Quali effetti del Covid “mutante” sui mercati obbligazionari?

Paura sui mercati finanziari per la variante inglese del Covid. Sarebbe molto più contagiosa. In rialzo i rendimenti del BTp.

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Mercato bond, arriva il Covid

Subito dopo il giorno di Natale partiranno le prime vaccinazioni anche in Europa e già spuntano i dubbi sulla loro efficacia, dopo che è stata scoperta una variante del Covid, diffusasi piuttosto rapidamente nel sud-est dell’Inghilterra nelle ultime settimane. Dai primi riscontri, sembrerebbe che la mutazione sia molto più contagiosa (+70%), pur non necessariamente più letale. Ma la paura è tornata sui mercati finanziari, dove non a caso stamattina si registrano crolli delle borse e rialzi degli spread italiani e nel resto della periferia dell’Eurozona. Il BTp a 10 anni apriva con rendimenti in rialzo, salvo ripiegare subito dopo allo 0,55%, ma allargando il divario con i Bund della stessa durata a 116 punti base, +3,4 rispetto alla chiusura di venerdì scorso.

E’ accaduto, infatti, che nel frattempo il titolo tedesco decennale sia sceso a un rendimento del -0,61%, segno della fuga dei capitali verso i cosiddetti “porti sicuri”, in cerca di riparo dalle rinnovate tensioni internazionali. Gli stessi bond italiani, pur in misura minore, beneficiano di questa tendenza, in qualità di titoli di stato dell’Eurozona.

In effetti, l’impatto della scoperta di una mutazione nel Covid inglese non può che essere positivo sui mercati sovrani. Considerate che stamattina il prezzo del petrolio perde il 3,30%, scendendo 50,53 dollari per ogni barile di Brent. Lo spettro di vaccini inefficaci crea apprensione per il timore che le restrizioni anti-contagi durino più a lungo del previsto, deprimendo ulteriormente l’economia globale. In sé, questo scenario sarebbe deflattivo, un fatto che premierebbe il comparto obbligazionario nel suo insieme. Più bassa la perdita del potere di acquisto, più alti i rendimenti reali dei bond, a parità di livelli nominali.

Perché i bond nell’Eurozona resteranno tonici anche senza nuovi stimoli BCE

Differenze tra bond sovrani e corporate

Ma non tutti i bond sono uguali.

I titoli di stato “core” come i Bund, i Treasuries, i bond nipponici, francesi, di Olanda, etc., risulteranno i principali beneficiari di un’eventuale nuova ondata di paura. Anche la periferia europea, però, parteciperebbe ai guadagni, grazie alla prospettiva di una politica monetaria della BCE più accomodante e più a lungo. Pochi giorni fa, da Francoforte sono arrivati nuovi stimoli, principalmente in forma di maggiori acquisti con il PEPP per 500 miliardi di euro. Lo scenario in base al quale questi sono stati varati è stato cautamente ottimista sull’avvio delle vaccinazioni dopo Natale. Se questa prospettiva dovesse rivelarsi meno efficace nel combattere la pandemia, l’istituto non potrebbe che dover potenziare ulteriormente gli stimoli.

Quanto al corporate, l’esito sarebbe misto. Positivo per i bond di maggiore qualità, i quali registrerebbero un andamento simile a quello dei titoli di stato. Negativo per gli “high yield”, perché la previsione di una crisi globale più lunga sarebbe un duro colpo per tutte quelle realtà aziendali già finanziariamente fragili e che sinora sono state tenute a galla dall’alluvione di liquidità delle banche centrali. Ma come ha avvertito nei giorni scorsi il Gruppo dei 30, tra cui l’ex governatore Mario Draghi, le società “zombie” non potranno essere tenute eternamente in vita, occorrendo stimoli più mirati. E nel caso in cui ne servissero di nuovi, sono elevate le probabilità che alla BCE verrebbero adottate misure selettive, così da minimizzare il sostegno ad aziende decotte e senza alcuna prospettiva credibile di sopravvivenza.

La BCE medita di rivedere la sua strategia sugli acquisti di corporate bond

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