Salgono i prezzi dei titoli di stato, collocati Btp 2015 all’1,85%

Tornano a scendere i rendimenti dei titoli di stato a media scadenza e, al netto delle tasse, non rendono più niente. A comprare sono gli istituzionali e i grossi fondi che vendono bund tedeschi

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Tornano a scendere i rendimenti dei titoli di stato a media scadenza e, al netto delle tasse, non rendono più niente. A comprare sono gli istituzionali e i grossi fondi che vendono bund tedeschi

Tornano a salire i prezzi dei titoli di stato italiani. All’indomani della decisione del Presidente della Bce, Mario Draghi, di lasciare inalterati i tassi d’interesse nella zona euro allo 0,75% nella speranza di una timida ripresa economica verso la fine del 2013, i mercati obbligazionari hanno reagito d’anticipo.

Grosse masse monetarie si stanno gradualmente spostando dai titoli pubblici tedeschi e francesi, dove i rendimenti sono ampiamente negativi da tempo, verso le economie periferiche d’Europa che nel corso del 2012 hanno approntato pesanti riforme economiche e fiscali a sostegno del debito pubblico. I titoli di stato italiani si sono infatti apprezzati molto negli ultimi tre mesi, mentre il bund tedesco decennale, da inizio anno ha perso il 2,5% (quello trentennale, oltre il 7%) con gli effetti si sono fatti sentire sullo spread che si è ristretto a 260 punti base. In pratica, gli investitori e i gestori di grossi fondi pensione e assicurativi stanno vendendo titoli di stato tedeschi e in parte anche francesi, che fino al 2012 fungevano da approdo sicuro, per comprare titoli italiani e spagnoli nel tentativo di spuntare rendimenti migliori in vista di una ripresa economica, anche se nel lungo periodo. Così, in questo contesto, lo Stato italiano, dopo aver collocato ieri 8,5 miliardi di Bot annuali a tassi da fame (0.86%), ha bissato oggi con i Btp 3 anni  che, da inizio anno si sono apprezzati dell’1,27% (vedi grafico sotto).

 

Asta Btp 2.75% 2015 con rendimenti negativi. I piccoli risparmiatori disertano gli sportelli

 

btp

Nel dettaglio, il Tesoro ha collocato in asta 3,5 miliardi di euro di titoli triennali a tasso fisso 2,75% (Isin IT0004880990) con scadenza 1 dicembre 2015 (terza tranche) a 102,50 circa per un rendimento finale lordo del 1,85% (2,50% nella precedente asta di dicembre) scendendo ai livelli del marzo 2010.

Ad acquistare sono stati soprattutto gli investitori istituzionali esteri e le banche italiane che hanno coperto l’offerta del Ministero dell’Economia e delle Finanze per 1,45 volte l’ammontare previsto alla vigilia nella forchetta compresa fra 2,75 e 3,5 miliardi di euro. Poche, però, le prenotazioni dei singoli risparmiatori italiani allo sportello – osserva un funzionario di Banca Intesa SanPaolo – anche perché i risparmi della clientela se ne stanno andando tutti in tasse e bollette. Un collocamento che sembra, comunque di buon auspicio per l’intero 2013, visto che lo Stato è tornato a rifinanziarsi a costi più sostenibili, ma che, d’altro canto, non può più contare sulla domanda dei piccoli risparmiatori in un contesto economico in cui la pressione fiscale è salita alle stelle dopo l’ingloriosa esperienza del governo Monti. A conti fatti – osservano i traders – detratte le imposte che gravano sui conti correnti, sui conti deposito, sugli interessi maturati (12,50%) e l’inflazione (3%), di quel 1,85% di rendimento sul Btp 2015 appena collocato non resterà nulla attaccato al risparmiatore. Anzi, alla fine del triennio si ritroverà con meno soldi di prima.

 

Asta CCTeu 2015: risultati del collocamento 

Sul mercato sono andate anche due emissioni di CCTeu per complessivi 1,5 miliardi di euro, più richiesti dei Btp: la settima tranche di CCTeu con decorrenza 15 dicembre 2011, scadenza 15 giugno 2017 e tasso annualizzato del 2,817%; la quindicesima tranche di CCTeu con decorrenza 15 ottobre 2010, scadenza 15 ottobre 2017 e tasso annualizzato dell’1,216%. Nel primo caso sono stati offerti interessi del 2,17% su 817 milioni di euro assegnati, nentre per la seconda emissione da 687 milioni di euro, interessi pari al 2,34%.

 

5 miliardi di euro per i nuovi titoli di stato di Belgio e Polonia

 

Poland-Flag

Se i rendimenti italiani dei titoli pubblici cominciano a non essere più convenienti per i risparmiatori, altrove va anche peggio. Fuori dai nostri confini, in settimana, è stato collocato con successo un decennale del Belgio da 4 miliardi di euro a tasso fisso del 2,25% (BE0000328378)che è stato prezzato 99, quindi un punto sotto la pari. Il rendimento del titolo, negoziabile per tagli da 1.000 euro e classificato AA secondo l’agenzia di rating Standard & Poor’s e Aa3 secondo Moody’s, è stato calcolato al 2,27% lordo a scadenza. Sul mercato sono stati collocati anche 1 miliardo di euro di titoli di stato polacchi a tasso fisso del 1,625% con scadenza 2019 al prezzo di 99,55 (XS0874841066)per un rendimento lordo che sul mercato secondario si attesta intorno all’1,7% a fronte di un rating A- di Standard & Poor’s e A2 per Moody’s.

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