un aumento dei tassi di interesse, ha avvertito però Benoit Coeurè. Il banchiere ha poi invitato alla cautela riguardo i tassi deposito negativi dell’Istituto, puntualizzando che l’attuale politica monetaria è sì necessaria per l’aumento dell’inflazione, ma sta anche danneggiando i margini del settore bancario. “I tassi negativi sono stati molto efficaci, ma non dovrebbero andare avanti troppo a lungo per non penalizzare il comperto bancario“, ha spiegato Coeurè.

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