Rendimenti delle obbligazioni troppo scarsi? Ecco emissioni generose e a rischio sovrano zero

I tassi a zero nel mondo avanzato alimentano la fame di rendimento tra gli investitori. Ecco alcune emissioni a rischio nullo sul fronte sovrano e che staccano cedole molto generose.

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I tassi a zero nel mondo avanzato alimentano la fame di rendimento tra gli investitori. Ecco alcune emissioni a rischio nullo sul fronte sovrano e che staccano cedole molto generose.

In un mondo, in cui obbligazioni per un controvalore di 13.000 miliardi di dollari rendono meno di zero, la caccia al rendimento sta diventando un’ossessione tra gli investitori, istituzionali e non. Se persino bond di 14 società con rating “junk” sono arrivati a offrire negli ultimi giorni rendimenti negativi e il mercato si trova costretto a puntare su un titolo a 100 anni dell’Austria per un miserrimo 1%, capite benissimo che la fame di “yield” sia a livelli impressionanti. Non per questo non esistono emissioni obbligazionarie relativamente sicure e che staccano cedole generose. Parliamo dei bond emessi da organismi sovranazionali, il cui rischio di credito è praticamente nullo. Vi chiederete dove stia il “trucco”. Trattasi di bond denominati in valute emergenti.

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Le obbligazioni sovrane e corporate emergenti presentano un doppio rischio: sovrano e di cambio. Azzerando il primo, essendo emesse da organismi con rating tripla “A”, resta il secondo. Vero, ma vale la pena darvi un’occhiata, specie per le scadenze medio-brevi. Prendete il bond in rubli con cedola fissa 6% e scadenza luglio 2020 (XS1640882194) emesso dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Acquistandolo oggi a 101,5, ci si porterebbe a casa una cedola lorda di quasi il 6% dell’investimento. Nell’ultimo anno, il rublo ha guadagnato il 4% contro l’euro, grazie alle quotazioni del petrolio risalite dai minimi toccati negli anni passati e che, anzi, nell’ottobre scorso superarono gli 86 dollari al barile.

Il petrolio è una materia prima esposta alle turbolenze finanziarie ed economiche globali, oltre che alle tensioni internazionali, come vediamo in queste settimane con l’Iran. Non ci si attende un ulteriore surriscaldamento delle sue quotazioni a breve, causa eccesso di offerta.

Questo induce a guardare con cautela al bond BEI, anche per via delle mai sopite tensioni tra Russia e America su vari fronti. Tuttavia, non è detto che non valga la pena rischiare, scommettendo che il rublo contro l’euro non s’indebolisca da qui a un anno, considerato che la BCE non alzerà nel frattempo  i tassi e la Banca di Russia li tenga ancora al 7,5%, circa 3 punti percentuali sopra l’inflazione.

E anche Brasile e India sono opportunità

E restando sempre tra le emissioni BEI, ve n’è una in real brasiliani, cedola 7,50% e scadenza gennaio 2023 (ISIN: XS1748439533). Oggi la si compra a 107,7, per cui la cedola annua renderebbe il 7% della cifra investita. Il rischio di cambio esiste, ma l’evoluzione politica del Brasile negli ultimi mesi ha cambiato in meglio lo scenario sul forex, intravedendosi adesso una politica più autenticamente riformatrice e favorevole al mercato, cosa che ha rafforzato il real contro l’euro di oltre il 5% quest’anno.

Infine, l’obbligazione della Banca Mondiale in rupie indiane e cedola 5,80% con scadenza luglio 2021 (ISIN: XS1442212145). Renderebbe il 5,7% dell’investimento e anche in questo caso il cambio beneficerebbe della seconda vittoria larga del premier Narendra Modi a maggio, con un mandato all’insegna della crescita e delle riforme. I rendimenti indiani stanno scendendo ai minimi dalla crisi del 2009, con il decennale a poco sopra il 6%, segno della fiducia riscossa tra gli investitori anche stranieri, tant’è che Nuova Delhi ipotizza l’emissione di bond in valute forti per attirare capitali dall’estero.

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Non è nemmeno detto che si debba attendere la scadenza dei suddetti bond. Si potrebbero sfruttare eventuali variazioni favorevoli del cambio per rivenderli alla prima occasione utile. Inseriti in portafoglio con una percentuale minoritaria, ancorché tale da alzarne il rendimento generale, non sarebbe una cattiva idea. Del resto, se voleste percepire un minimo rendimento positivo, dovreste uscire fuori dall’Eurozona e vi imbattereste in ogni caso nel rischio di cambio, magari associato a uno sovrano non secondario.

Almeno così avreste abbattuto quest’ultimo. Certo, i BTp ad oggi restano i più allettanti per il rapporto rischio/rendimento, ma si mostrano molto volatili e, comunque, remunerativi solo a partire dalle scadenze medio-lunghe, quelle più esposte alle variazioni dei tassi. Qui, si avrebbe la possibilità di guadagni potenzialmente anche a doppia cifra e su scadenze brevi.

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