Seat: non paga la cedola del Lighthouse e va verso il default

Saltano gli interessi sulle obbligazioni Lighthouse 8% garantite dalla capogruppo torinese. Rimangono distanti le posizioni fra banche, azionisti e bond holders sulla ristrutturazione del debito da 2,7 miliardi. Restano altri 30 giorni per trovare un accordo in extremis, poi sarà default

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Saltano gli interessi sulle obbligazioni Lighthouse 8% garantite dalla capogruppo torinese. Rimangono distanti le posizioni fra banche, azionisti e bond holders sulla ristrutturazione del debito da 2,7 miliardi. Restano altri 30 giorni per trovare un accordo in extremis, poi sarà default

Seat Pagine Gialle non corrisponde gli interessi sulle obbligazioni Lighthouse International 8% – Ricorso all’amministrazione straordinaria sempre più vicino per Seat Pagine Gialle. Con un comunicato ufficiale, la capogruppo che edita le guide telefoniche pagine bianche e pagine gialle ha deciso di non corrispondere per il 31 Ottobre gli interessi maturati sulle obbligazioni Lighthouse International 8% 2014 garantite dalla capogruppo Seat.

Default Seat Pagine Gialle scenario possibile – A breve quindi i titoli distressed della finanziaria lussemburghese, rastrellati da fondi hedge in prospettiva di una conversione in azioni per l’abbattimento del debito Seat, si vedranno la società declassata allo stato di default dalle agenzie di rating. Come, del resto, era ampiamente prevedibile in considerazione del mancato accordo fra i fondi maggiori azionisti e i creditori per il ridimensionamento del debito complessivo da 2,7 miliardi di euro che sta schiacciando da molto tempo la società. Cosa succede adesso? Tecnicamente, come previsto dal regolamento, si entra in una fase transitoria, detto anche periodo di grazia, in cui l’emittente si riserva di pagare le cedole maturate entro i successivi 30 giorni, per cui i creditori non hanno ancora il diritto di chiedere il rimborso anticipato del bond lighthouse da 1.300 milioni di euro mandando in default l’emittente. Normalmente – spiegano dall’ufficio studi di una banca d’affari milanese – si entra in questa fase quando non ci sono i soldi per pagare i debiti o gli interessi, ma a volte capita che, di fronte a situazioni di particolare difficoltà a gestire la struttura debitoria, pur avendo i soldi in cassa, si decida di temporeggiare in attesa di altri eventi che possano sbloccare i pagamenti. E’ appunto il caso di Seat che ha deciso di utilizzare questi altri 30 giorni a disposizione per trovare una soluzione che metta d’accordo azionisti, obbligazionisti e banche sul futuro riassetto del debito societario, dato che i soldi in cassa ci sono: Seat, al 30 settembre, aveva disponibilità liquide per 93 milioni di euro (di cui utilizzati 21 per ripagare pochi giorni fa una rata di finanziamento di RBS).

Bond Lighthouse nella tempesta

Le posizioni degli obbligazionisti Lighthouse, ai quali si prospetta la conversione in azioni dei loro bond, e dei fondi attuali azionisti di maggioranza, sono però ancora distanti, come emerso dall’ultima riunione degli stakeholder di Seat Pagine Gialle e dei loro advisors. Sembra così allontanarsi il raggiungimento di un’auspicata intesa per la ristrutturazione del fardello debitorio, che pur in presenza di enormi difficoltà di gestione, tende a calare di trimestre in trimestre. Ma è evidente che, in assenza di interventi strutturali eccezionali, ci vorrebbero almeno 20 anni per renderlo sostenibile ai ritmi di crescita attuali. In sostanza, quindi, l’intesa che era nell’aria prevedeva a) la conversione di 1,2 miliardi di euro delle obbligazioni Lighthouse in azioni Seat di nuova emissione e contestuale assegnazione di warrant riservati ai scoi di maggioranza, b) l’emissione (per la parte rimanente del bond non convertita) di un nuovo bond da 100 milioni a cinque anni con interessi del 10,5% senior garantito, esattamente come quello da 750 milioni di Seat Pagine Gialle lanciato all’inizio dell’anno, e c) il riscadenzamento del debito bancario fino al 2017. 

Le posizioni fra le parti in causa restano ancora distanti

L'azione Seat in borsa

Il nodo principale del contendere, però, sembra sia quello del valore delle azioni che dovrebbero essere assegnate ai fondi che hanno comprato il Lighthouse e che dovrebbero diventare i nuovi azionisti di maggioranza di Seat PG dopo la conversione del debito da 1.300 milioni in azioni. Questi chiedono il 100% del recovery (95% di azioni + 5% circa in cash tramite lo stacco della cedola del Lighthouse maturata), e alla possibilità di fare trading sui titoli azionari, oltre a maggiori garanzie per la nuova obbligazione da 100 milioni che verrebbe emessa successivamente per la parte restante del bond non convertito.

Sul primo punto, gli azionisti di maggioranza di Seat (Cvc, Permira ed Investitori Associati) non vorrebbero concedere ai fondi hedge più del 75% del capitale per non perdere la possibilità di risalire ai vertici del controllo dell’azienda grazie all’esercizio di warrant riservati che verrebbero emessi a seguito del concambio e (forse) attraverso un successivo aumento di capitale riservato. Si tratta quindi di poter conservare il controllo di Seat. Sul secondo punto, invece, a non essere d’accordo sarebbero le banche che si vedrebbero minacciate le loro linee di credito se Seat emettesse un bond da 100 milioni senior garantito alla stregua degli altri bond già emessi a fronte di un allungamento dei tempi per rimborsare 600 milioni di prestiti concessi. 

30 giorni di tempi supplementari per mettersi d’accordo

Le obbligazioni Lighthouse 8%

Il clima, insomma, non è dei più tranquilli anche se, per la verità, nessuno ha interesse a far fallire la trattativa che potrebbe slittare fino al 30 Novembre grazie al “remedy period” di 30 giorni, un periodo in cui si possono quindi continuare eventuali trattative, anche senza aver pagato la cedola agli obbligazionisti. Intanto il prezzo delle obbligazioni subordinate Lighthouse 8% 2014 è arrivato a meno del 15% del nominale scontando a tutti gli effetti la ristrutturazione del debito junior, mentre quello dei titoli senior Seat Pagine Gialle 10,5% 2017 si è attestato a 60, pur continuando a maturare la cedola semestrale (pagamento previsto per gennaio) e incorporando già un recovery del 55-60% in caso di default della società. Non è certo un buon segnale – fa notare Robert Kevin analista di RBS, molto vicino al dossier di Seat – perché di tempo le parti ne hanno avuto già abbastanza per accordarsi. Inoltre, i 30 giorni di grazia per il pagamento della cedola del Lighthouse non sono una gentile concessione di Seat alle controparti, ma il passaggio obbligato previsto dal regolamento del prestito obbligazionario prima di fare eventualmente ricorso all’amministrazione straordinaria prevista dalla procedura fallimentare italiana (Legge Marzano).

Da un lato – prosegue l’analista – sembra che si vada ai tempi supplementari per cercare una soluzione in extremis costringendo fino all’ultimo le parti a cedere qualcosa, ma dall’altro, in realtà, sembra che i giochi siano già stati fatti e qualcuno ci guadagni di più ad andare in default piuttosto che a trovare un accordo di massima. In primis le banche che hanno in garanzia il 49% delle azioni Seat dei fondi e crediti privilegiati per 600 milioni di euro interamente recuperabili. Poi gli hedge funds che godrebbero di un risarcimento pieno e immediato in caso di default del Lighthouse International. A rimetterci sarebbero (come sempre) migliaia di piccoli azionisti, giacché i fondi che controllano Seat perderebbero “solo” il controllo della società il cui valore è facilmente quantificabile dando un’occhiata al prezzo raggiunto dal titolo in borsa.

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