Rating Grecia promosso, verso terza emissione sovrana del 2019 e taglio surplus primario

La Grecia sta per emettere il terzo bond di quest'anno e venerdì scorso ha ricevuto la promozione del rating dalla canadese Dbrs. E il governo ne approfitta per allentare i vincoli fiscali.

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La Grecia sta per emettere il terzo bond di quest'anno e venerdì scorso ha ricevuto la promozione del rating dalla canadese Dbrs. E il governo ne approfitta per allentare i vincoli fiscali.

La Grecia è fresca di promozione da parte dell’agenzia di rating canadese Dbrs, che ha alzato il giudizio sui suoi titoli di stato da “B (high)” con outlook “positivo” a “BB (low)” con outlook “stabile”. L’upgrade di Standard & Poor’s, invece, non è arrivato, frustrando le aspettative del governo Tsipras. L’istituto mantiene il giudizio “B+” con prospettive “positive”.

Piano piano, Atene torna ad avvicinarsi alla tripla “B”, ossia all’“investment grade”. Grazie al crollo dei rendimenti, è tornata a rifinanziarsi sui mercati con due emissioni quest’anno, attraverso il collocamento di un bond a 5 e un altro a 10 anni, raccogliendo complessivamente 5 miliardi di euro. Una terza emissione avverrà a giugno e verosimilmente riguarderà una scadenza intermedia tra le due precedenti, ossia un bond a 7 anni e sempre per 2,5 miliardi. Stando alle attuali condizioni del mercato, esiterebbe un rendimento lordo attorno al 2,80%, circa sui 75 punti base in più di un BTp di pari durata.

Perché la Grecia ha emesso un bond a un terzo del suo rendimento di mercato?

Ma con l’avvicinarsi delle elezioni europee e in previsione della campagna per le politiche di inizio autunno, il governo Tsipras sta cercando di recuperare il consenso perduto in favore degli avversari di Nuova Democrazia, annunciando l’abbassamento del target per il surplus primario al 2,5% dal 3,5% del pil per il prossimo triennio. La Commissione europea, invece, ha diramato le previsioni macro sulla Grecia, stimandolo al 3,6%.

Il ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos, ha cercato di rassicurare i creditori pubblici, precisando che i 5,5 miliardi di euro di risorse dedicate al pagamento (futuro) degli interessi saranno un impegno rispettato, o tramite il surplus concordato o con la creazione di un deposito di garanzia per un pari importo. In effetti, la Grecia dispone di liquidità abbondante, gran parte della quale resa disponibile dal sottoutilizzo dei prestiti ricevuti nel 2015 con il terzo “bailout”. E le due emissioni a lungo termine di quest’anno hanno accresciuto tali disponibilità liquide, cosa che contribuisce a tenere positivo l’umore tra gli investitori privati sul futuro a medio termine di Atene.

Tuttavia, dal Fondo di Stabilità Europeo o MES è arrivato un commento laconico: “il target sul surplus primario è fissato al 3,5% del pil per il triennio 2020-2022”.

Le prospettive

L’abbassamento del surplus primario al 2,5% in sé appare un obiettivo più che sensato, perché se è vero che l’economia ellenica sia tornata a crescere, il ritmo di poco superiore al 2% si mostra insufficiente a farla tornare in tempi celeri ai livelli pre-crisi, rispetto ai quali risulta contrattasi di un quarto. E l’eccessivo surplus riduce proprio i tassi di crescita. L’1% in meno di pil dedicato ai risparmi libererebbe 1,85 miliardi di euro, che il governo Tsipras destinerebbe a svariati capitoli: abbassando l’IVA sui generi alimentari dal 24% al 13%, tagliando l’aliquota IVA più bassa dal 13% all’11%, abolendo l’imposta di solidarietà sui redditi fino a 20.000 euro e tagliandola sopra tale livello, mentre altri 800 milioni sono stati già stanziati in favore dei pensionati. Infine, la Commissione ha preso atto della sospensione della riduzione della “no tax area” sui redditi delle persone fisiche, chiedendo misure (“sacrifici”) compensativi.

Scommettere sui bond della Grecia prima delle elezioni?

I rendimenti si sono mossi al rialzo nelle ultime sedute, con il decennale a sfiorare il 3,40%, ai massimi dal 10 aprile, segnando +12 bp dai minimi toccati alla metà del mese scorso. Anche il quinquennale è balzato di 11 bp in un mese. Nonostante UBS raccomandi ai suoi clienti di “vendere” i bond della Grecia, mostrandosi cauta sugli sviluppi del paese, le prospettive rimangono positive per il semplice fatto che dalle elezioni politiche dovrebbe nascere una maggioranza più rassicurante per i creditori e il peggio per l’economia domestica sembra passato. Quanto al debito pubblico, pur al 180% del pil, solo una sessantina di miliardi su 350, meno di un terzo del pil, risulta in mano ai privati, il resto sono esposizioni verso i governi europei, la BCE e il Fondo Monetario Internazionale. Ed è su questo che si agirà per eventualmente stabilizzare le finanze statali nei prossimi anni.

I privati hanno già dato 7 anni fa esatti.

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