Poste Italiane: Cdp potrebbe chiedere di sottoscrivere suoi bond

Cassa Depositi e Prestiti potrà chiedere a Poste Italiane di sottoscrivere sue obbligazioni di nuova emissione qualora la raccolta postale risultasse negativa

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Cassa Depositi e Prestiti potrà chiedere a Poste Italiane di sottoscrivere sue obbligazioni di nuova emissione qualora la raccolta postale risultasse negativa

Se in un anno la raccolta netta di Buoni e Libretti Postali effettuata negli uffici postali dovesse risultare negativa, Cassa Depositi e Prestiti potrà chiedere a Poste Italiane di sottoscrivere sue obbligazioni di nuova emissione, anche tramite società del gruppo postale, che andranno acquistate entro giugno dell’anno successivo. È questo uno dei paracadute che sono stati previsti nel nuovo accordo triennale firmato a fine 2017 tra Cdp e Poste per la distribuzione di buoni e libretti.

Convenzione che prevede una remunerazione annua in favore del gruppo guidato da Matteo Del Fante compresa tra 1,55 e 1,85 miliardi. Nel “documento informativo relativo ad operazioni di maggiore rilevanza con parti correlate”, redatto in seguito all’accordo – scrive MF – emerge appunto che Cassa potrà chiedere a Poste di sottoscrivere titoli obbligazionari Cdp, “con la garanzia dello Stato italiano e a prezzi di mercato, qualora al termine di ciascun anno di vigenza dell’accordo il risultato di raccolta netta complessiva sia inferiore a zero per l’anno di riferimento”, indipendentemente dall’obiettivo di raccolta netta complessiva per quell’anno. Per Cassa Depositi e Prestiti quelle risorse raccolte tramite Poste sono fondamentali per sostenere lo sviluppo dell’economia italiana e la clausola sulle obbligazioni consente di prevedere altre modalità di raccolta nel caso in cui i libretti e i buoni non ottenessero i risultati sperati. L’accordo prevede anche che, ferma restando la facoltà di Poste di accettare o di rifiutare la proposta di Cdp, “l’ammontare complessivo massimo annuo di tali titoli obbligazionari sarà pari alla differenza tra la raccolta netta complessiva conseguita nell’anno e zero” ma, in ogni caso, non sarà superiore a 5 miliardi di euro per ciscun anno di durata dell’accordo.

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Argomenti: Cassa Depositi e Prestiti

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