Speculazione FCA: bond in rialzo e rendimenti a picco su voci (smentite) di vendita ai cinesi

I rendimenti dei bond FCA sono troppo bassi e non riflettono né il rating dell’emittente né l’impatto del dieselgate. Ma si continua a comprare

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I rendimenti dei bond FCA sono troppo bassi e non riflettono né il rating dell’emittente né l’impatto del dieselgate. Ma si continua a comprare

Azioni e bond Fiat Chrysler Automobiles (FCA) col vento in poppa. A Piazza Affari il titolo azionario ha messo a segno un rialzo del 12% in due sole sedute, mentre i rendimenti dei bond senior si sono assottigliati visibilmente come conseguenza del rialzo dei prezzi.

 

Sullo sfondo la notizia, non confermata né da FCA a Torni né da fonti americane, circa un interessamento di alcuni gruppi industriali cinesi per il gruppo automobilistico guidato da Sergio Marchionne. La ridda di voci e rumors innestata dai media è però stata sufficiente per far scattare un poderoso rialzo speculativo in pieno clima ferragostano. Alcuni analisti interpellati hanno poi confermato che FCA sta trattando da tempo e come sempre con vari partner industriali internazionali, fr cui quelli cinesi, per rafforzare la propria rete commerciale internazionale e che l’obiettivo di FCA è quello di convolare a nozze con GM. La cessione del gruppo ai cinesi sarebbe fuori discussione.

 

Bond FCA alle stelle

 

Ma tant’è che i bond hanno messo le ali. L’obbligazione senior FCA 3,75% 2024 da 1,25 miliardi di dollari (Isin XS1388625425 ) è arrivata a 109 per un rendimento che super di poco il 2%. Sul tratto breve della curva, invece, il bond FCA 6,75% 2019 (Isin XS0953215349 ) è addirittura a 112 per un rendimento che non raggiunge nemmeno lo 0,70% a fronte di un rating che rimane in area “speculative grade”. Moody’s ha recentemente confermato il rating di FCA a Ba3 pur migliorando l’outlook da stabile a positivo, in linea con Fitch, mentre Standard & Poor’s ha ancora un outlook stabile. L’agenzia ha spiegato che la decisione riguardante il gruppo guidato da Sergio Marchionne è legata alla “performance operativa migliorata nell’anno fiscale 2016, ai continui sforzi riguardanti il bilancio e alla ripresa della sua quota di mercato in Europa dal 2015”.

 

Il dieselgate

 

Non bisogna poi dimenticare – sostengono gli analisti – che pende sempre la disputa con l’authority Usa per l’ambiente in fatto di emissioni inquinanti dei motori diesel. Posto che l’iter processuale non è ancora iniziato, FCA rischia una sanzione fino a 44.539 dollari per ogni esemplare, il che vorrebbe dire un totale di 4,63 miliardi. Una cifra che peserebbe come un macigno sui conti del gruppo automobilistico italo americano.

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