Quantitative easing e tassi BCE, cosa succede ai BTp nel 2020?

La prima di Christine Lagarde alla BCE è andata. Tassi fermi e avanti con il "quantitative easing", ma fino a quando? Ecco qualche indizio per capire quanto durerebbe il sostegno sui mercati ai nostri BTp.

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La prima di Christine Lagarde alla BCE è andata. Tassi fermi e avanti con il

La BCE ha lasciato ieri fermi i tassi di riferimento e ha ribadito che proseguirà ad acquistare assets con il “quantitative easing” fino a quando ciò si renderà necessario. Anzi, il governatore Christine Lagarde, al suo debutto per il primo board da lei presieduto, ha voluto specificare che il QE resterà attivo “fino a un attimo prima che verranno alzati i tassi”.

A questo punto, non resta che capire quando vi sarebbe il primo rialzo dei tassi. Formalmente, l’istituto s’impegna a tenerli sui livelli attuali “o più bassi” almeno fino alla metà dell’anno prossimo. Dunque, prima di giugno-luglio 2020 non se ne parlerebbe.

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C’è da scommettere, però, che tra mancata ripresa dell’inflazione verso il target ed economia nell’Eurozona quasi stagnante, la BCE nei prossimi mesi sia costretta a mutare nuovamente il comunicato ufficiale, allontanando il varo della prima stretta monetaria ad almeno la fine dell’anno. Molto dipenderà, in verità, da come deciderà di muoversi la Federal Reserve, che proprio l’altro ieri, nel tenere i tassi USA fermi e nel segnalare che almeno per adesso di nuovi tagli non se ne siano, ha fatto intendere tramite i famosi “dot-plots” che lascerà il costo del denaro invariato per tutto il 2020, iniziando a rialzarlo dal 2021.

E non è stata una sorpresa, perché in un anno di elezioni presidenziali è raro che la Fed crei scompiglio sui mercati con un aumento dei tassi. Si attirerebbe gli strali della Casa Bianca e Donald Trump è uno che non le manda a dire, essendo arrivato nei mesi scorsi al punto di minacciare il governatore Jerome Powell di licenziarlo senza un taglio vigoroso dei tassi. Se la Fed non stringe, la BCE potrà tenersi accomodante, a meno che non arrivino cattive sorprese sul fronte dell’inflazione. E salvo un improbabile ripresa veloce dei consumi interni, tale da spingere in alto i prezzi, ciò avverrebbe solo in due situazioni: forte indebolimento dell’euro e/o decisa crescita delle quotazioni petrolifere.

Tassi, Brexit e Trump

Ad oggi, nessuno dei due eventi sembra granché probabile. Da qui, la considerazione che il QE andrebbe avanti almeno per tutti i prossimi 12 mesi, per cui i BTp godrebbero di copertura sui mercati da qui a un anno. E un altro aspetto positivo riguarda la Brexit, tra le principali fonti di tensione di questi mesi e, quindi, concausa dell’allargamento dello spread BTp-Bund, con gli investitori a caccia di beni rifugio contro le incertezze. Dopo i risultati elettorali di ieri, Londra e Bruxelles si avviano verso un divorzio certo ed entro gennaio. C’è ottimismo anche sulla possibilità che Regno Unito e UE siglino un accordo commerciale già entro il 2020. Insomma, le schiarite con l’Oltremanica dovrebbero far bene ai nostri bond.

Per contro, è a Roma che le tensioni politiche si stanno intensificando. Il governo Conte-bis appare fragilissimo e si regge ad oggi sulla necessità di approvare la manovra di bilancio per il 2020. Al netto di un’eventuale crisi politica italiana, però, i titoli di stato dovrebbero beneficiare sia del mantenimento da parte della BCE della politica monetaria espansiva, sia delle migliorate prospettive sui rapporti con Londra. Ciliegina sulla torta: USA e Cina avrebbero compiuto qualche passo in avanti per evitare la prosecuzione della “guerra” dei dazi e difficilmente Trump vorrà mettere a rischio l’economia americana nell’anno in cui punta alla rielezione.

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