Seat Pagine Gialle in default, ma solo per due settimane

La società delle pagine gialle non paga la cedola sulle obbligazioni Lighthouse 8% e diventa insolvente. L’accordo per la ristrutturazione del debito con banche e obbligazionisti eviterà però il ricorso al Tribunale fallimentare

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La società delle pagine gialle non paga la cedola sulle obbligazioni Lighthouse 8% e diventa insolvente. L’accordo per la ristrutturazione del debito con banche e obbligazionisti eviterà però il ricorso al Tribunale fallimentare

Lighthouse International S.A., società lussemburghese controllata da Seat Pagine Gialle, è andata tecnicamente in default. Lo ha comunicato il 29 Novembre la stessa società editrice delle pagine gialle e delle pagine bianche anticipando in via ufficiale che non provvederà al pagamento della cedola semestrale da 52 milioni di euro del prestito obbligazionario Lighthouse International 8% 2014 scaduta lo scorso 30 Ottobre e sospesa per un mese. La decisione di non corrispondere gli interessi sull’obbligazione, presa dal Consiglio di Amministrazione di Seat in tarda serata, è quindi di per sé sufficiente a far scattare in senso tecnico quel default tanto desiderato dai grossi obbligazionisti Lighthouse per riscuotere il premio assicurativo (stipulato tramite contratti di credit default swap) nel caso in cui la società si fosse dimostrata inadempiente. Pertanto i fondi hedge che avevano rastrellato obbligazioni Lighthouse la scorsa estate e anche prima scommettendo proprio su un default della società lussemburghese, hanno vinto la loro scommessa e passeranno presto all’incasso. Si stima, infatti, che solo presso Citigroup e Bank of America sia stato assicurato il 55% del capitale obbligazionario del Lighthouse, pari a 715 milioni di euro, ma non è escluso che altri fondi si siano premurati in tal senso presso altri istituti bancari americani. Del resto – spiega un analista del Credit Suisse di Lugano – il mercato dei CDS è concentrato nelle mani di pochi colossi bancari americani che rimangono accessibili solo ai grandi investitori e ai fondi, per cui è difficile sapere con esattezza quante obbligazioni siano state effettivamente assicurate. Di certo, però, si tratta della maggior parte dei titoli in circolazione.

 

Agli obbligazionisti Lighthouse andrà il 90% di Seat Pagine Gialle

Il bond Lighthouse 8% 2014 dal 2004 a oggi

CDS a parte, i fondi hedge (che sono tanti e non si sa bene se lavorano in proprio o per conto terzi) diventeranno presto proprietari di Seat.

La società torinese ha infatti comunicato che l’accordo  fra le parti in causa (i bondholders, i fondi di private equity e le banche creditrici) per l’abbattimento del debito junior Lighthouse 8% 2014 da 1.300 milioni è stato raggiunto anche se non ancora perfezionato. Mancano solo alcuni tasselli che dovranno essere formalizzati nei prossimi giorni, come l’accettazione da parte di tutti i creditori senior (che avevano già dato il loro assenso) del piano di ristrutturazione del debito proposto dalla società e dell’advisor di uno dei tre fondi azionisti di maggioranza, CVC Capital Partners, che possiede il 29% di Seat. Nel dettaglio, l’accordo formulato da Seat prevede che (a) gli obbligazionisti Lighthouse riceveranno il 90% del capitale azionario della società mentre gli attuali azionisti di Seat conserveranno il 10% del capitale azionario al momento del perfezionamento della ristrutturazione finanziaria; (b) inoltre, gli azionisti attuali riceveranno due tranches di warrants che diano diritto a sottoscrivere nuove azioni: (i) la prima tranche di warrants sarà esercitabile ad un prezzo di esercizio pressoché simbolico e ammonterà al 2% del capitale sociale post-ristrutturazione (fullydiluited); (ii) la seconda tranche di warrants, di ammontare pari al 3% del capitale sociale su base fullydiluted post-ristrutturazione, sarà costituita da warrants con durata di due anni e con un meccanismo di esercizio gratuito. Tutto ciò dovrebbe essere perfezionato entro il 14 Dicembre, come recita una nota di Seat che attende appunto il via libera CVC Capital Partners e il consenso di alcune banche creditrici di minoranza che non hanno ancora dato il loro assenso.

 

Rischio Legge Marzano ancora possibile per Seat Pagine Gialle

Tuttavia, il rischio che aleggia ancora sulla ristrutturazione di Seat è alto – spiega Dino Ferraris di ING Group – poiché la società lussemburghese Lighthouse è a tutti gli effetti insolvente e gli obbligazionisti potrebbero richiederne già dal 1° Dicembre il rimborso immediato. Nella speranza (per Seat) che questo non succeda in virtù dell’accordo di lock up in via di formalizzazione raggiunto dal 75% dei bondholders Lighthouse (il quorum minimo richiesto per adempiere allo swap azionario), non è escluso che qualche piccolo investitore rimasto incastrato possa avanzare la legittima pretesa di rimborso a 100 mandando quindi all’aria il piano di ristrutturazione del debito e costringendo Seat a chiedere l’ammissione all’amministrazione straordinaria non avendo 1.300 milioni di euro pronta cassa da restituire.

Posto che gli azionisti di minoranza – prosegue l’analista – che si vedranno comunque danneggiati dall’enorme diluizione del valore dell’azione in borsa (Seat dovrà emettere più di 18 miliardi di nuove azioni da dare in cambio agli obbligazionisti), non hanno voce in capitolo, solo i bondholders Lighthouse e le banche potrebbero creare dei problemi avanzando richiesta di rimborso. Una eventualità che, alla luce degli ultimi fatti sarebbe da scartare – fanno sapere da Kepler – poiché la formalizzazione dell’accordo del 75% dei bondholders per cambiare le regole contrattuali del prestito subordinato renderebbe inammissibile la richiesta di rimborso del bond Lighthouse nei prossimi giorni. E anche se la società lussemburghese fosse nel frattempo messa in mora, prima che venga chiamata a risponderne direttamente Seat, la cui sede legale è in Italia, passerebbero dei mesi.

 

Seat Pagine Gialle: Vincitori e vinti

Le azioni Seat PG

La partita, insomma, è stata vinta dai fondi hedge che hanno ottenuto due piccioni con una fava. Da un lato il rimborso integrale del loro investimento nei bond Lighthouse, mentre dall’altro il 90% di Seat, una società che, una volta alleggerita del 50% del debito complessivo (2,7 miliardi di euro) dovrebbe essere in grado di generare utili grazie soprattutto alla capillare rete distributiva e alla capacità di fare cassa. Fra i vinti ci sono anche le banche che hanno agito in maniera tale che Seat si tenesse in cassa i 52 milioni della cedola semestrale Lightgouse 8%, soldi che sicuramente serviranno a garantire il pagamento degli interessi sui prestiti senior (650 milioni circa) che saranno riscadenzati di cinque anni e che non si vedranno costrette a recuperare con una procedura concorsuale.

Chi ci ha perso allora? Come sempre i piccoli investitori. In primis gli obbligazionisti Lighthouse di minoranza che hanno lasciato sul campo quasi tutto il capitale investito e gli interessi dell’ultima cedola. E poi i piccoli azionisti ai quali pioverà addosso una valanga di azioni (che poi saranno raggruppate) con un effetto diluitivo enorme sul valore delle azioni stesse, titoli sui quali non saranno distribuiti utili per un certo numero di esercizi, poiché l’accordo sulla ristrutturazione del debito prevede, fra le altre cose, che per i primi anni i proventi dovranno essere destinati a servizio del debito senior. Detto con le parole di un analista, che preferisce rimanere anonimo, è invece probabile che una grossa fetta di quegli utili finiranno nelle tasche di studi legali, advisors e consulenti che hanno “lavorato” al piano di ristrutturazione del debito, senza escludere che quei 52 milioni di cedola non pagata sul Lighthouse 8% potrebbero presto andare a finire, grazie alla mancanza di trasparenza che regna in Lussemburgo, in compensi per amministratori e consiglieri sottoforma di bonus e premi. Pratica abbastanza diffusa nel nostro paese. Forse era meglio se arrivavano i commissari del governo!

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