Rimbalzo dei bond in Ecuador non giustificato, il rischio politico esplode dopo le elezioni

I titoli di stato emessi da Quito hanno registrato un discreto balzo nella giornata di ieri, destinato con ogni probabilità ad essere spazzato via dalle tensioni interne.

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Il rimbalzo dei bond in Ecuador non è giustificato

Quando è stato scrutinato il 99% delle schede, sappiamo con certezza che il primo turno delle elezioni presidenziali in Ecuador è stato vinto dal socialista Andrés Arauz con il 32,6%, mentre su chi lo sfiderà al ballottaggio del prossimo 11 aprile non ne abbiamo ancora la più pallida idea. Il conservatore Guillermo Lasso si attesta al 19,7%, seguito dall’ambientalista Yaku Perez con il 19,5%. I sostenitori di quest’ultimo protestano, dopo che per tre giorni il loro candidato era stato dato in vantaggio e parlano già di “brogli” e invocano un riconteggio. Lo scenario che sta per concretizzarsi è quello di settimane di profonda indecisione sull’identità dello sfidante di Arauz.

Ieri, quando il sorpasso di Lasso su Perez iniziava a prendere forma, i bond dell’Ecuador hanno registrato un balzo. Le obbligazioni in scadenza nel luglio 2030 e con cedola 0,5% (ISIN: XS2214237807) sono risalite dai minimi toccati il giorno prima di 53,31 centesimi, attestandosi a 56,17, cioè segnando +5,36% in una sola seduta. Lo stesso dicasi per i titoli luglio 2035 e luglio 2040, anch’essi con cedola dello 0,5%, saliti rispettivamente del 4,95% a 47,50 centesimi e del 7,45% a 44,23 centesimi.

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L’illusione del ballottaggio

Il mercato sta scommettendo su uno scontro tra Arauz e Lasso, chiaramente con l’auspicio che prevalga il secondo. Il primo è pupillo di Rafael Correa, l’ex presidente in esilio in Belgio dopo una condanna per corruzione. Come il suo mentore, il socialista si mostra contrario alle politiche di austerità fiscale richieste dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) a seguito di un prestito da 6,5 miliardi di dollari stanziato nel 2020 per agevolare la ristrutturazione del debito sovrano, avvenuta su 17,4 miliardi di dollari di titoli di stato.

Lo stesso Lasso si mostra intento a chiedere condizioni migliori all’FMI, ma più che altro per l’ostilità espressa all’aumento delle tasse, mentre per il resto si caratterizza per un programma rassicurante per gli investitori. Ora, se Lasso arrivasse al ballottaggio, le sue probabilità di vittoria resterebbero basse. Non solo Perez con ogni probabilità sosterrà Arauz, più vicino alle sue posizioni ideologiche e specie dopo che si vedrebbe soffiato dal conservatore l’accesso al secondo turno per un pelo, ma anche il quarto arrivato è di sinistra. Xavier Hervas, con oltre il 16% dei consensi ottenuto, è la vera rivelazione di queste elezioni, anche perché disponeva di scarsi mezzi per presentare il suo programma. Il trio Arauz-Perez-Hervas teoricamente possederebbe più dei due terzi dei consensi. Anche mettendo in conto un riposizionamento degli elettori da qui al ballottaggio, appare obiettivamente difficile che Lasso possa rimontare fino a ribaltare quello che ad oggi appare un esito scontato.

Dunque, meglio non farsi illusioni. Il rimbalzo di ieri sui mercati per i bond è stato del tutto ingiustificato. Anzi, il rischio politico cresce anche per effetto di possibili tensioni che si avrebbero da qui ad aprile, a causa dei risultati contestati del primo turno. Non sarà propriamente il clima ideale per portare avanti posizioni pragmatiche sul debito. Arauz ha già promesso non solo di smantellare l’austerità pretesa dall’FMI, ma anche di distribuire 1 miliardo di dollari delle riserve valutarie a 1 milione di famiglie indigenti (1.000 dollari a testa), già nella prima settimana dal suo eventuale insediamento alla presidenza. La storia recente dell’Ecuador non fa ben sperare. Nel 2008, Correa ripudiò il debito accumulato sotto i suoi predecessori, mentre lo scorso anno un terzo di esso è stato rinegoziato con i creditori, ai quali sono state imposte perdite per la seconda volta in appena 12 anni.

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