Rendimenti italiani in calo lungo la curva, è arrivata una buona notizia dalla Germania

La sentenza costituzionale tedesca sul QE della BCE ha rinvigorito i BTp. Quotazioni in rialzo lungo le scadenze.

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Rendimenti italiani in calo

E’ stata una seduta positiva quella odierna per i BTp. I rendimenti italiani sono diminuiti lungo la curva delle scadenze. Il bond a 10 anni è sceso dall’1,11% all’1,08%. Sul tratto trentennale siamo passati dal 2,11% al 2,08%. Benefici anche per il tratto più breve: dal -0,20% al -0,22% il biennale.

In effetti, in queste ore è arrivata una notizia positiva dalla Germania. La Corte Costituzionale tedesca ha respinto il ricorso contro il “quantitative easing (QE) presentato da due esponenti politici tedeschi della BCE. In sintesi, i giudici riconoscono che governo federale e Bundestag abbiano avallato gli stimoli monetari decisi da Francoforte nel 2015. A capo del board vi era allora Mario Draghi.

Non che serpeggiassero molti dubbi circa l’esito della sentenza, ma almeno è venuto meno un elemento di incertezza circa gli acquisti dei bond nell’Eurozona. I rendimenti italiani sono diminuiti proprio in virtù del minore rischio di sospensione del programma nel breve periodo. Attenzione, stiamo facendo riferimento al QE da 20 miliardi di euro al mese. Il PEPP, invece, non è stato toccato dalla sentenza. Contro di esso pende un secondo ricorso a Karlsruhe, ma la sentenza potrebbe arrivare tra un paio di anni, cioè dopo che il programma emergenziale sarà cessato.

Il QE si mostra dalle condizioni più rigide rispetto al PEPP. Anzitutto, sotto di esso la BCE non può acquistare titoli con rating “non investment grade”. Pertanto, i bond greci restano esclusi. Inoltre, gli acquisti devono essere effettuati in proporzione al peso economico degli stati dell’Eurozona. Questa soluzione limita al “capital key” dell’Italia la quantità di BTp che Francoforte può acquistare anche nel caso di forte rialzo dei rendimenti italiani, magari a seguito di vendite speculative.

D’altronde, il QE formalmente è stato pensato per centrare il target d’inflazione, non per sostenere gli stati indebitati. Il PEPP da 1.850 miliardi durerà fino al marzo 2022, salvo (ad oggi) improbabili estensioni. L’istituto si è impegnato altresì a reinvestire i proventi fino a un anno dopo. Grazie a questo programma, i rendimenti italiani sono fortemente diminuiti nell’ultimo anno, malgrado le emissioni record del Tesoro. Negli ultimi tre mesi, però, i primi accenni di reflazione con la ripresa economica stanno spronando gli obbligazionisti a vendere. E così, i BTp si sono deprezzati lungo la curva. La scadenza a 10 anni offriva meno dello 0,50% all’insediamento di Draghi al governo, mentre oggi si attestano in area 1,10%.

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