Rendimenti svizzeri negativi? Ecco come dimezzare l’orizzonte temporale in perdita

I bond in franchi svizzeri rendono sottozero fino alle lunghissime scadenze, ma i costi possono essere ridotti ricorrendo a uno stratagemma finanziario. E dai 10 anni insù si otterrebbero rendimenti positivi.

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I bond in franchi svizzeri rendono sottozero fino alle lunghissime scadenze, ma i costi possono essere ridotti ricorrendo a uno stratagemma finanziario. E dai 10 anni insù si otterrebbero rendimenti positivi.

Cosa ci sarebbe di peggio che acquistare bond con rendimenti negativi? Di fatto, significa avere la certezza di ottenere alla scadenza un capitale inferiore all’investimento, anche dopo avere considerato il flusso di cedole incassato. Le obbligazioni sovrane svizzere sarebbero, da questo punto di vista, le peggiori in assoluto.

Rendono sottozero fino ai 20 anni e non offrono nemmeno lo 0,10% per la scadenza a 50 anni. In sostanza, se investi in un bond di durata residua pari a mezzo secolo, otterrai complessivamente appena il 4% lordo. Cifre ridicole, che danno il senso della fase straordinariamente anomala che viviamo sui mercati finanziari.

Tuttavia, esiste la possibilità di investire nei bond in franchi svizzeri e di ridurre subito i loro rendimenti negativi. Come? Non si tratta di una magia, quanto di un espediente frutto dell’ingegneria finanziaria. Sappiamo che la differenza di rendimento tra due bond denominati in valute diverse riflette aspettative di cambio rialziste per la valuta con rendimenti inferiori. Sin qui, nulla di nuovo. Il nuovo passo che oggi compiamo consiste nell’introdurvi i contratti “forward”, che consistono nel pattuire il pagamento di un asset sottostante a un dato prezzo e a una certa scadenza.

Contratti futures, cosa sono e differenze con forward

Come funzionano i contratti “forward”

Questi contratti vigono anche con riferimento ai tassi di cambio. Oggi, ad esempio, i “forward” euro/franchi svizzeri a 12 mesi si attestano a -45,24 punti base, cioè l’euro è atteso in calo da qui a un anno contro la valuta elvetica dello 0,45%. Se acquisti un bond elvetico a 12 mesi, esso offrirà un rendimento del -0,65%. Tuttavia, proteggendo l’investimento sul fronte valutario, venderai il forward in franchi svizzeri allo 0,45% in più rispetto al tasso di cambio spot, cioè quello vigente oggi. In un certo senso, è come se ottenessi lo 0,45% in più di rendimento, che sommato al -0,65% esiterebbe un effettivo -0,20%, ancora sempre negativo, però.

Spostandoci sulle scadenze più lunghe, il discorso non cambia fino alla scadenza decennale: un bond svizzero a 5 anni rende il -0,86% e proteggendolo attraverso il contratto forward, otterremmo ricavi del 2,63% in più lungo l’arco temporale dell’investimento, cioè dello 0,525% all’anno, per cui il rendimento effettivo alla scadenza sarà stato del -0,34%.

Al contrario, un decennale elvetico si aggira al -0,52%, mentre il forward a 10 anni eur/chf a circa il -6% per un rendimento effettivo annuale appena positivo.

A conti fatti, se si volesse speculare sulle prospettive rialziste dei bond svizzeri, nonché sul super franco, al contempo riparandosi in un cosiddetto porto sicuro, converrebbe acquistare titoli sovrani con scadenza non inferiore ai 10 anni per cercare di non rimetterci il capitale. Peccato solo che per i forward eur/chf, proprio i contratti decennali siano i più longevi, mentre chi investe in dollari ha la possibilità di scommettere fino a 20 anni, ottenendo sempre, però, rendimenti effettivi alla scadenza inferiori a quelli esitati dai Treasuries. In sintesi, l’“hedging” valutario ci consentirebbe di ridurre almeno le perdite accusate per via dei rendimenti negativi della Svizzera, dimezzando l’orizzonte temporale entro cui questi permangono, al netto dell’effetto cambio.

Perché la scommessa sui bond in franchi svizzeri può risultare vincente con il taglio dei tassi

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