Recupero dei BTp nelle ultime sedute, rendimenti in calo lungo la curva

I rendimenti italiani sono scesi rispetto ai picchi di inizio dicembre, pur restando nettamente superiori ai livelli estivi. Quali possibili cause all'origine di questo recupero?

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I rendimenti italiani sono scesi rispetto ai picchi di inizio dicembre, pur restando nettamente superiori ai livelli estivi. Quali possibili cause all'origine di questo recupero?

Non siamo ai livelli di settembre, ma i rendimenti dei BTp sono ridiscesi rispetto ai picchi toccati a inizio dicembre. Il bond decennale offre oggi l’1,27%, molto meno dell’1,49% a cui era arrivato questo mese. Analogo l’andamento per il biennale, che muta di segno, passando da +0,10% a -0,10%. E il BTp 2067, la scadenza più lunga dei nostri titoli sovrani, si è portata al 2,53%, giù dal 2,71% massimo raggiunto poche sedute prima. Lungo la curva, insomma, si sta registrando uno sgonfiamento dei rendimenti di circa una ventina di centesimi. Lo stesso spread BTp-Bund a 10 anni è sceso da 177 a 155 punti base.

Per capire cosa sia successo, dobbiamo tornare agli inizi di dicembre, quando il governo Conte traballava vistosamente sulle divisioni nella maggioranza “giallo-rossa” su manovra, prescrizione e riforma del MES. L’unità tra le forze politiche che sostengono l’esecutivo appare oggi ancora più fragile, ma almeno si è riusciti a mettere in salvo la manovra di bilancio, passata al Senato con 166 voti a favore contro 122 contrari. E si temeva che a Palazzo Madama i numeri non bastassero.

Nelle ultime sedute, poi, sui mercati sembra essere attecchita una maggiore consapevolezza sulla linea di politica monetaria che la BCE intende adottare per i prossimi mesi. Il debutto di Christine Lagarde è avvenuto senza scossoni con il primo board presieduto la settimana scorsa. Per il breve, quindi, le incertezze sembrano essere rientrate, anche perché da Atlanta, la Federal Reserve ha segnalato che, pur probabilmente avendo cessato di abbassare i tassi USA, non intende alzarli per almeno tutto l’anno prossimo.

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Per contro, i risultati elettorali nel Regno Unito e il rientro delle tensioni commerciali USA-Cina andrebbero nella direzione di sostenere il rischio e, quindi, di colpire gli acquisti sul mercato a reddito fisso.

Dunque, il rally dicembrino viene frenato proprio da alcune buone notizie che incoraggiano gli investitori a guardare nuovamente al comparto azionario. Sullo sfondo, infine, resta la consapevolezza che questo governo, così com’è, sembra destinato a durare poco. Mangerà il panettone, ma difficilmente la colomba pasquale. Gennaio sarà un nuovo e complicato banco di prova per la maggioranza, dove in tanti vogliono staccare la spina per l’impossibilità percepita di tirare a campare. La manovra è stata l’unico collante che ha impedito ad oggi colpi di testa, ma tra qualche giorno verrà meno.

I BTp restano sotto pressione, come segnala l’ampio spread con gli omologhi Bonos, i quali offrono oggi lo 0,39% sulla scadenza a 10 anni, quasi 90 bp in meno. Ancora meglio fanno i bond del Portogallo, che viaggiano allo 0,34%. Il trentennale di Lisbona rende l’1,24%, che si confronta con il 2,30% del BTp di pari durata. Al contrario, i livelli di rendimento a medio-lungo termine della Grecia si sono ormai “italianizzati”, il segno che Roma venga accostata più ad Atene che alle altre capitali del Mediterraneo. E questo è solo la conferma delle criticità che attendono il nostro debito pubblico.

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