Quando in Italia si parlava il greco

QUANDO IN ITALIA SI PARLAVA IL GRECO I lungometraggi “Mediterraneo” e “Il Mandolino del Capitano Corelli” rappresentano in maniera forse un pò troppo edulcorata la presenza italiana in Grecia durante l’ultimo conflitto mondiale. Ma qual’è stata, viceversa, la presenza greca in Italia? La lingua di Dante poteva trovare forma definitiva nell’alfabeto cirillico? Senza scomodare i […]

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QUANDO IN ITALIA SI PARLAVA IL GRECO I lungometraggi “Mediterraneo” e “Il Mandolino del Capitano Corelli” rappresentano in maniera forse un pò troppo edulcorata la presenza italiana in Grecia durante l’ultimo conflitto mondiale. Ma qual’è stata, viceversa, la presenza greca in Italia? La lingua di Dante poteva trovare forma definitiva nell’alfabeto cirillico? Senza scomodare i fasti della Magna Grecia e l’epopea di Siracusa mi voglio spostare più avanti, nel periodo a cavallo della caduta dell’Impero Romano d’Occidente. E’ un’epoca storica molto discussa e dibattuta: la storiografia moderna con i suoi metodi d’indagine ha, in parte, rivisto le idee di Edward Gibbon che con il suo libro “Declino e caduto dell’Impero Romano” ha avuto una grossa influenza condizionando tutto il pensiero successivo. Si dice che il presidente George Bush non sia rimasto insensibile al fascino degli studi Gibboniani. Anzi, forse li ha anche trasposti un pò troppo nell’agire quotidiano … i suoi mentori e collaboratori hanno colto la palla al balzo mettendo in opera le premesse dell’Impero assediato. Come è andata a finire, lo sappiamo: dal crollo delle “Torri Gemelle” sino all’avventura afghana, un filo diretto lo collega all’andamento del ciclo borsistico. Tornando a noi, la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e le successive Guerre Gotiche riportarono alla fine la vittoria del mondo ellenico sull’Italia. Con il “flavius” Belisario e con l’eunuco Narsete imposero il dominio bizantino con la “Pentapoli”. La situazione economica dei pochi rimasti sul suolo italico – dopo peste, miseria e fame – non cambiò di molto rispetto ai barbari invasori. Anzi, crebbero i prelievi ai loro danni.

La tassazione esasperata faceva dell’Italia un terreno di pascolo privilegiato dei “Romani d’Oriente”. Ovviamente, nonostante fossero dei “liberatori”, non erano visti di buon occhio. Gli attriti maggiori si ebbero con la Chiesa di Roma che si vedeva perdere, poco alla volta, le prerogative rispetto a Costantinopoli. L’esborso andava ad intaccare principalmente il Clero, insieme alle altre poche strutture rimaste in piedi, dopo lo spoglio barbarico. Ecco allora le interminabili ed appassionate dispute teologiche dei Metropoliti, passate alla storia come lo “Scisma dei Tre Capitoli”: tutte questioni teologiche di lana caprina che sottoindendevano però il ruolo di guida e supremazia dell’Imperatore Giustiniano rispetto ad ogni velleità autonomista del Papa Romano. Ci vollero, un centinaio d’anni più tardi, i tanto vituperati Langobardi per chiudere la questione, ed in ultima analisi, a ridare involontariamente prestigio ed autonomia al Papato. I temibili guerrieri dalle lunghe barbe, gli assassini degli inermi cristiani, i ladri sacrileghi ed altri appellativi cui la memorialistica per lungo tempo ci ha trasmesso, furono poi quelli che assorbirono in parte la tradizione romana ed impedirono che in Italia si parlasse in greco al posto del latino. Quale ruolo avrebbe avuto il Papato, e la stessa sopravvivenza della Chiesa Ambrosiana, se i greci della Pentapoli avessero consolidato il loro potere sulla Penisola? Le “fonti” scritte che ci hanno trasmesso l’immagine dei Langobardi sono tutte di parte, avendo questi ultimi solo tradizioni orali … quindi viziate da un giudizio di fondo. Ci pensò poi un umile monaco di origine langobarda, il famoso diacono “Paulus”, a scriverne le gesta del suo popolo duecento anni più tardi. Le vicende che ruotano attorno alla discussione sul ruolo del EFSF, il Fondo di Salvataggio Europeo, mi pare vadano inquadrate come la disputa “tricapitolina”. Interminabili discussioni sui punti e sulle virgole: se sfruttare appieno il fondo da 440 MLD con il rischio di perdere la tripla AAA oppure contenersi entro i 250 MLD per non rischiare di abbassare il rating. Se dare la possibilità al fondo di acquistare i titoli sul secondario oppure sarebbe meglio concedere prestiti alla Grecia per fare da sola la stessa operazione.
Ma poi, i 250 MLD a disposizione per Irlanda e Grecia saranno sufficienti anche per il Portogallo? E i 440 MLD saranno sufficienti per la Spagna o bisognerà incrementare il fondo a 750 MLD? E via discorrendo … La nostra Frau Merkel, assomiglia un poco a certi film di Tinto Brass con il clichè della donna con il frustino in mano (per giunta tedesca e prussiana) ma ormai la stessa si è legata le mani da sola entro un gioco tecnicistico che prima di ogni altra cosa deve essere politico. Ecco ora che cerca di rigirare la frittata chiamando a raccolta i Periferici ad innalzare il proprio contributo al fondo … da salvati a salvatori. La Merkel, per piccoli calcoli personali, bada molto alle elezioni. Lo abbiamo visto lo scorso maggio quanto portò l’Europa sul precipizio. Questa volta sembra invece aver migliorato la mira. Anzi durante il Summit di ieri si è dimostrata lungimirante e accondiscendente verso la Grecia, rispettosa degli impegni assunti. Non altrettanto lo è stata verso gli irlandesi. In questi giorni giorni si stanno discutendo questioni cruciali che andranno ad impattare per gli anni a venire. Il “Patto di Stabilità”, seppur annacquato, non sarà una passeggiata per noi italiani. Imporrà certamente un cambio di passo, forse al pari della brezza di Tangentopoli che spazzò via la Prima Repubblica. Parole come legare i salari alla produttività, introdurre nella legislazione norme contro il debito e il deficit, accelerare le liberalizzazioni nel campo delle “libere” professioni, rendere più flessibile il mercato del lavoro ecc. non credo che troveranno facile accoglimento. Bisognerà mediare le posizioni affinchè diritti e doveri si equivalgano, le ragioni della politica e dell’economia devono trovare il loro equilibrio. Il “Partito della Spesa”, trasversale a tutti i nostri partiti, potrà essere sconfitto con l’aiuto dell’Europa. Da parte nostra un salto culturale e di mentalità.
Dai maldestri comportamenti di Frau Angela, può aprirsi una stagione nuova per l’Italia, per la Grecia e per la nostra giovane moneta. Sapremo raccogliere la sfida? Spread/Bund sul decennale, dati Thomson-Reuters, chiusure di venerdì tra parentesi la chiusura precedente di giovedì: Grecia 958 pb. (948) Irlanda 647 pb. (628) Portogallo 465 pb. (440) Spagna 222 pb. (226) Italia 165 pb. (173) Belgio 104 pb. (108)

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