Quale impatto dal board BCE di giovedì sui mercati dei bond dell’Eurozona

Francoforte si riunisce per la prima volta quest'anno e sono tanti gli interrogativi su cosa vorrà comunicare e quali conseguenze avranno sull'obbligazionario.

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Board BCE giovedì 21 gennaio

Giovedì 21 gennaio, il board della BCE si riunirà per la prima volta quest’anno per decidere le sue mosse di politica monetaria. Non si aspettano variazioni rispetto alle ultime misure adottate a dicembre, ma l’appuntamento resta importante per il possibile impatto che avrà sui mercati obbligazionari nell’Eurozona. Poco più di un mese fa, l’istituto ha annunciato che potenzierà ulteriormente il PEPP a 1.850 miliardi e ne allungherà la durata di 9 mesi al 31 marzo 2022. Terrà nuove aste T-Ltro e Peltro e queste offriranno condizioni migliori alle banche per un periodo prolungato.

In queste ore, il cambio euro-dollaro è sceso ai minimi da inizio dicembre, risentendo negativamente delle parole del governatore Christine Lagarde, che ha ribadito l’assenza di un target valutario, ma allo stesso tempo ha confermato quanto vanno dicendo gli altri funzionari dell’istituto, ovvero che l’euro sarà tenuto sotto osservazione per valutare l’impatto dei suoi tassi di cambio sull’inflazione. Ancora oggi, il cambio euro-dollaro rimane sopra la soglia di 1,20. Il timore dei governatori è che una moneta unica forte in un periodo di debolezza economica allontani sia la ripresa, sia il raggiungimento della stabilità dei prezzi.

Proprio quest’ultima sta a cuore alla BCE, definita ad oggi come un tasso d’inflazione tendenziale “vicino, ma di poco inferiore al 2%”. A dicembre, l’indice dei prezzi nell’area è sceso dello 0,3% annuo per il quinto mese consecutivo. E il PIL, stimato in ripresa del 3,9% per quest’anno, secondo analisti privati come Bank of America crescerà solo del 2,9% nell’Eurozona. Stanno pesando negativamente sulle prospettive a breve termine i nuovi “lockdown” imposti dai governi per frenare i contagi da Covid e il ritmo lento con il quale procedono le campagne di vaccinazione nell’area.

Il discorso di Lagarde (BCE) e il suo significato per i bond nell’Eurozona

Board BCE, comunicazione fondamentale giovedì

Per tutte queste ragioni, la BCE tra tre giorni non può permettersi di apparire eccessivamente ottimista su PIL e inflazione. Se lo facesse, il cambio euro-dollaro tornerebbe a rafforzarsi, allontanando il target e rendendo ancora più complicata la ripresa dell’economia. C’è anche il rischio di una frammentazione dei mercati finanziari, allorquando gli investitori dovessero percepire una politica monetaria accomodante meno a lungo del previsto. Venderebbero i bond dei paesi fiscalmente più deboli come BTp e Bonos per rifugiarsi ancora una volta nei “safe assets” come i Bund. Gli spread si allargherebbero, un fatto che Francoforte ha segnalato più volte ultimamente di non gradire.

Anzi, a dirla tutta, il governatore spagnolo Pablo Hernandez de Cos ha prospettato il controllo della curva dei rendimenti nell’area, come hanno già fatto le banche centrali di Giappone e Australia. Nello specifico, la BCE avrebbe a che fare con 19 curve nazionali differenti, ma per semplificarsi la vita, punterebbe sulla curva benchmark tedesca, a quel punto quasi implicitamente ponendo un tetto ai rendimenti di tutti gli altri stati, contenendone gli spread. Operazione complicata, a dire il vero, sotto il profilo sia tecnico che politico.

Comunque sia, giovedì la BCE difficilmente potrà abbandonarsi all’ottimismo. Certo, a poche settimane dal varo di nuovi stimoli non potrà segnalare che questi siano già insufficienti, anche perché restano per la gran parte inutilizzati. Ma dovrà esibire una comunicazione attenta all’evoluzione delle dinamiche macro, prospettando l’ulteriore potenziamento degli acquisti di bond nel caso si rendessero necessari. Il rally obbligazionario nell’Eurozona non è destinato a cessare presto. C’è ancora tempo per l’avvio della normalizzazione delle curve.

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