Rendimenti turchi ai massimi da un mese e mezzo, in attesa del nuovo maxi-rialzo dei tassi

Atteso un nuovo maxi-aumento del costo del denaro in Turchia, dove il mercato pretende risposte credibili contro l'alta inflazione.

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Attesa per il rialzo dei tassi in Turchia

Dopodomani, la banca centrale turca si riunirà per l’ultima volta in questo 2020 per decidere se alzare o meno i tassi. Gli analisti sembrano concordi nel ritenere che vi sarà una nuova stretta monetaria e mediamente che i tassi d’interesse verranno alzati al 16,50% dal 15% a cui sono stati portati al board di novembre. Allora, il neo-governatore Naci Agbal optò per una stretta vigorosa, pari a +475 punti base. La mossa è servita per segnalare ai mercati finanziari la volontà credibile di combattere l’inflazione e stabilizzare il tasso di cambio. Dal suo insediamento, la lira turca ha guadagnato il 10%, scendendo a 7,66 contro il dollaro. Il 6 novembre scorso, aveva toccato il punto di massima debolezza a un cambio di 8,52.

I rendimenti delle obbligazioni di stato si sono portati, invece, ai massimi dalla prima decade di novembre. La scadenza a 2 anni offre oggi il 14,71%, quella a 10 anni il 12,99%. Siamo rispettivamente a +161 e +142 punti base dai livelli minimi toccati il 19 novembre scorso, data in cui vennero alzati i tassi. Già dall’esordio alla guida dell’istituto, Agbal sapeva che la stretta sui tassi non sarebbe finita con novembre, ma probabilmente sperava in un dato sull’inflazione meno elevato per il mese scorso, quando l’indice dei prezzi è salito del 14% annuale. Le stime erano per un’accelerazione fino al 12,60%.

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Credibilità sui tassi fattore critico

Adesso, i tassi reali sono di appena 100 punti base, troppo poco per un mercato che deve dimostrare di voler contenere l’inflazione dopo anni di politica monetaria erratica e strette rimangiate alla prima critica pubblica del presidente Erdogan, timoroso per l’impatto che i tassi alti avrebbero sull’economia turca.

Se l’inflazione avesse raggiunto il picco e i tassi verranno alzati al 16,50%, questi risulterebbero di almeno 250 punti base sopra e con il trascorrere dei mesi il margine reale si amplierebbe, rafforzando la lira e innescando un circolo virtuoso con l’inflazione e gli stessi tassi. A un certo punto nel 2021, potrebbero essere riabbassati, pur evitando di commettere lo stesso errore del 2019-2020, quando l’allentamento monetario avvenne troppo velocemente e in barba ai fondamentali macro.

Alla Turchia serve che il cambio di stabilizzi, più che si rafforzi, per beneficiare del ritorno dei capitali esteri. Al momento, gli investitori restano alla finestra proprio per l’impossibilità di scontare con precisione le perdite che verrebbero accusate per mezzo dell’indebolimento della lira. Rendimenti al 13-14% non allettano, visto che solo quest’anno la lira ha perso oltre il 22% contro il dollaro. Peraltro, fino a quando la banca centrale non riuscirà a centrare il target d’inflazione del 5%, rimarrà poco credibile negli annunci. Si consideri che l’inflazione è assente in questa fase nella stragrande maggioranza delle economie mondiali, anche grazie al tracollo dei prezzi delle materie prime. E la Turchia, che da importatrice di circa l’80% dell’energia consumata dovrebbe beneficiare del mini-barile, figura tra le poche a dover combattere contro un’inflazione così alta. E in 16 mesi si sono avvicendati tre governatori, altro aspetto che non rasserena il mercato.

Come ha fatto la lira turca a perdere l’80% in 10 anni e come andrà nel 2021?

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