San Marino emette il suo primo bond internazionale, ma l’operazione presenta un conto salato

E alla fine San Marino ce l’ha fatta. Ieri è stata una giornata storica per la piccola repubblica con 1.700 anni di storia alle spalle. Il governo ha collocato sui mercati internazionali il cosiddetto “Titano bond” della durata triennale. L’operazione era attesa da mesi. Nello scorso ottobre, ci fu un tentativo in tal senso, ma […]

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San Marino emette finalmente il Titano bond

E alla fine San Marino ce l’ha fatta. Ieri è stata una giornata storica per la piccola repubblica con 1.700 anni di storia alle spalle. Il governo ha collocato sui mercati internazionali il cosiddetto “Titano bond” della durata triennale. L’operazione era attesa da mesi. Nello scorso ottobre, ci fu un tentativo in tal senso, ma non se ne fece nulla per la scarsa risposta ricevuta dagli investitori, la quale avrebbe reso l’emissione eccessivamente onerosa. Invece, ieri il collocamento dei 300 milioni ha ottenuto riscontro di gran lunga migliore, tanto che la domanda in pochissime ore è salita a 1,4 miliardi di euro.

San Marino ci riprova con il Titano bond dopo il flop di ottobre, la piccola repubblica è sull’orlo del crac

Grazie a questa accoglienza, il Tesoro di San Marino ha potuto aumentare l’offerta a 340 milioni, mentre il tasso d’interesse è stato fissato al 3,25%, rivisto al ribasso da un iniziale 3,75%. Dunque, le casse sanmarinesi hanno ricevuto di più e a costi inferiori alle attese. Il ministro degli Esteri, Luca Beccari, ha dichiarato che l’operazione ha visto la partecipazione di ben 180 investitori istituzionali. Grande soddisfazione è stata espressa anche dal collega alle Finanze, Marco Gatti, che ha notato come avrebbe pagato la scelta di non perseguire il collocamento a ogni costo e che da ora in avanti la repubblica potrà fare affidamento sui mercati internazionali per rifinanziarsi. Infine, sarebbe stata premiata anche la scelta del prestito-ponte da 150 milioni di euro, contratto qualche mese fa con un investitore con sede nel Delaware. In scadenza alla fine di quest’anno, sarà rimborsato attingendo proprio a parte dei capitali appena raccolti.

Titano bond, successo ad alto costo

Tutto vero, ma bisogna ammettere che il bond abbia ricevuto tante richieste per l’elevato tasso d’interesse offerto.

La scadenza triennale offre il 3,25%, come sopra detto. Pensate che l’Italia paghi il -0,33% per un BTp a 3 anni e ancora meglio facciano quasi tutti gli altri governi dell’Eurozona. In pratica, San Marino sborserà per un prestito di 36 mesi più del doppio di quanto Roma debba pagare il mercato per una durata trentennale. In effetti, il debito della piccola repubblica è classificato “spazzatura” da Fitch (rating BB+) e con prospettive negative.

Certo, esistono anche alcuni fattori da considerare favorevolmente per San Marino. Il primo riguarda l’emissione di titoli di stato irredimibili, decisa qualche mese fa e che avverrà in più tranche fino al giugno prossimo per un importo uguale agli attivi della Cassa di Risparmio, istituto di cui il governo è socio unico. A un tasso fisso dell’1,75% e rimborsabili anticipatamente, questi bond avrebbero messo in sicurezza i conti della banca.

Secondariamente, crescono le pressioni di organismi come il Fondo Monetario Internazionale, affinché San Marino sigli un qualche accordo di adesione con l’Unione Europea, in modo che ne adotti le pratiche in materia fiscale e di legislazione d’impresa, così che le sue aziende non sostengano più i costi derivanti dallo stare fuori dal mercato unico. Inoltre, un accordo fungerebbe da stimolo per il varo di quelle riforme strutturali di cui lo stesso governo ammette che la repubblica abbia bisogno. E considerate anche che l’economia sanmarinese dipende in buona parte dal turismo, per cui la ripresa dei flussi nei prossimi mesi, Covid permettendo, dovrebbe migliorarne le prospettive e, a cascata, l’outlook del debito pubblico. Resta il fatto che il peso degli interessi che la repubblica dovrà sborsare ogni anno sul bond appena emesso sarà pari a circa lo 0,8% del PIL. Del resto, l’importo collocato tra gli investitori stranieri equivale a qualcosa come quasi un quinto del PIL pre-Covid.

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