Rendimenti in Grecia in forte rialzo sulle tensioni tra governo Tsipras e creditori

In forse la terza emissione a medio-lungo termine in Grecia, dopo che i rendimenti dei bond sono tornati a salire sulle tensioni con i creditori, che minacciano sanzioni al governo Tsipras.

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In forse la terza emissione a medio-lungo termine in Grecia, dopo che i rendimenti dei bond sono tornati a salire sulle tensioni con i creditori, che minacciano sanzioni al governo Tsipras.

La terza emissione a medio-lungo termine dell’anno e che era stata informalmente annunciata per il mese di giugno appare in forse. La Grecia dovrebbe raccogliere capitali per altri 2,5 miliardi di euro, attraverso un bond a 7 anni, dopo che già ne ha incassati 5 con un bond a 5 e un secondo a 10 anni, approfittando del crollo dei rendimenti sovrani, scesi ai minimi dal 2005, con il decennale a offrire a metà aprile scorso fino al 3,27%.

Tuttavia, adesso il collocamento sarebbe in stand-by, data la netta risalita dei rendimenti, con i decennali oggi al 3,57% e i quinquennali al 2,48%. Se fino a pochi giorni fa, era prevedibile che il settennale si attestasse in area 2,80%, ora non sarebbe a meno del 2,90%, al netto del premio eventualmente offerto dal Tesoro agli istituzionali rispetto al rendimento esitato sul mercato secondario, così com’è avvenuto con i precedenti due bond.

Rating Grecia promosso, verso terza emissione sovrana del 2019

Che cosa sta succedendo? Il governo Tsipras ha abbassato il target per il surplus primario per il prossimo triennio dal 3,5% al 2,5% del pil. I minori risparmi verrebbero utilizzati per congelare la soglia di esenzione fiscale sui redditi delle persone fisiche e per abbassare l’IVA, oltre che per stanziare nuove risorse in favore dei pensionati, duramente colpiti dai tagli dell’ultimo decennio. Il ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos, ha cercato di rassicurare i creditori pubblici europei con l’accantonamento di un fondo da 5,5 miliardi di euro, ritagliato all’interno dei 22 miliardi ad oggi rimasti inutilizzati degli aiuti stanziati nel 2015 con il terzo “bailout” da 86 miliardi.

Dunque, i 3 punti percentuali in meno rispetto al pil di risparmi fiscali verrebbero coperti da stanziamenti di pari importo. Ai creditori, però, l’idea non piace e da Bruxelles hanno fatto sapere che l’abbassamento del target costituisce una violazione degli accordi presi 4 anni fa. Per questo, minacciano sanzioni contro Atene, che prenderebbero la forma di un congelamento degli interessi maturati dalla BCE sui bond ellenici detenuti e che i governi dell’Eurozona si sono impegnati a restituire al governo greco in segno di solidarietà fattiva.

Stando ai calcoli di Ekathimerini, questi ammonterebbero complessivamente a 7 miliardi. Non sarebbero una somma sufficiente a scalfire la robustezza delle finanze statali, ma la sanzione lancerebbe un cattivo segnale ai creditori privati, che in effetti stanno reagendo piuttosto negativamente alle tensioni di questi giorni.

La campagna elettorale sarà lunga

Il premier Alexis Tsipras punta a rinvigorire il consenso di SYRIZA, il cartello della sinistra radicale al governo da 4 anni, a ridosso delle elezioni europee, amministrative e quelle politiche di ottobre. Stando ai sondaggi, sarebbe indietro di una decina di punti percentuali rispetto alla formazione conservatrice Nuova Democrazia, il cui leader Kyriakos Mitsotakis propone anch’egli di abbassare il target per l’avanzo primario al 2,5%, ma per favorire il taglio delle tasse, così da sostenere la ripresa economica. Proprio le prospettive di vittoria del centro-destra hanno contribuito in misura determinante a ridurre i rendimenti in Grecia negli ultimi mesi, i quali restano bassi anche dopo la risalita di questi giorni, pur ai livelli più alti di tutto il mondo avanzato.

Perché la Grecia ha emesso un bond a un terzo del suo rendimento di mercato?

Ad aprile, il governo aveva raggiunto un’intesa con il Fondo Monetario Internazionale per restituire in anticipo 3,7 dei 9,3 miliardi di aiuti residui, su cui maturano annualmente interessi superiori al 5,13%, che si confrontano con l’attuale meno del 3,6% registrati dal decennale e l’1,4% sui prestiti dell’Eurozona. In una nota di qualche giorno fa, Moody’s ha definito “credit positive” tale accordo, che consentirà ad Atene di risparmiare 150 milioni all’anno di interessi, pari a quasi lo 0,1% del pil, nonché di allungare le scadenze del debito pubblico. Le tensioni con i creditori stanno intorbidendo il clima sui mercati ed è alto il rischio che da qui ad ottobre la situazione non migliori significativamente per via della lunga campagna elettorale.

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