S&P alza il rating della Grecia: il gioco delle parti

Alla vigilia delle elezioni, l’agenzia americana promuove il merito creditizio di Atene (CCC) nel tentativo di dare un segnale incoraggiante al partito che sostengono l'euro

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Alla vigilia delle elezioni, l’agenzia americana promuove il merito creditizio di Atene (CCC) nel tentativo di dare un segnale incoraggiante al partito che sostengono  l'euro

A una settimana dalle elezioni migliora improvvisamente il rating della Grecia. Standard & Poor’s ha rivisto al rialzo il merito creditizio sul debito di Atene, da default selettivo (SD) a CCC, in seguito al completamento dello swap sul mostruoso debito statale e la cancellazione di circa 105 miliardi di euro. L’agenzia di rating aveva già assegnato la CCC ai nuovi bond emessi dalla Grecia nell’ambito dello swap completato il 25 aprile, ma adesso arriva un’ulteriore conferma sul minor rischio legato alle finanze del paese che sembra voler incoraggiare i cittadini prima di andare a votare. Il rischio è infatti che i partiti che hanno finora sostenuto l’esecutivo imponendo alla popolazione sacrifici enormi per evitare la tragedia, non solo greca ma anche europea, della moneta unica possano essere spazzati via con la tornata elettorale di domenica prossima. L’esito delle consultazioni – come ha detto preoccupato l’ex ministro delle finanze Venizelos – fra pochi giorni è altamente incerto e appare ad alto rischio perfino l’ipotesi che vi siano voti sufficienti tra i conservatori di Nuova Democrazia e i Socialisti di Venizelos, partiti teoricamente opposti ma tendenzialmente uniti per formare un nuovo governo di coalizione nazionale. Del resto, i sondaggi ultimamente hanno visto crescere i consensi dei partiti popolari minori che vorrebbero un’uscita immediata dall’euro e il ritorno alla dracma, d’altronde peggio di così…

 

Grecia: possibile uscita dall’euro e ritorno alla dracma

 

E’ quindi del tutto chiaro che il mondo finanziario internazionale, rappresentato dall’agenzia di Standard & Poor’s, che solo due mesi fa aveva celebrato il funerale della Grecia dicendo che il default era molto probabile nel giro di due o tre anni, adesso batte in ritirata dicendo che la Grecia ce la può fare e che quindi tutti gli sforzi effettuati finora a difesa dell’euro non sono risultati vani.

Letta così sembra una presa in giro, ma è la sacrosanta verità, in pieno stile bancario, quando le cose si mettono male e rischiano di sfuggire al controllo dei gruppi di potere. A tenere sul filo del rasoio i mercati è infatti l’incertezza dell’esito elettorale poiché c’è un discreto numero di partiti che dovrebbe riuscire a passare la soglia del 3% necessaria per entrare in Parlamento e mandare a rotoli il memorandum d’intesa con la UE sul piano di aiuto (e di austerità) da 130 miliardi di euro per il salvataggio del paese. In base agli accordi con l’Europa, il nuovo governo dovrebbe infatti varare altri tagli pari al 5,5% del pil per il 2013 e il 2014, cosa che farebbe precipitare l’economia ellenica nel baratro. Si aprirebbe poi una falla nel sistema che l’Unione Europea ha finora adottato per tenere insieme i vari paesi e la moneta unica, facendo precipitare nel caos l’intera economia continentale, già abbastanza martoriata dalla crisi finanziaria. Ma per rendersi conto del disastro, basta volgere lo sguardo ai rendimenti dei titoli di stato italiani e spagnoli.

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