Safilo, un bond da non perdere di vista

Il titolo azionario affonda in borsa sul potenziale mancato rinnovo della licenza con Armani. I conti del gruppo, però sono in ordine e migliorano. Molto interessante il rendimento dell’obbligazione high yield 9,625% che scade fra un anno e mezzo con rischio contenuto

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Il titolo azionario affonda in borsa sul potenziale mancato rinnovo della licenza con Armani. I conti del gruppo, però sono in ordine e migliorano. Molto interessante il rendimento dell’obbligazione high yield 9,625% che scade fra un anno e mezzo con rischio contenuto

Il piano industriale di Safilo per i prossimi cinque anni non ha convinto gli investitori che fra ieri e oggi hanno sotterrato il titolo sotto un fiume di vendite facendo arrivare il prezzo in prossimità dell’aumento di capitale del 2010 (il calo è del 50% da inizio anno).
E’ sceso anche il bond high yield 9,625% Safilo Capital Internazional, che scade fra 20 mesi, e potrebbe essere un’ottima occasione d’investimento per il breve periodo, se le ambiziose previsioni della società saranno rispettate.
In sintesi, il gruppo veneto, attivo da oltre 75 anni nel mercato dell’occhialeria di alta gamma, punta ad ottenere un fatturato di 1.400-1.450 milioni di euro nel 2015 e ad azzerare il debito nei prossimi cinque anni prevedendo una crescita delle vendite nette a un tasso medio annuo del 6-7%.
A livello di Ebitda è previsto un progressivo miglioramento della redditività, che passerà dal 12,5% del 2013, pari a circa 150 milioni di euro, al 15% nel 2015, attestandosi intorno a 210 milioni. Inoltre il piano strategico punta ad azzerare il debito netto nel 2015. Nei prossimi cinque anni, infine, Safilo prevede un piano di investimenti complessivo di circa 165 milioni di euro, principalmente dedicati al mantenimento e sviluppo impiantistico degli stabilimenti produttivi e all’implementazione di nuovi sistemi informatici.

IL CONTRATTO SAFILO ARMANI POTREBBE NON RINNOVARSI – Ma se questi sono gli ambiziosi piani dell’azienda padovana, perché il titolo è stato massacrato dalle vendite? Recentemente – osservano gli operatori – Safilo veneta è stato penalizzato dalle voci su una potenziale perdita entro l’anno del contratto di licenza col gruppo Armani che rappresenta circa il 15% dei ricavi del gruppo e la seconda licenza in ordine di importanza dopo quella con Gucci. Questo aspetto negativo andrebbe poi a sommarsi al mancato rinnovo del contratto in licenza con Valentino e Nine West, già anticipati dall’Ad Vedovotto nel primo trimestre del 2011.

IL RALLENTAMENTO DELL’ECONOMIA POTREBBE INCIDERE – Ma non è solo la licenza di Armani a preoccupare e a condizionare l’andamento di Safilo in borsa. C’è anche il rallentamento globale dell’economia – osservano dall’ufficio studi di Unicredit – che farà sicuramente calare la domanda di prodotti di lusso da parte di Cina, Russia e Giappone, notoriamente grandi compratori del made in Italy dove i marchi gestiti e distribuiti da Safilo sono più conosciuti rispetto alla concorrenza. Marcolin e Luxottica, le dirette concorrenti italiane del settore, infatti, non hanno accusato il tonfo del gruppo veneto di occhialeria che, al contrario, segue più da vicino l’andamento dei grandi marchi della moda internazionale come Ferragamo, LVMH, Ricehmont, ecc. Una situazione, insomma, che nel suo complesso mina alle fondamenta la credibilità del piano industriale quinquennale appena presentato da Safilo che rischia di venire disatteso. Da qui il crollo verticale in borsa. 

OBBLIGAZIONI SAFILO CAPITAL INTERNATIONAL: L’OBBLIGAZIONE HIGH YIELD 9,625% – In questo contesto, però, è utile focalizzare l’attenzione più che sul titolo azionario, sul prestito obbligazionario emesso nel 2003 da Safilo Capital International S.A. (controllata lussemburghese di Safilo) con scadenza 2013. Il titolo di debito, con rating Standard & Poor’s B- (ISIN: XS0168632890), ammesso che tale valutazione conti ancora qualcosa visto il discredito che è piombato sulle agenzie di rating dal 2008 in poi, è stato parzialmente rimborsato due volte nell’intento di ridurre drasticamente i costi finanziari della capogruppo e consentire una migliore gestione dei costi finanziari che erano aumentati a dismisura.
Così, nel gennaio del 2006, Safilo rimborsò il 35% del bond lasciando un flottante di 195 milioni. Due anni dopo, poi, nel bel mezzo di una crisi finanziaria senza precedenti in cui Safilo stava per portare i libri in Tribunale, è stato raggiunto un accordo economico con l’olandese HAL Holding per rilevare più della metà del debito in cambio di un ingresso nel capitale sociale con il 37% delle quote azionarie e la maggioranza relativa.

Infine, tre mesi fa è stato effettuato un secondo rimborso anticipato da 60 milioni di euro alla pari attraverso l’utilizzo della linea revolving del finanziamento denominato “senior” con scadenza 2015.
Tali operazioni hanno ridotto il flottante del bond a 135 milioni oltre ai costi finanziari annuali del gruppo migliorando decisamente la redditività dei conti e riportando l’azienda in utile. E’ quindi del tutto evidente che le intenzioni di Safilo sono quelle dell’azzeramento del debito netto complessivo (240 milioni nel primo semestre) entro il 2015, come riportato nel piano industriale, che appare prioritario rispetto alla distribuzione di utili agli azionisti, almeno nel breve periodo, per migliorare ulteriormente la redditività.
Non è escluso, in tal senso, che l’emittente possa rimborsare ulteriormente un’altra tranche del prestito obbligazionario prima della scadenza in concomitanza con l’esercizio del diritto di richiamo anticipato (call) previsto dal prospetto informativo, anche perchè ciò gioverebbe particolarmente ad HAL che detiene il 51% del bond,  o che riesca a rifinanziarsi sul mercato a tassi più bassi in considerazione del miglioramento della posizione finanziaria.
Acquistare, quindi, questo titolo intorno alla pari approfittando dei recenti cali di borsa è un buon investimento con rischi relativamente contenuti alla luce del piano industriale appena approvato e degli ultimi dati economici semestrali che hanno evidenziato un utile di 31,3 milioni (-3,3 nel 2010). Per l’esercizio in corso il gruppo stima vendite nette totali intorno a 1.100 milioni di euro, un margine Ebitda di circa l’11% e un debito netto di gruppo in linea con il risultato ottenuto nel primo semestre dell’anno, intorno a 240 milioni di euro. Mentre per il 2012 si prevedono ricavi in aumento e debito in ulteriore calo, sempre che l’azienda padovana di occhialeria non si faccia sfuggire la licenza con il prestigioso marchio Armani al quale – si apprende da fonti societarie – è già stata avanzata una proposta molto interessante.

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