Treasury 30 anni sotto il 2%, decennale USA a 1,40%: il paradosso sui mercati dopo la FED “falco”

I rendimenti dei Treasuries americani sono scivolati oggi ai minimi da mesi, malgrado i toni "hawkish" usati dalla Federal Reserve.

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Rendimenti americani ai minimi da febbraio

Il Treasury a 30 anni oggi è sceso sotto il 2%, offrendo a un certo punto della mattinata un minimo dell’1,93%. E il Treasury a 10 anni è sceso all’1,40%. Su entrambe le scadenze, i rendimenti americani risultano in calo ai valori minimi dal febbraio scorso. E questo appare a tutti gli effetti un paradosso. La Federal Reserve ha paventato un rialzo dei tassi più veloce di quanto sinora scontato dal mercato e da essa stessa prospettato. Entro il 2023, probabile che vi saranno già state un paio di strette monetarie negli USA.

In teoria, anziché scendere, i rendimenti americani avrebbero dovuto salire per scontare un rialzo tendenziale del costo del denaro. Oltretutto, a maggio l’inflazione negli USA è salita al 5%, il dato più alto da 12 anni e quello “core” al 3,8%, ai massimi dal 1992. Evidentemente, i mercati finanziari starebbero dando credito alla FED, che ha definito “transitorie” queste dinamiche sui prezzi. Ma forse c’è dell’altro. E ce lo spiega il crollo odierno dell’indice azionario nipponico: -3,29%.

I mercati asiatici stanno scontando proprio una FED diventata un po’ “falco”. I corsi azionari stanno ripiegando, mentre il dollaro si è rafforzato ai massimi da due mesi e mezzo. Sembra chiaro quanto stia accadendo nelle ultime sedute: la normalizzazione monetaria presso la prima economia mondiale, pur ancora solamente come prospettiva, sta riducendo la propensione al rischio degli investitori. Poiché questi non sono convinti che le altre banche centrali potranno seguire con la stessa velocità, portano i loro capitali negli USA, scontando un rafforzamento del dollaro contro le principali valute mondiali.

Treasuries oggetto di acquisti come “safe assets” e grazie al “dollar trade”, insomma. E forse c’è anche da dire che i toni meno accomodanti della FED all’ultimo board di settimana scorsa starebbero allentando le tensioni tra quanti ritengono che così facendo l’inflazione negli USA verrà adeguatamente e prontamente contrastata.

Non a caso, la curva dei rendimenti americani si è appiattita vistosamente nell’ultima settimana. Lo spread tra decennale e biennale è crollato di oltre una ventina di punti base a 115 bp. E’ il segno che il mercato si attenda un rialzo dei tassi più pronunciato e un’inflazione meno elevata.

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