Seat Pagine Gialle riduce debito e rimanda default

Evitata in extremis l’amministrazione straordinaria grazie all’accordo raggiunto fra società e creditori per la cancellazione del bond Lighthouse. Il debito sarà ora sostenibile, ma quanto potrà durare?

di , pubblicato il
Evitata in extremis l’amministrazione straordinaria grazie all’accordo raggiunto fra società e creditori per la cancellazione del bond Lighthouse. Il debito sarà ora sostenibile, ma quanto potrà durare?

L’hanno tirata talmente per le lunghe che alla fine gli investitori ne sono usciti stremati. E forse anche sfiduciati. Si è infatti finalmente chiusa l’odissea sulla ristrutturazione del debito Seat Pagine Gialle, iniziata sei mesi fa, che ha spinto il gruppo torinese degli storici elenchi telefonici a convertire 1,2 miliardi di debito in azioni evitando il commissariamento. L’accordo, raggiunto in questi giorni fra tutte le parti in causa, banche, obbligazionisti e fondi d’investimento (manca solo la ratifica degli obbligazionisti senior convocati per fine mese, ma è solo una formalità) prevede sostanzialmente che il bond Lighthouse 8% 2014 (Isin: XS0190027051) da 1.300 milioni di euro, come ampiamente previsto, venga convertito in azioni della società e in 65 milioni di nuove obbligazioni Seat Pagine Gialle 10,5% garantite con scadenza 2017 che andranno ad aggiungersi a quelle già in circolazione. L’alternativa sarebbe stata l’amministrazione straordinaria con ricorso alla legge Marzano perché il debito era diventato talmente grosso e insostenibile (2,7 miliardi di euro) che si sarebbe divorato il gruppo torinese nel giro di qualche mese, tant’è che la capogruppo, in attesa dell’approvazione del piano di ristrutturazione, è stata anche costretta a sospendere tutti i pagamenti nei confronti dei creditori. Tutto bene quindi? Solo in parte.

 

Seat Pagine Gialle diventerà una public company?

 

Se da un lato, infatti, è stato risolto il problema della zavorra del debito, dall’altra si aprono adesso scenari imprevedibili che saranno oggetto di analisi e di altre grosse preoccupazioni, soprattutto per i piccoli azionisti. Seat dovrà infatti emettere talmente tante nuove azioni sul mercato per soddisfare gli obbligazionisti Lighthouse che il valore del titolo scenderà a livelli infinitesimali (difficile fare un calcolo preciso) e gli attuali azionisti si ritroveranno in tasca meno del 10% della nuova società.

A conti fatti, la nuova Seat sarà di proprietà di una decina di grossi fondi di investimento, o forse di più, con quote di capitale dell’ordine massimo del 3-4%. E già qui ci sarebbe da chiedersi come faranno a mettersi d’accordo tutti quanti sulla governance. Sicuramente la prossima assemblea dei soci dovrà rinnovare il CdA e non è escluso che gli attuali fondi proprietari (CVC Partners in testa) non escano di scena. Ma non è nemmeno escluso che i fondi d’investimento che detengono quote del Lighthouse 8% siano veramente interessati a rimanere nella società avendo speculato allegramente e con successo sul default tecnico del bond l’anno scorso. Per cui, per costoro la partita potrebbe chiudersi qui col risultato che le quote azionarie di loro spettanza verrebbero cedute a piene mani sul mercato con l’effetto di deprimere ulteriormente i corsi dell’azione. Dietro le quinte, poi, ci sono anche le banche, con RBS in testa, coloro che hanno abilmente diretto le operazioni di ristrutturazione del debito con l’unico scopo di non vedersi azzerate le azioni che hanno in pegno dagli azionisti di maggioranza e  nel tentativo di recuperare circa 600 milioni di crediti da qui al 2016, magari scaricandoli col tempo sul mercato retail con l’emissione di qualche altro bond a tassi d’interesse da paese sudamericano, così come hanno fatto, faticando non poco, con l’emissione in due tranches di obbligazioni Seat Pagine Gialle 10,50% e che attualmente quota intorno al 64% del valore nominale.

 

Debito ridotto per Seat, ma costi finanziari ancora elevati

 

Obbligazioni Seat 10,50%

Vi è infine da considerare l’aspetto puramente economico e contabile della nuova società il cui stock debitorio scenderà a circa 1,55 miliardi di euro, ma i cui costi finanziari, benché ridotti, si attesteranno intorno ai 90 milioni di euro annui, cifra comunque non irrisoria a fronte di un Ebitda in forte diminuzione.

Per ora il debito è ampiamente sostenibile – dicono gli analisti – pur considerando i costi che Seat dovrà riconoscere a tutti bondholders (consent fee da 20 milioni + pagamento interessi fino al 31 dicembre 2011) e soprattutto agli studi legali e ai consulenti (16-17 milioni) che hanno fatto girare per mesi lettere e carte bollate da un ufficio all’altro per cercare di mettersi d’accordo, ma non è detto che lo sia anche in futuro. I numeri di Seat non sono incoraggianti e questo lo capisce anche una casalinga che in passato si vedeva recapitare a casa guide telefoniche e pagine gialle voluminose come enciclopedie, mentre ora è tutto limitato a libretti di consistenza sempre più esigua. I ricavi Seat Pagine Gialle, infatti, sono in continua contrazione e si stima che per il 2011 scenderanno per la prima volta sotto il miliardo di euro (al 30 settembre erano 695 milioni). Una tendenza comune in tutta Europa, del resto, dove la concorrenza di internet e il calo della raccolta pubblicitaria sulla carta stampata stanno facendo la differenza mettendo in difficoltà il settore. Insomma, se il nodo del debito è stato risolto, non senza il sacrificio degli obbligazionisti Lighthouse e dei piccoli azionisti che si vedranno arrivare addosso miliardi di nuove azioni Seat (che poi saranno raggruppate) e che per qualche esercizio non vedranno un centesimo di dividendo, dall’altra la continuità aziendale è stata salvaguardata al solo ed esclusivo servizio delle banche creditrici che col tempo cercheranno di defilarsi del tutto dalla società. L’appuntamento col default è solo rimandato.

Argomenti: