Rischio default selettivo e nuove proteste, il caos in Libano si aggrava

Swap obbligazionario in vista in Libano per allungare le scadenze e aggirare la crisi di liquidità. Ma le agenzie di rating minacciano il "Selective Default". Governo e banca centrale nel mirino dei manifestanti con nuove proteste.

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Swap obbligazionario in vista in Libano per allungare le scadenze e aggirare la crisi di liquidità. Ma le agenzie di rating minacciano il

Il governatore della banca centrale del Libano, Riad Salameh, ha ricevuto nei giorni scorsi una lettera dal Ministero delle Finanze con cui gli viene chiesto di accettare uno “swap” sulle obbligazioni, scambiando i titoli in possesso con scadenze più lunghe. Immediata la reazione delle agenzie di rating, che hanno minacciato Beirut di declassare il suo debito a “Selective Default”.

S&P valuta il debito dell’economia emergente “CCC”, Fitch “CC” e Moody’s “Caa2”, cioè per tutte e tre le agenzie il giudizio è “spazzatura”. E così, l’istituto ha cercato di correre ai ripari, sostenendo che la richiesta del governo non sarebbe obbligatoria, bensì “facoltativa”. E dal canto suo, il Tesoro ha chiesto al governatore di non ottemperare alla richiesta fino a quando non sarà deciso il da farsi sul bond in scadenza nel marzo di quest’anno.

L’ipotesi di cui si discuterebbe a porte chiuse consisterebbe in uno scambio tra obbligazioni in scadenza nei prossimi mesi con altre già circolanti, come il bond novembre 2029 e cedola 11,50% e il luglio 2035 e cedola 12%. Per marzo serve trovare 1,2 miliardi di dollari per il pagamento dell’obbligazione, che sul mercato secondario quota a meno di 88 centesimi, pur in forte rialzo dai meno di 78 a cui era implosa a novembre. Eppure, il rendimento resta nettamente superiore al 100%, una percentuale compatibile con lo stato di default atteso dai mercati.

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Sulle scadenze più longeve, i rendimenti restano altissimi. Il bond gennaio 2023 e cedola 6% (ISIN: XS0859367194) offre oltre il 33%, mentre quello di novembre 2027 e cedola 6,75% (ISIN: XS0859366899) viaggia in area 45%. Gli investitori non hanno dubbi che il Libano si trovi costretto prima o poi a ristrutturare il suo debito sovrano, pari a oltre il 150% del pil, anche per effetto del collasso economico in corso negli ultimi mesi. Semmai, si chiedono quando verrà avviata e in quali termini, ovvero se riguarderà le scadenze a brevi e/o si procederà a un “haircut”, oppure se ci si limiterà a un allungamento delle scadenze (“roll-over”).

Crisi politica e collasso del cambio

Le banche libanesi deterrebbero circa la metà degli 1,2 miliardi del bond di marzo e si mostrano riluttanti ad accettare lo swap proposto dal governo. E proprio per questo dato, ci s’interroga sull’impatto che l’operazione avrebbe sulle loro detenzioni in valuta estera. Il rischio che corrono gli obbligazionisti delle obbligazioni in scadenza nei prossimi mesi risiede nelle vendite a cui in misura crescente gli istituti si troverebbero costrette a ricorrere per incassare dollari, ma accentuando così il crollo delle quotazioni.

La situazione si complica per via della più grave crisi politica che Beirut vive dalla guerra civile del 1975-1990 e che è stata all’origine del disastro finanziario di queste settimane. Le dimissioni del premier Saad Hariri dopo le imponenti proteste di piazza contro il suo governo, accusato di corruzione, non sono state seguite da una soluzione di compromesso tra le varie etnie religiose, necessario per formare il nuovo esecutivo. Il premier incaricato Hassan Diab, pur essendo sunnita, non beneficia del sostegno delle formazioni che si rifanno alla sua appartenenza religiosa, mentre gode dell’appoggio degli sciiti vicini agli Hezbollah, oltre che di una parte della minoranza cristiana.

Martedì, le proteste sono riprese nella capitale e dinnanzi alla sede della banca centrale, accusata dai manifestanti di strangolare l’economia con politiche sbagliate. Non si sa per quale motivo alcuni di loro siano stati arrestati e condotti in commissariato dalla polizia, innescando nuove proteste e violente, con tanto di lancio di lacrimogeni da parte degli agenti per disperdere la folla e scontri che hanno provocato numerosi feriti. Il clima è reso incandescente dal tracollo finanziario, che si traduce in una corsa ai dollari sul mercato nero. Se il cambio ufficiale resta fissato a poco più di 1.500 lire contro un dollaro, per le strade libanesi si sarebbe arrivati a 2.500, pari a un deprezzamento del 40%. Il deterioramento viene acuito dall’imposizione di limiti ai prelievi di valuta estera dalle banche, perlopiù fissati a 200 dollari a settimana.

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