Rendimenti americani in rialzo dopo l’ultimo report sul lavoro USA, ecco perché

Rendimenti americani in rialzo dopo che l'ultimo report mensile ha registrato una crescita dell'occupazione nettamente superiore alle attese. Il taglio dei tassi a luglio non sarebbe in dubbio, ma la Federal Reserve potrebbe mostrarsi più cauta nei prossimi mesi.

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Rendimenti americani in rialzo dopo che l'ultimo report mensile ha registrato una crescita dell'occupazione nettamente superiore alle attese. Il taglio dei tassi a luglio non sarebbe in dubbio, ma la Federal Reserve potrebbe mostrarsi più cauta nei prossimi mesi.

A giugno, negli USA sono stati creati 224.000 posti di lavoro non agricoli, secondo l’ultimo report mensile pubblicato venerdì scorso dal Dipartimento del Lavoro. Le stime parlavano di 165.000 nuovi posti, mentre gli analisti iniziavano a dubitare della crescita americana nel secondo trimestre, dopo che a maggio si erano registrati solamente +75.000 occupati, dato rivisto a +72.000. In lieve aumento il tasso di disoccupazione al 3,7% dal 3,6% del mese precedente per effetto della maggiore partecipazione al mercato del lavoro.

Infine, i salari orari sono risultati in aumento dello 0,2% mensile e del 3,1% su base annua, rispettivamente meno del +0,3% e del +3,2% del consensus.

La reazione sui mercati è stata una risalita dei rendimenti dei Treasuries, con il biennale ad essere passato dall’1,77% all’1,87% e il decennale dall’1,96% al 2,04%, anche se oggi entrambe le scadenze sono leggermente in calo rispettivamente all’1,86% e al 2,02%. Come mai? Il report ha mostrato un mercato del lavoro solido negli USA, anche se i salari continuerebbero a crescere in misura compatibile con un’inflazione non in accelerazione. Tuttavia, rispetto al pessimismo delle settimane scorse, la Federal Reserve avrebbe teoricamente minori spunti del previsto per giustificare a fine mese un taglio dei tassi.

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Taglio dei tassi a luglio ci sarà, ma dopo?

Questo non sembra in dubbio, anche se potrebbe essere seguito da un secondo abbassamento più in là delle attese o verrebbe rinviato direttamente a settembre, quando l’istituto avrà un quadro chiaro sull’andamento dell’economia a stelle e strisce nel secondo trimestre. Ad ogni modo, il mercato continua a scontare un taglio di 25 punti base al 2-2,25% a luglio con probabilità del 93% e uno di 50 bp al 7%. Dunque, nessuno ritiene che il governatore Jerome Powell lascerà i tassi fermi prima della pausa estiva, non fosse che per la dichiarazione accomodante di Mario Draghi da Sintra, Portogallo, resa a giugno. Anche per settembre ci si attende un taglio dei tassi di altri 25 bp, seguito da un terzo a gennaio.

Chiaramente, migliori si riveleranno i dati sull’occupazione, più lento l’allentamento monetario. Per fortuna dell’amministrazione Trump, ad agevolare i piani di Powell ci penserebbe il calo delle quotazioni del petrolio, le quali sono risalite del 15% rispetto ai minimi toccati a metà giugno, ma restano in calo di circa il 10% rispetto ai picchi di aprile, con il Wti ad aggirarsi al momento in area 58 dollari, seppure perlopiù per via delle tensioni con l’Iran. Un indebolimento delle quotazioni nei prossimi mesi offrirebbe alla Fed maggiori margini di manovra per abbassare il costo del denaro più decisamente e velocemente. Il mercato continua a crederci, anche se dopo il report di venerdì ha messo in agghiaccio l’euforia più spinta delle sedute precedenti. In fondo, malgrado le chiacchiere, l’economia americana continua a crescere al ritmo del 3%, pur attesa in rallentamento nel secondo trimestre.

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