Rally delle obbligazioni, ecco le ragioni dei record sincronizzati tra America ed Europa

La corsa delle obbligazioni negli USA e in Europa sta segnando ennesimi record. Rendimenti in picchiata sia per i Treasuries che i Bund, ecco le ragioni di questo ennesimo scatto.

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La corsa delle obbligazioni negli USA e in Europa sta segnando ennesimi record. Rendimenti in picchiata sia per i Treasuries che i Bund, ecco le ragioni di questo ennesimo scatto.

La curva delle scadenze negli USA si è invertita l’altro ieri, con i rendimenti del Treasury a 10 anni ad essere scesi sotto il livello dei 2 anni, anche se oggi lo spread tra i due è tornato positivo (1,56% versus 1,53%). L’inversione della curva sul tratto a 10/2 anni viene considerato un segnale recessivo per l’economia americana, cosa che ha contribuito a far scendere ulteriormente i rendimenti tedeschi, che nella mattinata di oggi offrono il record del -0,705% sulla scadenza decennale.

Gli stessi BTp rendono ai minimi da 3 anni, appena l’1,37%, un valore molto basso in assoluto per la storia italiana, per quanto elevatissimo in relazione ai livelli vigenti nel resto dell’Eurozona.

I nuovi record sono frutto anche delle dichiarazioni di Olli Rehn, membro finlandese del board della BCE, secondo cui l’istituto valuterebbe a settembre il varo di un nuovo ciclo di “quantitative easing”. Non che fosse un mistero, ma il rumor è stato inteso come segnale piuttosto chiaro che Francoforte intenda tornare agli acquisti netti di assets, dopo averli sospesi dalla fine del 2018. Non solo: poiché questa misura contribuirebbe a deprezzare l’euro contro il dollaro, ci s’immagina che la Federal Reserve segua a ruota. Non a caso, il presidente Donald Trump è tornato a tuonare contro il governatore Jerome Powell, accusandolo di inerzia contro i tentativi delle altre banche centrali di vincere la guerra commerciale a colpi di svalutazione dei cambi.

Perché i rendimenti negativi delle obbligazioni “spazzatura” sono un’insensata follia

Anche la Spagna nel club dei decennali negativi

E, in effetti, il rendimento a 30 anni è sceso sotto il 2% questa settimana, ai minimi di sempre. L’ex governatore Alan Greenspan ha dichiarato che, a suo avviso, lo zero non sarebbe un “floor” per i rendimenti americani, con ciò segnalando che anche i Treasuries potrebbero prima o poi offrire rendimenti negativi, magari man mano che la Fed tagliasse i tassi fino ad azzerarli e riesumasse il QE per la quarta volta. Nel frattempo, la curva delle scadenze in Svizzera continua a sgonfiarsi, con il decennale a offrire il -1,10% e il bond a 50 anni al -0,52%.

In sostanza, acquistando quest’ultimo si perderebbe cumulativamente oltre un quarto del capitale.

E la stessa Spagna è scesa oggi su rendimenti negativi per la scadenza a 10 anni per la prima volta nella sua storia, mentre il Portogallo sta azzerando i suoi, attualmente allo 0,07%. Record anche per la Grecia, il cui decennale si trova adesso all’1,96%. Insomma, il rally delle obbligazioni di stato sta vivendo una sua nuova accelerazione per effetto delle previsioni sempre più accomodanti riguardo alle prossime mosse delle principali banche centrali. Preoccupano le condizioni delle grandi economie, a partire da Germania e USA, spingendo gli investitori a puntare sugli assets percepiti come sicuri, vale a dire i titoli sovrani e, in particolare, proprio quelli emessi dalle capitali apparentemente sulla via della recessione.

Il paradosso dei “porti sicuri”, rendimenti ancora più bassi con la crisi

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Enzo
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Enzo

Non c’è più un investimento che riporti un reddito decente. Ovunque si rischia l’osso del collo, non capisco il fine di questo perdurante assalto al risparmio. Se non si riattiva una curva dei tassi decente, con cosa si pagano le pensioni? E chi vive di rendita? L’immobiliare meglio non parlarne. Un quadro economico desolante, foriero di gravi accadimenti a breve.

Enzo
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Enzo

I risparmiatori hanno scoperto che il capitale non ha redditto. Nessuno lo vuole, ma allora, a cosa serve risparmiare? E’ evidente che il mondo non crede più nella crescita dell’economia, non investe più, ci stiamo adagiando su quello che c’è!! E le nuove sfide dei cambiamenti climatici, del riciclo, dell’elettrificazione della mobilità? Tutto in stand by