Shopping di obbligazioni in dollari sui mercati emergenti, ecco perché vince l’Egitto

I bond in dollari si mostrano appetibili sui mercati emergenti, pur a fronte di rischi di credito superiori a quelli vigenti tra i paesi economicamente maturi.

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I bond in dollari si mostrano appetibili sui mercati emergenti, pur a fronte di rischi di credito superiori a quelli vigenti tra i paesi economicamente maturi.

Mercato obbligazionario avaro di rendimenti nel mondo avanzato. Bisogna spostarsi sulle scadenze lunghe per non accusare perdite, tra rendimenti negativi o solo apparentemente positivi, ma che tornano sottozero, una volta tenuto conto dell’inflazione. L’Italia è un’infelice e parziale eccezione. E sappiamo che non sia una buona notizia per il nostro debito pubblico. I mercati emergenti possono essere la risposta alla domanda di “yield” e di diversificazione del portafoglio. Qui, troviamo ancora rendimenti in linea o superiori a quelli che vigevano in Nord America ed Europa prima della crisi finanziaria del 2008.

Abbiamo selezionato per voi quattro economie relativamente grandi e come riferimento abbiamo preso le obbligazioni sovrane in dollari USA a 10 anni. Perché in dollari e decennali? Ci tutelano grosso modo dal rischio di cambio e ci consentono di investire su una scadenza sufficientemente lunga da offrire al contempo rendimento e prospettive di guadagno nel caso di variazioni positive dei prezzi.

Sui mercati emergenti non sempre un rendimento dell’8% sembra interessante

Il confronto tra emittenti emergenti

Partiamo dalla Turchia. Bond gennaio 2030 e cedola 11,875% (ISIN: US900123AL40) che quota nettamente sopra la pari, in area 137. Offre di fatto un rendimento alla scadenza del 5,80%, a premio di circa 510 punti base rispetto al Treasury di pari durata residua. Rating “junk”, ma come per gli altri mercati in esame: “B1” per Moody’s, “B+” per S&P e “BB-” per Fitch. Ankara ha un basso debito pubblico rispetto al pil (33% nel 2019), ma scarse riserve valutarie con cui fronteggiare gli elevati pagamenti in divise estere nel breve e medio termine.

Restando nei paraggi troviamo l’Egitto. Il suo bond aprile 2030 e cedola 5,6250% (ISIN: XS1807305328) quota ben sotto la pari, a poco più di 90 centesimi, offrendo così un rendimento appena sopra il 7%, 10 volte il Treasury.

Anche in questo caso, rating bassi, con Moody’s ad assegnargli “B2”, S&P “B” e Fitch “B+”. Dall’altra parte del continente abbiamo il Sudafrica, che per le sue obbligazioni giugno 2030 e cedola 5,875% (ISIN: US836205AY00) offre il 5,30%, data la quotazione in area 104. Da qualche mese ha perso del tutto lo status “investment grade” e adesso il suo debito sovrano vale “Ba1” per Moody’s, “BB-” per S&P e “BB” per Fitch.

Trasferendoci dall’altra parte dell’Atlantico, non possiamo escludere il Brasile. Con il bond marzo 2030 e cedola 12,25% (ISIN: US105756AL40), offriva in settimana un rendimento inferiore al 4,10%, considerata la quotazione altissima, a circa 157. Rating “Ba2” per Moody’s, “BB-” per S&P e Fitch. L’economia sudamericana appare la più avara di “yield” tra gli emergenti esaminati, mentre l’Egitto il più generoso. Tuttavia, dai minimi toccati nei mesi scorsi con l’emergenza Coronavirus, i titoli brasiliani risultano quelli che ad oggi registrano il rimbalzo più fiacco: appena +1,5%, che si confronta con il +22% dell’Egitto, +20% della Turchia e +17,3% del Sudafrica.

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Egitto il più appetibile

Come mai questo ritardo? Il fatto è che il Brasile risulta tra i paesi più colpiti dalla pandemia, con quasi 1 milione di contagi e circa 48.000 morti. Fino a quando l’allarme sanitario non sarà cessato, lasciando intravedere una ripresa dell’economia, il mercato se ne starà alla finestra. Dunque, posizionarsi sui bond brasiliani per realizzare plusvalenze potenzialmente elevate con il recupero dei bond? A dire il vero, non sembra che le prospettive siano le più interessanti, se si pensa che il ritorno ai livelli di prezzo pre-Covid implicherebbe un ulteriore rimbalzo dell’11%, superiore a circa il 9% che dovrebbe realizzare la Turchia e al 7% del Sudafrica, ma molto più basso del 20% dell’Egitto.

In sintesi, non solo Il Cairo offre i rendimenti più alti e ha segnato il rimbalzo maggiore dai minimi dell’anno, ma anche in termini di prospettive risulta il più attraente.

Il tonfo qui, infatti, è stato brutale per via dell’alta incidenza del settore turistico per l’economia nel paese nordafricano. Tuttavia, i prestiti del Fondo Monetario Internazionali e la tenuta dei tassi di cambio dimostrano una certa resilienza agli shock esterni, grazie alle ottime relazioni diplomatiche con l’Occidente e il suo ricco mercato dei capitali.

Bond Egitto appetibili con l’inflazione in calo, comprese le emissioni in dollari

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