L’appeal dei BTp aumenta dopo gli ultimi dati sull’inflazione

I rendimenti reali italiani risultano relativamente ancora più alti nell'Eurozona. Difficile non inserire i nostri bond in portafoglio.

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Rendimenti italiani reali sempre più alti

Accelera l’inflazione a maggio nell’Eurozona, ma lo fa in misura assai diversa tra stato e stato. In Germania, l’indice dei prezzi al consumo è salito del 2,5% annuo (+0,5% su aprile) dal 2% del mese precedente. Più contenuto il rialzo in Italia, dove è passato dall’1,1% all’1,3%. E alla luce di questi ultimi dati, i rendimenti italiani stanno diventando sempre più appetibili per essere ignorati dal mercato.

Proseguendo la disamina sui prezzi, notiamo che tra le grandi economie siamo quella con il più basso tasso di crescita tendenziale. In Francia, l’indice segna per questo mese +1,4%, mentre in Spagna passa da +2,2% a +2,7%. In Grecia, invece, il dato disponibile risale ancora ad aprile, quando era del -0,3%. Se guardiamo ai rendimenti italiani a 10 anni in termini reali, otteniamo che oggi come oggi essi siano del -0,4%. Infatti, allo 0,90% del rendimento nominale si deve sottrarre l’1,3% d’inflazione.

Certo, il dato è negativo, ma cosa dire degli altri bond? In Germania, dove il Bund a 10 anni offre ancora il -0,18%, il rendimento reale decennale risulta del -2,7%. Nella stessa Spagna, con il Bonos allo 0,47% stamane, si sale solamente al -2,2%. Questo significa che lo spread reale tra Italia e Spagna sia ben più alto di quello che siamo abituati a vedere tutti i giorni sugli schermi di Reuters e riportato dalle principali testate. Al momento, si attesta in area 230 punti, più che doppio rispetto a quello nominale. Lo stesso spread con la Spagna diventa a dir poco sostenibile: 190.

Rendimenti italiani sempre più alti

Da cosa dipende questa divaricazione così forte? Senz’altro, incide il rischio sovrano percepito. I cds a 5 anni costano oltre 80 punti base per l’Italia e meno di 35 per la Spagna.

A fine 2020, erano rispettivamente a 98 e 44. Dunque, registriamo una discesa, nonché un restringimento delle distanze tra i due stati di circa una decina di punti. E qui viene in soccorso l’effetto Draghi. La figura del premier rassicura i mercati e comprime i rendimenti italiani più di quanto non avverrebbe in sua assenza.

Ma lo spread BTp-Bund reale a inizio anno era nell’ordine dei 100 punti base. In appena 5 mesi, si è impennato di quasi due volte e mezza. Come mai? La reflazione non è un evento simmetrico per l’Eurozona. Essa comporta conseguenze diverse tra le economie dell’area, a seconda del grado di indebitamento e di crescita attesa del PIL. Poiché l’Italia è oberata da un altissimo debito pubblico, lo spettro di un rialzo dei tassi meno lontano di quanto previsto qualche mese fa aumenta il rischio sovrano. Peraltro, dalle stime europee risulta che la nostra economia tornerà ai livelli pre-Covid più tardi delle altre, mentre ancora deve recuperare le perdite accusate a seguito della crisi finanziaria mondiale del 2008-’09, seguita da quella dei debiti sovrani.

Tuttavia, la stessa BCE ha rassicurato che manterrà la politica monetaria accomodante a lungo, allentando le tensioni sui mercati obbligazionari nelle ultime due settimane. Per questo, il rischio sovrano effettivo sembra più basso di quello percepito e, dunque, non è improbabile che, a un certo punto, gli investitori tornino a rivolgere lo sguardo ai nostri BTp, dati i rendimenti italiani così relativamente elevati.

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