Rendimento Bot 12 mesi vola al 6%

Rendimenti in rialzo e domanda sostenuta per il buono ordinario del Tesoro a 10 anni. Ritorno di interesse dei risparmiatori italiani per i titoli pubblici a scapito dei conti deposito delle banche.

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Rendimenti in rialzo e domanda sostenuta per il buono ordinario del Tesoro a 10 anni. Ritorno di interesse dei risparmiatori italiani per i titoli pubblici a scapito dei conti deposito delle banche.

ASTA BOT 12 MESI, RENDIMENTO ALLE STELLE – 6,087%, il massimo da settembre 1997 e da quando è stato introdotto l’euro. Questo è il rendimento lordo dei Bot a un anno appena emessi da Tesoro. La tanto attesa asta odierna per l’emissione di 5 miliardi di euro, all’indomani dell’ennesimo attacco speculativo all’euro e soprattutto all’Italia, si è conclusa con richieste domestiche pari a quasi 10 miliardi di euro. Il differenziale di rendimento (Spread Btp Bund) del Btp decennale che ha toccato ieri livelli record nei confronti del corrispondente titolo tedesco (bund) ha naturalmente condizionato l’asta facendone lievitare il rendimento che è quasi raddoppiato rispetto al collocamento di Bot del mese scorso. Il Bot a 366 giorni è stato infatti collocato a un prezzo di 94,172. Da notare che con l’asta odierna, il Tesoro ha rifinanziato una scadenza di Bot a 12 mesi più grossa, per sei miliardi di euro, lasciando ben sperare sul continuo calo del fabbisogno dello Stato per i mesi a venire. Si tratta solo di un miliardo di euro in meno – fa notare un operatore di Unicredit – ma che conferma il trend positivo della linea intrapresa dal Ministero dell’Economia nella seconda parte dell’anno. Nei primi dieci mesi del 2011, infatti, il fabbisogno complessivo statale è stato di circa 60,8 miliardi di euro, inferiore di circa 12,3 miliardi rispetto ai 73,06 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno, grazie soprattutto al buon andamento delle entrate fiscali.

TREND INVESTIMENTI: PIU’ BOT E MENO CONTI DEPOSITO PER I RISPARMIATORI

Volendo guardare il lato positivo dell’asta odierna dei Bot, al di là delle preoccupazioni politiche ed economiche, si sta notando un deciso ritorno d’interesse da parte dei piccoli risparmiatori, tradizionalmente affezionati a questo tipo di investimento e che da alcuni anni avevano abbandonato cercando forme di remunerazione più vantaggiose offerte dalle banche, come i conti di deposito, valida alternativa ai titoli pubblici (del resto, fino a poco tempo fa, a comprare Bot ci si rimetteva guardando il tasso d’inflazione). L’esplosione della richiesta di apertura dei Conti deposito presso le banche con interessi che superano il 4% era infatti dettata dall’esigenza delle banche di raccogliere liquidità e per il risparmiatore di spuntare una remunerazione sul capitale investito che non fosse quella infinitesima offerta dai titoli pubblici fino a qualche mese fa. Ora – osserva un analista – si sta cominciando ad assistere al fenomeno inverso: la gente apre meno conti di deposito per parcheggiare la liquidità, e torna a sottoscrivere Bot, come dimostrato dal cresciuto interesse per l’asta odierna, anche perché dal primo gennaio entrerà in vigore il nuovo regime di tassazione sugli interessi maturati che penalizzerà la remunerazione sui conti deposito (20%) rispetto a quella offerta dai Bot (12,5%). La Manovra di ferragosto ha infatti livellato la tassazione al 20% per tutte le cosi dette “rendite finanziarie”, ad esclusione di quelle dei titoli di stato ed equiparati.

Ma non è solo questo il motivo. Tanti ignari risparmiatori – fanno notare da una Sim milanese – corrono in banca ad aprire conti deposito per spuntare più del 4% all’anno di interesse, ma solo dopo si accorgono che per ottenere tale remunerazione il capitale deve rimanere vincolato per un certo periodo di tempo. E se uno volesse disinvestire in anticipo per comprarsi dei Bot, che adesso rendono di più, è costretto a pagare una penale.

RENDIMENTI TITOLI DI STATO NON RIFLETTONO FONDAMENTALI ITALIA

Intanto, sul fronte dei Btp, c’è da assistere a un improvviso rialzo dei rendimenti. La speculazione internazionale ha cavalcato la crisi di governo interna e alcune banche tedesche e francesi hanno alleggerito la loro esposizione sull’Italia. Sono stati venduti a man bassa titoli corti, cioè quelli che solitamente sono meno esposti alla volatilità e che tengono meglio il prezzo, ragion per cui si è assistito a un improvviso balzo dei rendimenti sulle brevi scadenze che hanno superato per un momento i rendimenti di quelle lunghe.

Ad esempio, il Btp 4% 04/2012 rende al momento il 6,70%, mentre il Btp 4% 02/2037 rende il 6,68%. Ovviamente si tratta di dati provvisori, suscettibili di aggiustamenti, ma che sono indicativi più che altro dello stato di panico che si è creato sui mercati. La speculazione – osservano un gestore di fondi del Gruppo Arca – sembra infatti aver orientato la propria attenzione sull’Italia, dopo la chiusura del caso Grecia. “Del resto – prosegue il gestore – stiamo attraversando un’era nuova, in cui basta un click del mouse per colpire a morte a suon di miliardi un’economia in difficoltà e non sono ancora state approntate le dovute regole per regolamentare e arginare questo fenomeno speculativo. La stampa disfattista, poi, ha il compito (sempre con un click) di fare il resto”. Un nuovo test per i buoni poliennali del Tesoro è atteso per il prossimo lunedì quando verranno offerti titoli a cinque anni per un massimo di 3 miliardi di euro.

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