Rating Sudafrica in bilico, rendimenti bond in rialzo e cambio in caduta

Debito sudafricano sotto osservazione da Moody's, rischia di perdere lo status di "investment grade" a marzo. I rendimenti sovrani non approfittano del rally globale, anche a causa del cambio debole.

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Debito sudafricano sotto osservazione da Moody's, rischia di perdere lo status di

L’agenzia di rating Moody’s ha rivisto al ribasso le prospettive di crescita per il Sudafrica, tagliandole dall’1% allo 0,7% per quest’anno e intravedendo solamente uno 0,9% per il 2021. In vista della revisione del giudizio sovrano a marzo, aumentano così le probabilità di un declassamento a “junk” o “spazzatura”, quando ad oggi l’agenzia è l’unica tra le grandi ad assegnare al debito di Pretoria il rating “Baa3”, consentendogli di mantenere lo status di “investment grade” (IG). Alla notizia, i rendimenti decennali sono schizzati all’8,9%, in rialzo di quasi 75 punti basi quest’anno. I titoli a 2 anni offrono, invece, il 6,66%, circa 5 bp in meno da inizio anno.

La bassa crescita non consente all’economia sudafricana di creare posti di lavoro a sufficienza, tant’è che il tasso di disoccupazione risulta all’allarmante livello del 29% e ciò che forse è peggio è la tendenza a ristagnare sopra il 20% di decennio in decennio. L’assenza di riforme è all’origine di questo circolo vizioso. Ad ogni modo, non si registrano ancora deflussi netti di capitali dal comparto obbligazionario del paese emergente. La scorsa settimana, a fronte di vendite di bond sovrani per 31,7 miliardi di rand (2,1 miliardi di dollari), ne sono stati acquistati per 33,5 miliardi (2,2 miliardi) e da inizio anno si registrano acquisti netti per 13,4 miliardi (890 milioni).

Gli investitori restano allettati dagli alti rendimenti, sebbene il cambio stia limitando gli afflussi, avendo perso da inizio 2020 il 7% contro il dollaro e salendo a un rapporto di 15:1. Per contro, la banca centrale avrebbe ancora qualche margine per tagliare i tassi, considerando che li ha abbassati di recente al 6,25%, a fronte di un’inflazione a dicembre del 4%, cioè i tassi reali risultano ancora superiori al 2% e i rendimenti reali a lungo termine segnano almeno il +5%.

Ma la tendenza del debito pubblico si mostra abbastanza negativa. In rapporto al pil, è passato dal 35% del 2010 al 60% attuale, con lo stesso Tesoro a stimare un’ulteriore crescita al 70% entro il 2022 e ad oltre l’80% entro il 2028.

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Va anche detto che gli analisti non si mostrerebbero granché terrorizzati dall’impatto di un assai probabile declassamento sovrano a “junk”, a marzo o in qualsiasi altra occasione successiva. Essi notano che i rendimenti sudafricani viaggerebbero già su livelli compatibili con una valutazione inferiore a IG, per cui paradossalmente dopo la batosta di Moody’s risalirebbero la china nei mesi successivi, magari sulle attese del varo finalmente di riforme economiche del governo, che vadano nella direzione di ridurre il deficit da un lato e di accelerare i tassi di crescita del pil dall’altro.

L’indebolimento del rand, però, riduce le speranze per un’imminente ripresa dei bond. Esso impatterebbe negativamente sull’inflazione, costringendo la banca centrale a prendersi del tempo prima di ipotizzare un nuovo allentamento monetario. E d’altro canto, tassi relativamente alti non aiutano l’economia, tenendo alta anche la spesa per interessi del governo.

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