L’impatto del Recovery Fund sui BTp: i rendimenti italiani scenderanno o saliranno?

L'Italia sta per ricevere la prima tranche del Piano di Ripresa di Bruxelles. Tra sovvenzioni e prestiti, parliamo di 25 miliardi di euro in piena estate.

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Rendimenti BTp al test del Recovery Fund

Questione di settimane e l’Italia riceverà la prima tranche del Recovery Fund. L’importo atteso in estate è di 25 miliardi, di cui 15 prestiti e 10 sovvenzioni (a fondo perduto). Una tappa importantissima per la ricostruzione dell’economia italiana dopo la pandemia. E questa prima erogazione dovrebbe avere ripercussioni anche sui rendimenti dei BTp, seppure non facilmente definibili.

La prima cosa che siamo portati a pensare è che i 25 miliardi di aiuti ricevuti sgraveranno le emissioni di nuovo debito pubblico del Tesoro. Da questo punto di vista, i rendimenti dei BTp dovrebbero scendere per la minore offerta di bond rispetto al calendario sinora ipotizzato. O almeno non dovrebbero salire o salirebbero più lentamente nei prossimi mesi, man mano che la ripartenza dell’economia italiana si sarà avviata definitivamente. Questo sarebbe vero, però, se le risorse ottenute con il Recovery Fund fossero grosso modo sostitutive di quelle ordinarie e straordinarie già destinate dal governo a sostenere la ripresa.

Rendimenti BTp su o giù

Il dubbio è che così non sia, cioè che il Recovery Fund finirà per incrementare gli investimenti complessivi dello stato (e questo è l’obiettivo dichiarato), specie a favore della transizione ecologica. Dunque, le aste del Tesoro nei prossimi mesi dovrebbero essere sfoltite solo in parte. Eventualmente, siamo portati a credere che ad essere tagliate siano le emissioni più corte, cioè di BTp a medio-breve termine. Il governo sta palesemente puntando ad allungare la durata media del debito pubblico, già salita oltre i 7 anni. In questo scenario, la curva delle scadenze diverrebbe un po’ più ripida, dato che il calo dei rendimenti riguarderebbe particolarmente il tratto breve.

Altro aspetto da considerare è l’effetto spiazzamento, definito “crowding-out” dagli inglesi.

Il Recovery Fund non è altro che debito comune europeo, cioè sovranazionale. Godendo dei rating AAA, esso fa concorrenza diretta ai Bund della Germania per la sua qualità di “safe asset”. Man mano che le emissioni della Commissione aumenteranno, però, rischiamo di accusare un aumento dei rendimenti dei BTp per il semplice fatto che la domanda sui mercati si sposterebbe dalla periferia dell’Eurozona. A differenza dei titoli tedeschi, infatti, questi bond esitano rendimenti positivi lungo gran parte della curva, facendo venire meno la necessità per gli investitori di addossarsi qualche rischio teorico in più comprando debito italiano o spagnolo per sfuggire ai rendimenti negativi del debito ultra-sicuro della Germania.

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