Se anche le obbligazioni “spazzatura” rendono sottozero, iniziate ad avere paura

Anche i bond "spazzatura" iniziano a rendere negativamente nell'Eurozona, sovvertendo ancora di più le leggi del mercato. Ed è un bruttissimo segnale per gli obbligazionisti.

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Anche i bond

Comprereste mai un articolo di bigiotteria a peso d’oro? E cosa pensereste di uno che lo facesse? Se l’oggetto dell’acquisto non fosse un bene fisico, bensì un titolo finanziario, farebbe differenza? E sta accadendo proprio questo sui mercati finanziari, ovvero che obbligazioni definite spregiativamente “spazzatura” per il loro profilo di alto rischio di credito siano trattate e vendute dagli investitori a prezzi così alti, che i rendimenti esitati siano scesi in alcuni casi sottozero.

Rendimento negativo significa che il bond a scadenza infliggerà una perdita certa all’obbligazionista, in quanto il valore del capitale rimborsato non sarà in grado, nemmeno sommate le cedole percepite dalla data dell’investimento, di compensare l’alta quotazione a cui è avvenuto l’acquisto.

Il primo bond spazzatura in Giappone sta per essere emesso e con cedola 1%

L’unico motivo per cui un investitore sceglierebbe liberamente di acquistare un’obbligazione con rendimenti negativi consisterebbe nella previsione che la quotazione salga ulteriormente, consentendogli di rivenderla così da maturare una plusvalenza. Quanto ai titoli di stato, banche e assicurazioni sono spesso costrette a tenerle in portafoglio per ragioni regolamentari e per mostrarsi in possesso di assets sicuri e qualitativamente elevati.

Nell’Eurozona, la schizofrenia sui mercati è arrivata a vette inimmaginabili fino a qualche mese fa. Non solo abbiamo qui che obbligazioni sovrane e corporate per un controvalore di 5.000 miliardi di dollari rende negativamente, ma quelle cosiddette “junk” o “spazzatura” emesse dalle imprese offrono ormai la media di appena il 2,98%, pur in rialzo dal minimo del 2,83% a cui erano scese una settimana fa, sebbene il record spetti all’autunno di due anni fa, quando sfiorarono il 2%.

Rendimenti negativi pure per i “junk”

Già il solo fatto che persino obbligazioni societarie rendano sottozero sarebbe in sé sufficiente per gridare all’assurdo: un’impresa prende i miei soldi per indebitarsi e io finisco per pagarla, anziché essere remunerato. Aggiungete che Bloomberg ha pubblicato una lista di 14 società con almeno un loro bond denominato in euro ad avere esitato sul mercato secondario rendimenti negativi e la barriera dell’assurdità viene oltrepassata alla grande.

Tra questi troviamo Altice Luxembourg, Altice France, Nokia, Nexi Capital e Arena Luxembourg Finance. Cosa sono i titoli spazzatura? Quelli anche chiamati “high yield”, ad alto rendimento (sic!), per il semplice fatto di avere rating inferiori a “BBB-“, l’ultimo livello dell’area cosiddetta “investment grade”.

Insomma, sono titoli giudicati rischiosi, tanto che chi li compra pretende giustamente un premio rispetto ai rendimenti esitati dai bond più sicuri. Accade lo stesso per i titoli di stato, tant’è che i BTp rendono ben oltre i Bund. Ebbene, nel mondo alla rovescia di questa fase anomala della storia, accade che alcuni titoli speculativi rendano sottozero, cioè meno di tanti altri titoli formalmente più sicuri. E’ l’effetto paradossale della caccia al rendimento, una vera mania di questi mesi, con investitori istituzionali di tutto il mondo a mendicare una remunerazione minima sulle risorse impiegate per conto dei clienti, scommettendo anche che proprio i bond apparentemente più rischiosi finiscano per beneficiare dell’allentamento monetario promesso dalle principali banche centrali.

Obbligazioni spazzatura veri vincitori della crisi, ma il mercato pagherà la sbornia

Di un siffatto mercato, diffidate. Il conto presto o tardi arriverà e sarà salato per chi fosse entrato sulle ultime, a prezzi alti. Resterà col cerino in mano e non saprà a chi passarlo. E la cosa più drammatica è che i più colpiti sarebbero i titolari di obbligazioni spazzatura, perché a differenza di quelle con rating più solidi, avranno non uno, bensì due pretesti per performare male: al minimo rialzo dell’inflazione e al verificarsi di una crisi. Lo scenario più cruento sarebbe quello di un pil in calo con prezzi al consumo in rialzo. Dieci anni fa esatti, ad esempio, con l’economia mondiale in crisi, proprio i “junk” in euro rendevano mediamente il 16,50% contro meno del 5% dei titoli “investment grade”. Un bagno di sangue, insomma, che lascerebbe sul terreno tante vittime tra quanti saranno saliti all’ultimo giro di giostra.

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