SolarWorld trova l’accordo coi creditori ma per gli obbligazionisti sono dolori

Pesanti perdite in arrivo per i creditori del noto gruppo tedesco attivo nel fotovoltaico. L’accordo preliminare con i bondholders prevede un aumento di capitale mediante conversione del debito in azioni

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Pesanti perdite in arrivo per i creditori del noto gruppo tedesco attivo nel fotovoltaico. L’accordo preliminare con i bondholders prevede un aumento di capitale mediante conversione del debito in azioni

SolarWorld è salva. La società tedesca, leader europea dei pannelli fotovoltaici, ha trovato un accordo con la maggioranza dei suoi creditori per la ristrutturazione del pesante debito da oltre 1 miliardo. L’80% dei creditori (banche e obbligazionisti Solarworld) ha infatti detto sì, in via preliminare, a un drastico taglio del debito da 1,2 miliardi di euro che incombe come un macigno sui conti del gruppo, già in affanno da quasi un anno. Fra questi, ci sono 550 milioni di euro in capo a due obbligazioni con scadenza 2016 e 2017 che – si apprende dall’agenzia Reuters – subiranno in linea teorica un taglio drastico del valore nominale, pari al 60% circa, di pari passo ai debiti bancari che ammontano più o meno alla stessa cifra. Il tutto, a fronte di una riduzione del capitale sociale del 95% per consentire un aumento diretto del capitale in natura. In altre parole, la società, dopo la conversione della maggior parte dei bond e dei loans bancari in azioni, cadrà nelle mani di banche e obbligazionisti e Frank Asbeck,  Ceo e fondatore di SolarWorld, perderà il controllo del gruppo. GFC Advisers LLC, Do Investment AG e Pioneer Investment Management Ltd sono tra i maggiori detentori delle obbligazioni quotate, ma vi sono anche molti piccoli risparmiatori italiani che hanno acquistato i titoli in tempi più felici.

 

Obbligazioni SolarWorld 6,375% 2016 e Obbligazioni SolarWorld 6,125% 2017

 

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Al momento le obbligazioni SolarWorld 6,375% 2016 (XS0641270045) vengono scambiate intorno a 22,50 (vedi grafico), mentre le SolarWorld 6,125% 2017 (XS0478864225) prezzano 26 con scambi vivaci sulle piazze tedesche e over the counter (Otc). I due titoli – osserva un trader – sono adesso nelle mani degli arbitraggisti che scommettono sul concambio azionario (prezzo delle azioni quotate 0,65 euro) che presumibilmente avverrà entro la metà del mese di luglio, prima che scadano i termini per il pagamento della cedola sul bond 2016 per evitare il default e dopo aver superato il placet dei soci in assemblea straordinaria.

Rumors riferiscono di fondi hedge e di ventura in fase di rastrellamento per diventare a tutti gli effetti soci di riferimento in Solarworld con lo scopo, poi, di cedere le quote a terzi con lauti guadagni o risanare la società alleggerita dai debiti per rimetterla in pista. Movimenti che già si potevano vedere alla fine dello scorso anno e a gennaio 2013 quando SolarWorld aveva diramato un comunicato anticipatorio delle necessità di trovare una soluzione alternativa a quella del fallimento (Il fotovoltaico è in crisi, Solarworld a un passo dal default).

Si tratta di una pesante ristrutturazione del debito – commentano gli analisti – che era stata annunciata già da tempo dal management della società, il cui ricavi erano precipitati in maniera violenta lo scorso anno. Il 2012 si è infatti chiuso con perdite consolidate pari a 477 milioni che si vanno ad aggiungere ai 307 dell’anno precedente. Risultato che si raffronta con un livello di ricavi pari a 606 milioni (-38%) a fronte di una liquidità in calo del 50% (224 milioni) insufficiente ad assicurare il regolare funzionamento del gruppo.

 

Crisi SolarWorld, il colosso è stato sfiancato dalla concorrenza cinese e dalla crisi europea 

La ristrutturazione del debito di SolarWorld è un altro increscioso e spiacevole esempio di fallimento, dal punto di vista industriale, di aziende attive nel campo fotovoltaico. Molti investitori, dall’Europa agli Usa, in passato hanno scommesso pesantemente sullo sviluppo e sulla crescita di un settore energetico promettente e alternativo alle tradizionali fonti di energia derivanti dagli idrocarburi o dai fossili, ma poi i governi non hanno adeguatamente sostenuto e sovvenzionato l’industria. Gli eccessivi costi di produzione delle celle fotovoltaiche e i costi industriali in Europa e Usa – spiega Eric Frankienen di Commertzbank – non hanno retto alla concorrenza cinese e l’assenza di barriere e dazi doganali in Europa ha trascinato in un burrone tutte quelle società che hanno puntato esclusivamente sul fotovoltaico confidando negli aiuti governativi che, per via della crisi, non sono più arrivati.

Come Q-Cells o Conergy che hanno portato i libri in tribunale, mentre Siemens ha semplicemente chiuso gli impianti.

 

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