Portogallo e Grecia, bond da record. E lo spread tra Roma e Atene crolla a 30 punti

I bond di Portogallo e Grecia toccano i minimi storici. Ieri, Lisbona ha tenuto un'asta da record e Atene non ha mai avuto costi così bassi sul suo debito.

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I bond di Portogallo e Grecia toccano i minimi storici. Ieri, Lisbona ha tenuto un'asta da record e Atene non ha mai avuto costi così bassi sul suo debito.

Quasi, quasi chiamarla periferia dell’Eurozona è diventato irrealistico, almeno per Spagna e Portogallo; tant’è che sui mercati obbligazionari iniziano a definire i due paesi “semi-core”. Non è affatto così, invece, per la Grecia, i cui rendimenti sovrani rimangono i più alti di tutta l’Eurozona, ma che hanno in comune con quelli di Madrid e Lisbona di essere scesi anch’essi ai minimi storici.

Ieri, l’Agenzia del debito portoghese ha emesso titoli di stato a 10 e 15 anni per un controvalore di 625 milioni di euro ciascuno, esitando record minimi per i rendimenti, con i decennali ad essere stati collocati allo 0,639% e i bond con scadenza aprile 2034 all’1,052%. E’ stata la prima volta per i primi ad essere scesi in asta sotto l’1%. Rispetto all’asta precedente di maggio, il calo è stato considerevole, rispettivamente dall’1,059% e 1,563%. E a febbraio, i due venivano collocati ancora all’1,568% e al 2,045%.

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Spettacolare appare anche il rally dei bond ellenici, con il decennale ad offrire oggi solamente il 2,67%, appena 30 punti base in più (+0,3%) rispetto a un BTp di pari durata. All’inizio dell’anno, questi titoli viaggiavano ancora intorno al 4,40%, a circa 160 bp in più dei nostri. Da allora, quindi, lo spread si è ristretto di 130 bp, cioè di oltre l’80%, cosa che la dice lunga sia sui netti miglioramenti avvenuti nel frattempo sull’obbligazionario di Atene, sia sul pessimo trend dei nostri titoli, che hanno sì registrato un aumento dei prezzi, ma in misura assai inferiore rispetto al resto dell’area.

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In pratica, il Portogallo riesce ormai a rifinanziarsi sulla scadenza decennale a un costo di quasi 4 volte più basso del nostro. L’Italia offre quanto il decennale lusitano già per bond con vita residua superiore ai 2 anni, mentre il 2034 di Lisbona rende quanto il nostro BTp 2024. Per fortuna, i nostri rendimenti esageratamente alti vengono notati all’estero, se è vero che stamattina alle aste di BTp a 3, 7 e 15 anni, il Tesoro ha registrato ordini molto tonici e costi in calo rispettivamente all’1,05% (dall’1,24%), all’1,508% (dall’1,96%) e al 2,87% (dal 2,99%).

E il BTp marzo 2040, collocato ieri per la prima volta via sindacato bancario, ha ricevuto ordini per il 64% (circa 15,4 miliardi) da investitori stranieri, con oltre un terzo del totale (37%) in Gran Bretagna.

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Ad ogni modo, Spagna, Portogallo e Grecia continuano a sovraperformare, mentre l’Italia fa meno bene della media del mercato, con la conseguenza che lo spread a 10 anni non si schioda dall’area di 260-270 di queste settimane, visto che nel frattempo il Bund è sprofondato ai minimi storici, scendendo di rendimento fino al -0,25%. Grazie a questo trend, specialmente Portogallo e Spagna hanno l’opportunità storica di approfittare del crollo dei rendimenti per consolidare i rispettivi debiti sovrani, allungando le scadenze e continuando a pagare per gli interessi persino meno che nel recente passato, se si pensa che oggi un bond a 30 anni di Lisbona sul mercato offre quanto un decennale a inizio anno o un quinquennale solamente due anni fa. Un ragionamento, che non vale per l’Italia, che ha visto esplodere i suoi rendimenti nell’ultimo anno, per via del mutato quadro politico a Roma.

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