Rendimento del 13% per le obbligazioni Thomas Cook

Molto richieste le obbligazioni del noto tour operator britannico dopo il lancio del piano di ristrutturazione industriale. In 12 mesi i bond hanno raddoppiato di valore

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Thomas Cook sembra aver trovato la strada della rinascita. Il più antico gruppo di viaggi del mondo (1841), dopo essere stato travolto dalla crisi economica europea, che l’ha portato sull’orlo della bancarotta nel 2011, ha avviato una potente riorganizzazione delle proprie attività e mete turistiche per fronteggiare l’impennata delle tasse che hanno colpito gli slot aeroportuali e il caro carburanti facendo già saltare importanti compagnie aeree low cost. Sotto la guida della nuova Ceo Harriet Green da agosto del 2012, sono state riviste molte mete e rotte turistiche di Thomas Cook dopo lo scoppio della “primavera araba” che aveva messo in fermento tutte le destinazioni del Nord Africa e della penisola araba penalizzando fortemente il giro d’affari dell’operatore inglese. Il risultato, infatti, è stato che il volume dei ricavi è sceso del 3% al 30 settembre 2012, a quota 9,49 miliardi di sterline, con una perdita di 590 milioni dopo oneri di ristrutturazione per 80,7 e 369 di svalutazioni del goodwill relativamente alle attività canadesi, francesi e indiane. Il mostruoso debito, però, è stato  ridotto di 103 milioni, del 12% rispetto all’anno precedente, scendendo al netto a quota 788 milioni, grazie alla cessione di attività e all’aumento da 160 milioni a 1 miliardo del margine di liquidità. Il debito di Thomas Cook – osserva un Robert Willinghton di RBS – rimane tuttavia ancora molto elevato e la società fatica a generare utili. Saranno necessari ulteriori cessioni di attivi (in Russia e Francia) e la prosecuzione del piano di ristrutturazione intrapreso dal nuovo Ceo anche perché la ripresa economica è ancora lontana da venire. L’importante rifinanziamento di un pacchetto da 1,4 miliardi di sterline avvenuto lo scorso mese di Maggio con le banche ha dato a Thomas Cook una boccata d’ossigeno per non portare i libri in tribunale concedendo alla compagnia tempo fino al 2015 per rientrare dai debiti.

Una lotta contro il tempo – prosegue Willinghton – che vede la compagnia britannica in trattativa per cedere in leasing 17-19 aerei e focalizzare il business intorno al Regno Unito lasciando alla rivale TUI il redditizio e maturo giro d’affari in Germania.

 

Obbligazioni estere: i bond Thomas Cook in dettaglio

 

Il mercato crede all’energico piano di ristrutturazione del debito intrapreso dal tour operator premiando sia il titolo azionario alla borsa di Londra, salito del 100% in poco più di un mese, sia le obbligazioni che rientrano nel settore high yield. Anche il bond da 400 milioni di euro ha raddoppiato di valore passando da poco più di 40% di inizio anno, all’attuale 85% del valore nominale. Il prestito obbligazionario (Isin XS0504303164) emesso nel 2010, paga una cedola annua del 6,75% e scade il 22 giugno 2015. Ai corsi attuali il bond Thomas Cook Group, trattabile per tagli minimi di 50.000 euro nominali, rende circa il 14% a scadenza. Il prezzo del titolo – secondo Davide Personeni, strategis presso HSCB Global Investment Funds – è abbastanza tirato e il rendimento racchiude ancora un certo rischio per l’investitore poiché la scadenza dell’obbligazione coincide più o meno con la scadenza dei prestiti che Thomas Cook ha rinegoziato con le banche e ne è subordinato. In pratica se la società non riuscirà a restituire i soldi prestati alle banche o a riscadenzare le linee di credito fra due anni e mezzo, anche il bond ne risentirà inevitabilmente. Tutto dipenderà da come il management riuscirà a ridurre il pesante indebitamento nei prossimi trimestri. Il default non è quindi ancora del tutto scongiurato, tant’è che l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha mantenuto alta la guardia attribuendo all’obbligazione il giudizio B- con outlook negativo. Diversa, ma non più di tanto, la situazione per l’altro bond Thomas Cook quotato in sterline. Emesso nel 2010 per 300 milioni (Isin XS0504306001), anch’esso ha raddoppiato di valore nel giro 12 mesi, ma la sua scadenza al giugno 2017 potrebbe metterlo al riparo da eventuali ristrutturazioni forzate a ridosso della data di scadenza del debito bancario.

Motivo per il quale, a fronte di una scadenza più lunga di due anni rispetto al bond in euro, rende il 12,90%.

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