Rendimenti sopra il 20% prendendosi seri rischi, ecco quanto hanno fruttato i bond appestati d’Europa

I "sirtaki" bond sono stati valutati carta straccia negli ultimi 10 anni, ma chi ha creduto alla permanenza della Grecia nell'euro ha portato a casa risultati straordinariamente positivi.

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Giorni clou per la Grecia, che domenica 7 luglio rinnova il Parlamento con qualche mese di anticipo. Stando ai sondaggi, per la sinistra radicale del premier Alexis Tsipras (SYRIZA) non ci sarebbe niente da fare. Nuova Democrazia vincerebbe nettamente con 10 punti di distacco.

Il mercato scommette da settimane su questo risultato, intravedendovi una distensione nei rapporti tra Atene e Bruxelles e la conduzione di una politica economica più “business friendly”. E così, i rendimenti a 10 anni del bond sovrano sono crollati dal 4,4% di inizio anno al 2,48% attuale, toccando il minimo storico.

Tutta la curva delle scadenze in Grecia si è sgonfiata negli ultimi mesi, consentendo al paese di emettere debito a medio-lunga scadenza e ampliando così quei cuscinetti di liquidità più che sufficienti a tenerlo al riparo da possibili tensioni finanziarie per i prossimi due anni e mezzo almeno. Lo spread con i Bund sulla scadenza decennale è precipitato a 280 punti base, quanto quello italiano di un mese fa. Oltre alle aspettative politiche, giocano un ruolo centrale anche quelle monetarie ultra-accomodanti riguardo la BCE, intenzionata a tagliare ancora i tassi, mentre nel caso di riattivazione del “quantitative easing”, per Atene i benefici sarebbero indiretti, non potendo l’istituto acquistare ancora i suoi bond, valutati “spazzatura” da tutte le agenzie di rating.

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Rendimenti anche superiori al 20% dal 2014

Se oggi sembra scontato dare credito ai titoli ellenici, non è stato così fino a poco tempo addietro. Volendo scartare il difficilissimo biennio 2012-’13, ovvero i mesi immediatamente successivi alla ristrutturazione dei bond posseduti ai creditori privati, ci siamo concentrati a partire dal 2014. Il decennale offriva oltre l’8% all’inizio di quell’anno, quando prezzava ancora appena sotto 60. Da allora, si è apprezzato di oltre il 90% e chi lo avesse acquistato, oggi si sarebbe portato a casa un rendimento annuo medio di oltre il 19%, considerando anche la cedola del 3,875%. Se l’acquisto fosse avvenuto ai maggiori prezzi di 5 anni fa esatti, il rendimento medio risulterebbe sceso a un, comunque ottimo, 13,5%.

E passiamo alla scadenza dei 15 anni. Nel 2014, trattavasi di un ventennale. Allora, il rendimento oscillava tra il 6,5% e il 7%, mentre oggi non arriva al 3%. Il solo apprezzamento del bond avrebbe fatto guadagnare all’investitore il 65% dal giugno 2014, ma ben il 108% dal gennaio dello stesso anno. Considerando anche la cedola, il rendimento medio annuo sarebbe stato rispettivamente superiore al 16% e del 21,5%. Infine, l’attuale scadenza a 25 anni e che nel 2014 era un trentennale: + 110% in 5 anni, +136% da gennaio 2014, pari a un rendimento complessivo di oltre il 22% e il 23% rispettivamente. Sarebbero numeri fuori dall’ordinario in ogni caso, ma che appaiono ancora più eclatanti, tenuto conto dei rendimenti azzerati o anche negativi di questi anni.

Il rischio corso non è stato basso, se si pensa che nel 2015 la Grecia davvero sfiorò l’uscita dall’euro e il default. Facile parlare a posteriori, ma mettetevi nei panni di un investitore nelle settimane in cui vennero introdotti controlli sui capitali, i bancomat delle banche funzionavano limitatamente e il referendum convocato in fretta e furia aveva bocciato l’accordo tra Atene e Bruxelles sul terzo salvataggio internazionale. E aggiungiamo la scarsissima liquidità dei bond ellenici, complessivamente pari a una sessantina di miliardi di euro, quasi tutti in mano alle stesse banche della Grecia, le uniche vere vincitrici della scommessa “forzata” a cui sono state costrette negli anni passati. Il comparto retail non festeggia il boom dei prezzi di questi mesi, semplicemente perché di bond non ne possiede.

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