Settimana nera per bond e lira turca, il presidente Erdogan torna a rubare la scena al governatore

Il cambio contro il dollaro "brucia" la metà dei guadagni di quest'anno e i rendimenti sovrani tornano ai massimi da novembre

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Bond Turchia, settimana nera

Dopo un mese di guadagni quasi incessanti, la lira turca sta per chiudere la settimana in calo di oltre il 3,5%. Ieri, contro il dollaro ha toccato il cambio di 7,25. La scorsa settimana, si era portato a 6,96, il livello più forte da luglio. Quest’anno, la valuta emergente era arrivata a guadagnare il 6,5% e ben il 20% rispetto ai minimi storici di 8,54 toccati a novembre. Contemporaneamente, in netta risalita e ai massimi da almeno tre mesi i rendimenti dei bond. La scadenza a 2 anni è salita dal 14,37% al 14,93% in un paio di sedute. Quella a 10 anni è schizzata dal 12,66% al 13,35%.

E’ arrivato il momento di tornare a investire sui bond in Turchia?

Cos’è successo di così traumatico? Negli ultimi giorni, il governo è tornato a difendere le politiche economiche dell’ex ministro dell’Economia e genero del presidente Erdogan, Berat Albayrak. L’uomo si era dimesso a novembre, a qualche giorno di distanza dalla nomina del nuovo governatore Naci Agbal, che pare non gli vada a genio. Nei suoi due anni alla guida del ministero, la banca centrale ha visto assottigliarsi le riserve valutarie di ben 130 miliardi di dollari, mentre la lira ha perso più di un terzo del suo valore contro la divisa americana.

Politica monetaria di nuovo sotto scacco?

Si vocifera che a una riunione di partito di questo fine settimana, Albayrak possa ottenere il placet dei dirigenti per essere nominato ministro dell’Energia. Se Erdogan accettasse, sarebbe la conferma che il governo non intenda realmente rompere con alcune pratiche di inefficienza nella gestione dell’economia. Se rifiutasse, il mercato tornerebbe a premiare lira e bond. Ma questo secondo scenario appare un po’ difficile, dato anche il legame di parentela.

Da quando è in carica, Agbal ha alzato i tassi d’interesse di 675 punti base, portandoli al 17%, sopra l’inflazione, che a gennaio è risalita a quasi il 15%. La stretta monetaria è stata convincente per arrestare la fuga dei capitali, ma allo stesso tempo l’istituto resta sotto sorveglianza dei mercati per la carenza di autonomia dal potere politico mostrato fino a qualche mese fa. E proprio questo sembra essere il principale rischio fiutato dagli investitori, vale a dire che la politica torni a intromettersi nella gestione della politica monetaria, dopo avere apparentemente evitato lo scenario peggiore del crollo inarrestabile della lira.

In realtà, la fiducia verso Ankara rimane scarsa e solo se il governatore dimostrerà nei prossimi mesi di volere e, soprattutto, potere disinflazionare l’economia, i capitali torneranno ad affluire. Fino ad allora, i bond esibiranno debolezza e così anche il cambio. Di fatto, sono bastate poche affermazioni del governo per avere mandato in fumo gran parte del lavoro svolto da Agbal in tre mesi e mezzo.

Come ha fatto la lira turca a perdere l’80% in 10 anni e come andrà nel 2021?

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