Riaperto il bond Italcementi 6,125% 2018, rendimenti a picco

Il gruppo cementifero bergamasco di materiali da costruzione ha immesso sul mercato altri 150 milioni di obbligazioni in euro sfruttando il momento favorevole del mercato. Rendimento finale lordo al 4,17%

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Il gruppo cementifero bergamasco di materiali da costruzione ha immesso sul mercato altri 150 milioni di obbligazioni in euro sfruttando il momento favorevole del mercato. Rendimento finale lordo al 4,17%

Italcementi torna a sorpresa sul mercato del debito. Con un’operazione lampo coordinata da un pool di banche (Banca Imi, Bnp Paribas, Cacib, Natixis, UniCredit), il gruppo cementifero bergamasco ha riaperto il book del bond senior unsecured in euro emesso lo scorso 21 Febbraio per 150 milioni, nell’ambito del “Programma Euro Medium Term Notes”, sfruttando il momento favorevole del mercato obbligazionario all’indomani dell’esito positivo delle aste dei titoli di stato che hanno visto i rendimenti scendere ai minimi storici.

 

Obbligazioni Italcementi 6.125% 2018 in dettaglio

 

bond 2020

La nuova obbligazione in euro emessa dalla controllata lussemburghese Italcementi Finance S.A. va quindi ad allargare il flottante di quella già sul mercato lo scorso mese di febbraio da 350 milioni di euro (XS0893201433) – come anche previsto dal regolamento – per ulteriori 150 milioni e pagherà una cedola fissa del 6,125% il 21 febbraio di ogni anno fino al 2018. Unica differenza rispetto atre mesi fa, il prezzo: l’emissione, garantita da Italcementi S.p.A., è stata prezzata a 108,261 per un rendimento a scadenza del 4,169%, corrispondente a 340 punti base sopra il tasso swap di riferimento e oltre il 2% sotto il rendimento offerto in febbraio. Le obbligazioni hanno un rating di Ba2 per Moody’s e BB+ per Standard and Poor’s, sono state riservate esclusivamente ad investitori qualificati e con un taglio minimo di 100.000 euro, e saranno quotate alla Borsa del Lussemburgo. La data di regolamento della sottoscrizione dell’emissione è fissata al 21 maggio. “Siamo soddisfatti dell’operazione di oggi – ha commentato il Direttore Finanziario del Gruppo, Giovanni Maggiora – che completa i nostri piani di emissione per quest’anno ed è parte della strategia di approccio al mercato decisa in febbraio per gestire la volatilità di mercato in questo periodo di incertezza. L’emissione è stata ben accolta con ordini che hanno ecceduto i 400 milioni di euro. Utilizzeremo i proventi per ridurre l’utilizzo di linee di credito bancarie e far fronte alle scadenze dei prossimi mesi, allungando ancora il profilo di vita del nostro debito lordo”. L’operazione – osserva un trader – ha spinto al rialzo anche le quotazioni dell’altro bond Italcementi 6.625% 2020 da 750 milioni di euro che raggiunto il prezzo di 108 andando a comprimere il rendimento lordo a scadenza intorno al 4,35% (vedi grafico).

 

Italcementi, chiude il primo trimestre con utili in calo, pesa la crisi del mercato residenziale

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Il primo trimestre si è chiuso con un calo dei ricavi del 9,3% a 964 milioni di euro circa e una flessione dell’utile netto del 69,9% a 58,47 milioni, che si allarga a un rosso di 78,1 milioni di euro per i soci della controllante. Sui risultati trimestrali hanno pesato la difficile congiuntura del settore delle costruzioni e le cattive condizioni metereologiche (in particolare di marzo) che hanno gravato sui risultati europei e nordamericani. In Italia, in particolare, la flessione della domanda di cemento a 25,5 milioni di tonnellate nel 2012, dagli oltre 46,5 milioni del picco del 2006, ha spinto la società a un riorganizzazione complessiva del proprio apparato produttivo in linea con il “Progetto 2015” annunciato lo scorso dicembre. Nel 2012, infatti, il mercato della casa è crollato ai minimi dal 1985, come emerge da un rapporto Abi-Agenzia delle Entrate diffuso oggi. In totale sono state perse 150mila compravendite con una riduzione del 27,5% rispetto al 2011 per i volumi di scambio delle case di abitazione rivelando altresì che il ciclo delle costruzioni di nuove abitazioni è fermo. Il calo è inferiore nei capoluoghi e maggiore nelle piccole città. A livello territoriale è l’area del Nord-est quella che ha subito il calo più elevato delle compravendite a cui corrisponde una chiusura dei cantieri e quindi della domanda di dementi per l’edilizia.

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