Rendimenti BTp vicini al punto minimo, ma attenti alle variazioni brusche del mercato

I rendimenti dei BTp si starebbero avvicinando ai minimi, come segnalano i dati del mercato obbligazionario mondiale. Occhio all'eccessivo affidamento degli investitori verso l'allentamento monetario negli USA.

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I rendimenti dei BTp si starebbero avvicinando ai minimi, come segnalano i dati del mercato obbligazionario mondiale. Occhio all'eccessivo affidamento degli investitori verso l'allentamento monetario negli USA.

In poco più di un mese e mezzo, il BTp a 10 anni è passato da un rendimento del 2,70% a uno dell’1,60%. La scadenza a 2 anni è tornata a rendere sottozero e nessun titolo di stato italiano offre ormai più il 3%. E’ l’effetto dell’ulteriore accomodamento monetario atteso con le prossime mosse della BCE, tra un nuovo possibile taglio dei tassi e il ripristino degli acquisti di assets con il “quantitative easing”.

Pur restando relativamente alti, probabile che la curva delle scadenze in Italia si stia avvicinando al suo minimo. Il Rendistato della Banca d’Italia per giugno parla di un rendimento medio lordo dei BTp sul mercato secondario all’1,67%. Di quanto potrà scendere ancora?

Il taglio dei tassi overnight sosterrà i BTp a breve e risulterà necessario

Non abbiamo la sfera di cristallo, ma possiamo notare quanto segue: i rendimenti medi italiani hanno sovrastato quelli medi mondiali con rating “investment grade” fino ai primi anni Duemila. Con l’ingresso nell’euro, il premio al rischio richiesto dal mercato per acquistare i nostri BTp si è ridotto e praticamente azzerato negli anni immediatamente precedenti alla crisi. In questo momento, i bond nel mondo offrono la media dell’1,5%, sostanzialmente poco meno dei nostri titoli. Nessuno vieta che i rendimenti italiani possano scendere anche sotto la media mondiale, ma non dimentichiamoci che essi riflettono bond dal rating medio-basso e a rischio di declassamento a “junk” o “spazzatura”.

Un investitore di qualsiasi parte della Terra, prima di buttarsi sui nostri bond, vorrà verificare che in giro vi siano titoli almeno altrettanto redditizi e meno rischiosi. La media mondiale riflette a sua volta bond con rating diversi, ma i nostri sono per l’appunto qualitativamente i più bassi della scala IG, per cui difficilmente possono di molto allontanarsi dai rendimenti globali.

Ma i dati USA per la Fed restano buoni

La traiettoria è stata scontata al ribasso per i tassi d’interesse negli USA e presso le altre grandi banche centrali. Attenzione a sottovalutare il rischio di avere compiuto il passo più lungo della gamba.

Al momento, il mercato sconta un taglio dei tassi dello 0,25% certo a luglio da parte della Federal Reserve, seguito da un altro a settembre e un altro ancora a dicembre. Da qui a fine anno, insomma, i tassi americani scenderebbero di 75 punti base al range dell’1,50-1,75%.

Le poste del Giappone daranno una mano ai BTp per disperazione?

Permetteteci di dubitarne: nulla da dire sul taglio praticamente certo di questo mese, ma come farebbe la Fed a giustificare un allentamento monetario così drastico, quando il tasso di disoccupazione risulta nei pressi dei minimi da 50 anni a questa parte, l’inflazione si attesta pur sempre sopra l’1,5%, i salari orari crescono al ritmo di oltre il 3% su base annua e il pil nel primo trimestre è cresciuto del 3,1% ed è atteso solamente in rallentamento in area 2% nel secondo? Ci vorrebbe una dose non comune di fantasia per continuare ad abbassare il costo del denaro, rischiando di surriscaldare l’inflazione e di alimentare una crisi futura violenta!

Ma se tutto questo non accadesse, il mercato dovrebbe fare un passo indietro. Parte della discesa dei rendimenti risulterebbe ingiustificata, gli spread tra “high yield” e “investment grade” sul corporate si allargheranno nuovamente e gli investitori istituzionali torneranno ad accorciare la “duration” dei loro portafogli, cioè punteranno a ridurre i bond a medio-lunga scadenza per concentrarsi su quelli più corti, meno esposti alla volatilità. Il fenomeno contagerebbe immediatamente l’Eurozona, perché quel che accade nell’una sponda dell’Atlantico si ripercuote nell’altra. Con tassi USA nel breve e medio termine più alti delle attese, la BCE dovrebbe fare minori sforzi per centrare i propri obiettivi di politica monetaria, grazie al ri-acquisito maggiore accomodamento relativo. E dal toccare i minimi al rimbalzo brusco sarebbe questione di attimi.

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