Rendimenti USA in caduta libera, ma è “divorzio” tra high yield e investment grade

Rally per il mercato obbligazionario americano sui timori per l'economia USA. E se i rendimenti sovrani si schiantano, a maggio non può dirsi lo stesso per tutto il comparto corporate.

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Rally per il mercato obbligazionario americano sui timori per l'economia USA. E se i rendimenti sovrani si schiantano, a maggio non può dirsi lo stesso per tutto il comparto corporate.

Sono in caduta libera i rendimenti obbligazionari americani. I titoli governativi sono crollati al 2,16% per la scadenza a 10 anni, quelli a 2 anni sono scesi sotto il 2%, perdendo entrambi sui 40 punti base (0,40%) solamente nelle ultime 5 settimane. Rispetto agli apici toccati nel novembre scorso, i primi offrono oggi quasi l’1,10% e i secondi lo 0,95% in meno. Non era immaginabile che sarebbe accaduto fino a pochi mesi fa e in pochi avrebbero scommesso su una caduta così rapida e marcata allo stesso tempo. A guidare i cali è stato il cambio ufficiale di policy della Federal Reserve, che a gennaio ha confermato che non alzerà i tassi per tutto quest’anno. Fino agli inizi dello scorso ottobre, era stato lo stesso governatore Jerome Powell a segnalare l’intenzione di alzarli ancora per diverse volte e fino a portarli a poco oltre il 3%.

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L’economia americana continua a crescere a ritmi più che soddisfacenti, anche se la maturità del ciclo economico, in espansione da oltre 10 anni, aumenta le probabilità attese di una recessione da qui al medio termine. Sta di fatto che l’inflazione resta sotto il target del 2% e le aspettative continuerebbero a “raffreddarsi”, stando al breakeven tra rendimenti sovrani quinquennali del Treasury a cedola fissa e quelli dell’omologo con cedola legata ai prezzi. Al momento, si attesta all’1,57%, 30 bp in meno in 5 settimane e ai minimi da inizio anno.

Non aiuta certo a sostenere le aspettative d’inflazione il recente tracollo delle quotazioni del petrolio. Il Brent vale ora 65 dollari al barile, quasi 10 in più del Wti americano, in calo di oltre il 10% in appena due settimane.

Sappiamo che il greggio impatta sull’inflazione e così come la sua corsa sui mercati nel corso dello scorso anno aveva fatto rialzare la testa ai prezzi presso le economie importatrici, il suo crollo nell’ultimo trimestre del 2018 ne aveva provocato una brusca frenata. E il greggio risente negativamente del clima incandescente tra USA e Cina, ai ferri corti nel pieno delle trattative commerciali per giungere a un accordo, che dopo il caso Huawei Pechino ha segnalato poche ore fa essersi allontanato.

Il divorzio tra high yield e investment grade

Se i rendimenti dei Treasuries sono da mesi in ritirata e ingranano con maggiore fervore la retromarcia nelle ultime settimane è per la previsione sempre più diffusa di un taglio dei tassi da parte della Fed entro i primi dell’anno prossimo, stimato ormai dagli investitori con probabilità del 94%. E se ci si aspetta un allentamento monetario, di certo è perché s’intravedono nubi all’orizzonte sulla crescita della prima economia mondiale. Questo si riflette sul mercato corporate, il cui andamento a maggio si mostra differenziato, a seconda che parliamo di obbligazioni “investment grade” o “high yield”.

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Questi ultimi hanno visto salire il rendimento medio nel mese di ben lo 0,37% al 6,45%, mentre i bond con rating “BBB” hanno registrato una discesa dello 0,08% al 3,90% e quelli “AAA” dello 0,14% al 3,07%. Questo significa che gli spread tra i due comparti si sono allargati in favore dei titoli più sicuri e anche all’interno dell’IG si è vissuto uno spostamento dei capitali in favore dei bond più solidi. E’ la riprova che il mercato teme una recessione in vista, che se arrivasse farebbe più male alle società con scarsa affidabilità creditizia. Insomma, le strade sembrano separarsi tra HY e IG e quanto più velocemente e marcatamente ciò dovesse continuare ad accadere, tanto peggiore sarebbe il segnale per il mercato nel suo complesso, mentre con ogni probabilità la crescente avversione al rischio abbasserebbe ulteriormente i rendimenti sovrani.

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