Questi bond USA potrebbero sorprendere grazie all’economia americana

Le obbligazioni in dollari USA con rating "BBB" hanno fatto peggio delle "high yield" nell'ultimo anno, ma se l'economia americana andasse meglio delle attese potrebbero sorprendere positivamente.

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Le obbligazioni in dollari USA con rating

Nell’ultimo anno, i rendimenti obbligazionari sono diminuiti in misura consistente in tutto il mondo, specie negli USA e in Europa. La Federal Reserve è tornata a tagliare i tassi per tre volte nel corso del 2019, per un totale di 175 punti base, ripristinando anche l’acquisto dei titoli di stato con un nuovo ciclo di “quantitative easing”, similmente a quanto fatto dalla BCE, che ha anche allontanato il primo rialzo dei tassi dal 2011. Negli USA, i bond in dollari con rating “AAA” mediamente hanno visto scendere i loro rendimenti dal 3,42% al 2,47%, mentre quelli di categoria inferiore e ancora “investment grade”, vale a dire i “BBB”, sono passati dal 4,60% al 3,11%. Infine, netto miglioramento anche per gli “high yield” dal 7,86% al 5,25%.

Misurando gli spread tra i tre principali comparti, troviamo che tra “high yield” e “BBB” le distanze si sono ridotte da 326 a 214 punti base, cioè di 112 bp; tra “BBB” e “AAA” da 118 a 64, segnando -54; tra “high yield” e “AAA” da 444 a 278 bp, cioè di -166. Questi numeri ci segnalano quanto segue: il calo dei rendimenti è stato più marcato per i titoli maggiormente a rischio, i quali hanno beneficiato del clima più disteso tra gli investitori, a seguito sia dell’allentamento monetario della Fed, sia dell’andamento dell’economia americana migliore delle attese e che ha allontanato lo spettro di una imminente recessione.

Premiati i titoli “spazzatura”

Per effetto di questo trend, le distanze tra “high yield” e bond “BBB” si sono ridotte in misura più che doppia di quanto non sia avvenuto all’interno del maxi-comparto “investment grade”. In altre parole, il mercato ha premiato più i titoli “spazzatura” che non quelli a rischio di diventarlo nel caso di declassamento.

Cosa avrà influito negativamente su questi ultimi? Di certo, le dimensioni. Parliamo di un mercato da 3.200 miliardi di dollari, pari al 53% del totale e a 2,5 volte gli “high yield”. Gli investitori si stanno ritrovando a finanziare sempre più debiti di imprese americane a metà strada tra IG e HY, le quali mediamente mostrano un rapporto tra indebitamento netto e patrimonio al 28%, quasi il doppio rispetto al 2012 e nettamente sopra il 20% delle società con rating A-AA.

Ma a ben vedere, il rischio che il comparto “BBB” sia colpito da declassamenti fatali non appare così elevato, se è vero che appena il 18% dell’intero suo debito abbia rating “BBB-“, segnalando elevate probabilità di cadere in area “junk”. E se questo accadesse, in ogni caso, a trarne vantaggio sarebbe proprio il comparto “BBB”, il quale rimarrebbe meno affollato, contrariamente a quello HY, che si ritroverebbe ingolfato. Tuttavia, se l’economia americana continuasse a sorprendere positivamente nei prossimi trimestri, a beneficiarne sarebbero i titoli a un passo dall’area “junk”, in quanto si ridurrebbero le probabilità per i loro emittenti di venire declassati, mentre appare oramai difficile che il mercato voglia assumersi ulteriori rischi puntando sull’HY, i cui rendimenti già viaggiano intorno ai minimi storici.

In definitiva, ci sarebbe ancora valore nelle obbligazioni in dollari con rating medio-basso, un po’ bistrattate negli ultimi tempi per il timore che possano essere scaraventate all’inferno, dove la temperatura, però, si è notevolmente abbassata per la fame di “yield” che si è diffusa in un mondo dai rendimenti negativi diffusi.

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