Primo green bond della Germania venduto al -0,46%, spartiacque per il mercato

L'emissione tedesca compie un passo cruciale per lo sviluppo del segmento verde del mercato obbligazionario globale. Dubbi e opportunità sui titoli.

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L'emissione tedesca compie un passo cruciale per lo sviluppo del segmento verde del mercato obbligazionario globale. Dubbi e opportunità sui titoli.

Ieri, la Germania ha attratto 33 miliardi di euro di ordini per il suo primo green bond da 6,5 miliardi. Si è trattato di un’obbligazione a 10 anni e senza cedola. E’ stata collocata sul mercato a un rendimento di 1 punto base inferiore a quello del Bund ordinario di pari scadenza, ossia al -0,46%. Entro la fine di quest’anno, seguirà una seconda emissione a lungo termine, così da portare il totale delle emissioni sovrane verdi tedesche a 11 miliardi. Già con ieri, Berlino detiene una quota del 10% del mercato green sovrano globale. Prima della Germania, infatti, hanno emesso titoli di stato con finalità ambientali altri governi europei, cioè quelli di Polonia, Irlanda, Olanda, Francia e questa settimana è stata la volta della Svezia.

Il green bond della Germania non sarà come gli altri, ecco le differenze

L’Italia ci sta pensando e studia le caratteristiche del suo primo green BTp, sebbene il Tesoro sia al momento più occupato a completare l’ordinario calendario delle emissioni, quest’anno ben più corposo del precedente, a causa della pandemia. Proprio l’emissione tedesca darebbe una mano, perché i Bund fungono da “benchmark” per l’intero mercato obbligazionario dell’Eurozona e man mano che i tedeschi costruiranno una curva delle scadenze verde, gli altri stati sapranno con quali costi dovrebbero confrontarsi.

Il successo di ieri è un buon indizio per quanti vorranno ricorrere all’indebitamento in questo segmento di mercato. Alti ordini e rendimenti persino inferiori a quelli ordinari implicano la possibilità per i governi di indebitarsi a costi vantaggiosi, sebbene molto dipenderà anche dalla credibilità con cui ciascuno stato riuscirà a convincere gli investitori sull’impiego dei proventi incassati per investimenti ecologici.

Emissione tedesca spartiacque, aspettando la UE

La Germania ha attratto gli ordini anche grazie a una strategia sottile di “gemellaggio” tra i green bond e quelli ordinari. I primi hanno stessa scadenza, cedole e condizioni dei secondi, con cui potranno essere scambiati sul secondario subito dopo l’emissione. In questo modo, Berlino ha voluto allontanare i timori di scarsa liquidità degli scambi, piuttosto concreto per via delle ancora scarne dimensioni. Inoltre, il Ministero delle Finanze ha assicurato che comprerà i green bond nel caso in cui scendessero di prezzo sotto i livelli dei gemelli.

In altre parole, gli investitori hanno ottenuto rassicurazioni sul fatto che il prezzo di un green Bund non potrà essere mai inferiore a quello di un Bund gemello. Di conseguenza, il primo renderà non più del secondo. Restano i dubbi di quanti temono che la Germania, così come tutti i suoi predecessori, si sia limitata a definire verde un debito del tutto assimilabile al resto dei titoli già emessi. In sostanza, le emissioni di green bond sarebbero una moda per attirare capitali a costi contenuti e migliorare la propria reputazione sui mercati.

Al di là di queste opinioni non infondate, l’emissione tedesca di ieri segna uno spartiacque sull’obbligazionario verde globale, dati le dimensioni della Germania e il suo ruolo di riferimento per le scadenze nell’unione monetaria, godendo del rating “AAA” da parte di tutte le principali agenzie internazionali. Considerando che la UE si accinge ad emettere 750 miliardi in tre anni per finanziare il “Recovery Fund”, sorge anche per Bruxelles l’opportunità di intestarsi la leadership, riservando parte consistente dei collocamenti ai titoli con finalità ambientali.

Dal Recovery Fund possibile spinta vitale per il mercato dei green bond

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