Rating BTp determinante per il prosieguo del rally, stasera arriva Fitch

L'agenzia di rating Fitch stasera aggiornerà il suo giudizio sui BTp. Per i nostri titoli di stato è essenziale non peggiorarlo per avere opportunità di crescita sui mercati internazionali anche nelle prossime settimane.

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L'agenzia di rating Fitch stasera aggiornerà il suo giudizio sui BTp. Per i nostri titoli di stato è essenziale non peggiorarlo per avere opportunità di crescita sui mercati internazionali anche nelle prossime settimane.

Stasera, l’agenzia di rating Fitch aggiornerà il giudizio sui BTp. A febbraio, lo mantenne invariato a “BBB” con outlook negativo, avvertendo che l’Italia avrebbe bisogno di una svolta per migliorare i suoi conti pubblici. E, ammettiamolo, in questi sei mesi non è certo arrivata. Anzi, rispetto ad allora abbiamo la certezza che la ripresa della nostra economia non sia ancora stata riattivata dopo la recessione di fine 2018 e siamo pure in crisi politica, con il governo Conte di fatto prossimo alle dimissioni.

Poiché gli esami non finiscono mai, se superassimo indenni la prova di oggi, dovremmo guardare già al 6 settembre, quando arriverà il giudizio di Moody’s, che ai nostri BTp ha assegnato nell’ottobre scorso il rating “Baa3”, un gradino sotto quello precedente e solo uno sopra il livello “junk” o “spazzatura”. Dopodiché potremo fiatare, si fa per dire, fino alla fine di ottobre, quando sarà Standard & Poor’s a dire la sua.

Rendimenti BTp fin troppo appetibili, rating permettendo

Importantissimo per l’Italia non subire ulteriori declassamenti, che ci avvicinerebbero troppo all’area temuta dai mercati, cioè alla “non investment grade”, che sta sotto “BBB-“. In quel caso, molti fondi d’investimento e pensione non potrebbero per statuto acquistare più i nostri bond, anzi dovrebbero rivendere entro breve tempo quelli già acquistati. Sarebbe un forte shock per uno stock da oltre 2.000 miliardi di euro. Se, invece, gli investitori istituzionali si convincessero con i prossimi giudizi che non rischiamo di scivolare verso l’ignoto, ne approfitterebbero per andare a caccia di rendimento tra i nostri BTp.

Il Giappone guarda ai BTp

A giugno, i giapponesi hanno acquistato nostri titoli per quasi 279 miliardi di yen, pari a 2,3 miliardi di euro, il massimo storico, almeno stando all’inizio delle pubblicazioni dei dati del Ministero delle Finanze di Tokyo dal 2005. Ma nella classifica figuriamo solo quarti e alle spalle di USA (940 mld), Francia (541,3) e Australia (285). Dunque, il Giappone continua a preferire la Francia all’Italia, nonostante la sua curva delle scadenze sia molto più sgonfia della nostra.

La ragione di questa preferenza risiede tutta nel rating. Gli Oat francesi godono quasi del rating massimo, non rischiano declassamenti a livelli allarmanti e rendono qualcosa di più rispetto ai Bund. In più, sono diventati il primo mercato sovrano d’Europa per dimensioni assolute, superando l’Italia.

Le poste del Giappone daranno una mano ai BTp per disperazione?

Gli investitori nipponici hanno estremo bisogno di mettere in portafoglio assets remunerativi. La curva delle scadenze in Giappone è negativa fino ai 15 anni e i bond a 40 anni offrono meno dello 0,27%. E vivono questo trend ormai da troppi anni, né le prospettive appaiono incoraggianti, con la Banca del Giappone a segnalare il lancio di ulteriori stimoli monetari, un po’ come la BCE. Il rating dei BTp, quindi, sarà il market mover in un senso o nell’altro per l’Italia. Difficile superare tutti gli esami senza incorrere in qualche nota negativa, considerando che da qui ad ottobre stanno in mezzo il varo di una complicata legge di Stabilità e probabili elezioni anticipate. Insomma, anche quando vi sarebbero tutte le condizioni ideali, l’affare sui BTp rischia di non essere colto all’estero.

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