Quali effetti avrà il vaccino contro il Covid sul mercato obbligazionario?

La speranza di un vaccino quanto prima contro la pandemia ha effetti sui mercati finanziari. Per i bond è possibile un andamento discordante tra primo e secondo tempo.

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Gli effetti del vaccino anti-Covid sui bond

E’ notizia di ieri che la casa farmaceutica Johnson & Johnson ha sospeso temporaneamente la sperimentazione del suo vaccino contro il Covid-19, a causa di un paziente che ha riportato i sintomi di una malattia anomala. Malgrado questo stop, sui mercati finanziari e tra gli stessi governi aumenta l’ottimismo per la registrazione nei prossimi mesi del primo vaccino contro la pandemia, volendo escludere quello russo “Sputnik” annunciato dal presidente Vladimir Putin a settembre. Sarebbe l’unico modo per tornare gradualmente alla normalità. In una prima fase, le dosi verrebbero rese disponibili per le fasce della popolazione più a rischio (anziani e immunodepressi), successivamente per tutti gli altri.

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La scoperta del vaccino avrebbe conseguenze molto significative sui mercati obbligazionari. Da quando la pandemia ha oltrepassato i confini cinesi, i rendimenti dei titoli di stato sono letteralmente collassati. Gli investitori si sono messi subito in cerca di assets sicuri per sfuggire alle tensioni e così il decennale americano, tanto per fare un esempio, è sceso dall’1,88% di inizio anno a un minimo storico inferiore allo 0,50%. In una prima fase, però, a pagare lo scotto sono stati i bond “high yield”, quelli ad alto rischio, come segnalano i rating “junk” o “spazzatura”.

Restando negli USA, il rendimento medio di questi titoli a marzo esplose a un massimo dell’11,38%, quando a fine febbraio si attestava poco sopra il 5%. La logica di questi movimenti si spiega presto: poiché il Covid colpisce l’economia mondiale, meglio acquistare titoli emessi da soggetti molto sicuri (stati, grosse aziende solide) e vendere quelli di soggetti già di per sé a rischio, in quanto finanziariamente deboli.

Gli stessi BTp pagarono pegno, con i rendimenti ad essere schizzati tra marzo e aprile.

Il secondo tempo della realtà

Il vaccino riporterebbe l’ottimismo tra gli investitori, inducendoli maggiormente al rischio. Dunque, venderebbero con ogni probabilità Treasuries e fuggirebbero dal dollaro, provocandone il deprezzamento contro le altre valute. A giovarsene sarebbero i titoli di stato e corporate dei paesi emergenti, ma anche gli “high yield” europei e bond sovrani con rating bassi, come i BTp e i titoli ellenici. Non ci sarebbe più l’impellenza di tenere in portafoglio troppi Bund, per cui gli spread si restringerebbero ulteriormente. In sostanza, le schiarite sull’economia riporterebbero i capitali in paesi come l’Italia, fortemente colpita dalla pandemia.

Questo il primo tempo. Nel corso delle settimane, però, il discorso si complicherebbe. Il vaccino rianimerebbe le aspettative economiche e per ciò stesso renderebbe meno necessari nuovi stimoli monetari delle banche centrali o il loro prolungamento. Sarebbe un fatto negativo per l’Italia e gli emittenti meno solidi, che in questa fase stanno indebitandosi copiosamente sui mercati confidando proprio sul sostegno monetario. Oltre tutto, potrebbero surriscaldarsi le aspettative d’inflazione, provocando una lievitazione generale dei rendimenti pretesi dal mercato. Del resto, se si torna alla normalità non ci sarà motivo di inserire in portafoglio titoli di stato con rendimenti negativi o appena positivi fino alle lunghe scadenze. Il vaccino ci riporterebbe con i piedi per terra dopo una prima fase di ulteriore sbornia. Dalla realtà non si scappa in nessun caso.

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