Rendimento BTP 2016 al 6,29%

Buona richiesta per la nuova asta da 3 miliardi di buoni poliennali del tesoro 4,75% ma rendimenti in rialzo rispetto al mese scorso. I mercati mantengono un atteggiamento prudente prima di dare piena fiducia al nuovo governo Monti che punta a tagliare drasticamente la spesa pubblica

di , pubblicato il
Buona richiesta per la nuova asta da 3 miliardi di buoni poliennali del tesoro 4,75% ma rendimenti in rialzo rispetto al mese scorso. I mercati mantengono un atteggiamento prudente prima di dare piena fiducia al nuovo governo Monti che punta a tagliare drasticamente la spesa pubblica

LA PRIMA ASTA DEI BTP DOPO L’INCARICO A MARIO MONTI – C’era molta attesa oggi per l’asta dei BTP del Ministero dell’Economia all’indomani dell’incarico affidato dal Quirinale al professore Mario Monti per formare un nuovo governo di tecnici ed esperti col compito di traghettare l’Italia fuori dalla crisi finanziaria. L’esecutivo in formazione, infatti, dovrà restituire credibilità sul piano internazionale ai mercati e allontanare, almeno nel breve periodo, gli attacchi speculativi all’euro e all’Italia nel tentativo di ridare vigore e dignità a un paese martoriato dagli attacchi speculativi degli ultimi sei mesi. Un sentiment positivo che era già stato percepito dai mercati venerdì scorso quando il nome di Monti aveva cominciato a circolare con insistenza fra gli schieramenti politici dopo la nomina a senatore a vita da parte del Capo dello Stato. Per effetto, il differenziale di rendimento fra i titoli di stato decennali italiani e tedeschi (Spread Btp Bund) era sceso sotto i 500 punti base facendo risalire le quotazioni delle obbligazioni statali italiane e le speranze di una decisa svolta verso l’uscita dalla crisi. L’asta odierna, al di là degli aspetti tecnici e contabili del Tesoro, fungeva quindi da termometro indicatore per i marcati che tenevano a battesimo il nascente governo Monti. Le attenzioni degli operatori finanziari europei e di quelli americani si sono infatti focalizzate su questo momento importante e decisivo per il proseguimento delle riforme che nei prossimi anni dovranno necessariamente ridimensionare il terzo debito pubblico più grande al mondo.

 

BTP 5 ANNI: RENDIMENTO ASTA ODIERNA – Il Tesoro ha assegnato in mattinata nuovi BTP 2016 a tasso fisso del 4,75% (Isin: IT0004761950) per 3 miliardi di euro con scadenza quinquennale al prezzo di 94,03 offrendo così un rendimento del 6,29% a scadenza, il record dal 1997, proprio come era accaduto per l’assegnazione dei Bot a un anno la scorsa settimana. Nell’ultima asta analoga, che risale a ottobre, il tasso era stato fissato al 5,32%, quindi – osserva un operatore – è andata peggio, ma il rendimento è comunque visto in calo rispetto a qualche giorno fa. Lo spread col bund tedesco si è attestato intorno ai 460 punti base, 100 punti sotto il massimo della scorsa settimana e tutti i BTP sul secondario ne hanno beneficiato risalendo di prezzo  rispetto ai valori minimi raggiunti la scorsa settimana a causa di vendite massicce provenienti dall’estero. Il quantitativo messo in asta oggi era di massimo 3 miliardi di euro, ma date le forti richieste (4,4 miliardi) il tesoro ha deciso di collocare tutta l’offerta.  Poca roba, comunque, rispetto allo stock di debito pubblico che dovrà essere rinnovato entro il prossimo anno, ma molto indicativo per quella che dovrebbe essere la fiducia che i mercati accorderanno all’Italia da adesso in avanti. Entro il mese di aprile dovranno essere infatti rinnovati titoli pubblici in scadenza per un ammontare di 200 miliardi di euro, la fetta più grossa di debito pubblico italiano e il rischio potrebbe derivare dal fatto che molte banche straniere, che ne detengono una grossa fetta, non siano più disposte a sottoscriverlo per intero costringendo così gli istituti di credito italiani ad acquistarlo oltre misura.

Già si è visto quanto Francia e Germania avessero alleggerito negli ultimi mesi la loro esposizione verso l’Italia, inviando un segnale allarmante alla classe politica su cui si stava perdendo la fiducia.

 

PROGRAMMA MARIO MONTI: ABOLIZIONE PENSIONI ANZIANITA’ E RITORNO ICI PRIMA CASA – Per l’immediato futuro, quindi, sarà centrale il programma del governo tecnico del nuovo premier Monti, europeista convinto, autorevole e stimata personalità di spicco a livello internazionale. Da lui i partner europei si aspettano incisive riforme in grado di tagliare drasticamente la spesa e gli sprechi che in Italia si sono alimentati e moltiplicati a dismisura negli anni. Anche se un programma di riforme non è ancora stato presentato, già si stanno cominciando a delineare gli obiettivi primari da colpire. Molto probabilmente le pensioni di anzianità saranno in qualche modo eliminate, così come verranno drasticamente ridimensionati i costi della politica e della pubblica amministrazione andando a toccare privilegi consolidati nel tempo da lobby, partiti e sindacati, in linea con quanto chiesto dalla UE all’Italia già lo scorso mese di agosto. Sul fronte delle entrate, molto è già stato fatto dal precedente governo Berlusconi, ma non è escluso un ritorno dell’ICI sulla prima casa per portare nelle casse dell’erario 3,5 miliardi all’anno in più già a partire dal 2012 e un’imposta patrimoniale spalmata su due o tre anni sopra una certa soglia di consistenza (1-1,5 milioni) per privati e società.

Si ipotizza anche un innalzamento delle aliquote Irpef per i redditi più alti e un ulteriore aumento delle accise sui carburanti. La stretta sull’uso del contante, infine, servirà a combattere ulteriormente l’evasione fiscale.

 

LA TASSA PATRIMONIALE METTE IN FUGA I RISPARMIATORI – Di fronte a questo repentino cambiamento di rotta, molti non dormono sonni tranquilli. Lo spauracchio della patrimoniale e di un prelievo forzato sui conti correnti, come sta facendo Equitalia per recuperare forzatamente gli insoluti, stanno alimentando le preoccupazioni di molti risparmiatori italiani che, memori di quanto accaduto nel ’92 col governo Amato, corrono in banca a prelevare contanti da mettere in cassaforte o da portare all’estero, soprattutto nella vicina Svizzera. Al punto che un operatore presso una banca di Lugano ha osservato che in questo periodo ci sono più code agli sportelli delle banche che nei supermercati a fare la spesa. Sono infatti molti gli italiani che depositano somme, anche piccole presso banche ticinesi, prelevandoli frettolosamente dalle banche italiane per timore della tagliola del fisco che già con la manovra estiva ha introdotto il “superbollo” sui depositi.

Il fenomeno rischia di allargarsi – spiega un dirigente di Intesa San Paolo a Milano – poiché i telegiornali e i giornali non fanno altro che allarmare la gente creando di fatto ulteriore difficoltà per il sistema creditizio. Le piccole banche rischiano infatti di trovarsi in crisi di liquidità – prosegue il dirigente – mentre quelle medie e grandi sono costrette a fronteggiare corposi aumenti di capitale, non solo per rispettare rigidi requisiti patrimoniali imposti da Basilea 3, ma anche per mantenere un adeguato livello di liquidità per sostenere gli impieghi. A mio giudizio – conclude il funzionario di banca – i conti correnti non verranno toccati perchè scoppierebbe una rivolta popolare che metterebbe veramente in fuga i risparmiatori e il sistema rischierebbe di implodere su se stesso in un momento in cui ci sarebbe bisogno di riempire i forzieri delle banche.

 

Argomenti: ,