Previsioni BTp positive fino a fine anno, basse emissioni e fitte scadenze

La corsa dei BTp potrebbe proseguire nei prossimi mesi, grazie alle poche emissioni relativamente alle scadenze. E sul buon umore del mercato inciderebbero due fattori geopolitici esterni, in evoluzione in queste ore.

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La corsa dei BTp potrebbe proseguire nei prossimi mesi, grazie alle poche emissioni relativamente alle scadenze. E sul buon umore del mercato inciderebbero due fattori geopolitici esterni, in evoluzione in queste ore.

Tenuto conto che il Tesoro oggi collocherà sul mercato titoli di stato per un controvalore massimo di 7,5 miliardi di euro (a 3, 7, 20 e 30 anni), le emissioni di BTp entro fine anno ammonteranno a 25 miliardi, a fronte di scadenze attese per 55 miliardi. Il saldo netto, quindi, sarà negativo per 30 miliardi e ciò dovrebbe sostenere i nostri bond, i cui prezzi hanno corso parecchio da fine maggio fino a metà settembre, stabilizzandosi nelle ultime 2-3 settimane, in attesa forse di verificare quale sia la direzione nell’intera Eurozona.

Il Tesoro ha accumulato, come di consueto, elevate scorte di liquidità fino all’estate, emettendo BTp per importi nettamente superiori al fabbisogno finanziario dello stato, così da ridurne l’offerta nella parte finale dell’anno, quando i mercati si mostrano meno propensi a impiegare capitali.

Poiché molti investitori sono soliti rinnovare i titoli in scadenza, acquistandone di nuovi in fase di emissione, i rimborsi automaticamente alimentano la domanda e questo depone fortemente a favore dei BTp, per quanto sopra scritto. Il quadro resta favorevole anche per altre ragioni. Anzitutto, se è vero che l’economia italiana rischi la recessione come la Germania e che il deficit nel 2020 sia probabilmente destinato a salire, il clima tra Roma e Bruxelles appare molto positivo sotto il nuovo governo e ciò ha allentato di molto le tensioni sul nostro mercato sovrano.

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Brexit e USA-Cina

Due fattori esterni sopra tutti incideranno, poi, sul sentiment degli operatori. In queste ore, USA e Cina stanno stringendo sulle trattative commerciali per evitare l’inasprimento della cosiddetta “guerra” dei dazi. Per ammissione dello stesso presidente Donald Trump, l’incontro con la delegazione cinese giovedì sarebbe andato “molto, molto bene”. Un funzionario della Casa Bianca riporta che l’esito sarebbe stato “superiore alle attese”. E sempre nella giornata di ieri si è diffusa la voce che il presidente Trump sia disponibile a trovare un’intesa sui cambi per evitare l’innalzamento dei dazi americani dalla prossima settimana.

Se le schiarite tra Washington e Pechino appaiono possibili, persino tra Bruxelles e Londra il clima starebbe migliorando inaspettatamente, quando mancano 20 giorni al termine ultime per trovare un accordo sulla Brexit. Il Regno Unito uscirà dalla UE alla fine del mese e ad oggi l’ostacolo principale per regolare le relazioni tra le parti dal giorno dopo si chiama “backstop”, il meccanismo per cui l’Irlanda del Nord resterebbe legata commercialmente al mercato comune per non essere separata dal resto dell’isola celtica. Il premier irlandese e quello britannico, Leo Varadkar e Boris Johnson, parlano di “possibile accordo”, per quanto non tutti i nodi siano stati sciolti.

Se le tensioni USA-Cina rientrassero e la Brexit avvenisse con il raggiungimento di un accordo, sui mercati si tornerebbe a respirare. A quel punto, i capitali probabilmente accelererebbero la caccia al rendimento, dirigendosi verso assets più rischiosi, come vengono percepiti i BTp. Gli spread si ridurrebbero e i rendimenti sovrani italiani pure. In fondo, il decennale italiano offre ancora l’1%, qualcosa come oltre 5 volte in più di quello di Spagna e Portogallo. E le scadenze più longeve da noi garantiscono ancora fino a oltre il 2%, riuscendo persino a coprire l’inflazione attuale e attesa per i prossimi anni, cosa da considerarsi ormai del tutto inusuale sui mercati avanzati.

BTp, rally a fine corsa o ancora spazio per crescere?

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