Popolare Vicenza e Veneto Banca: l’offerta di ristoro va migliorata

A pochi giorni dalla scadenza, solo un azionista su tre ha aderito all’offerta proposta dalle banche venete. Faccia a faccia Viola Padoan e l’ipotesi bail in

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A pochi giorni dalla scadenza, solo un azionista su tre ha aderito all’offerta proposta dalle banche venete. Faccia a faccia Viola Padoan e l’ipotesi bail in

L’offerta di ristoro delle banche venete agli azionisti va migliorata. Checchè se ne dica, 9 euro ai possessori di azioni Bpvi o il 15% del valore al momento dell’acquisto agli azionisti di Veneto Banca è poco. Ci sono risparmiatori e famiglie che hanno perso, oltre che una barca di soldi, anche la fiducia nel sistema e in chi ha retto le sorti delle banche venete per anni.

Lo sa Fabrizio Viola, Ad di Popolare Vicenza, incaricato di risanare le due popolari, lo sa il Ministro dell’Economia Padoan, e anche la Bce che seguono da vicino l’evolversi della situazione con le percentuali di adesione dei soci, a pochi giorni dalla scadenza dei termini della proposta di scambio, lontanissime dal 80% auspicato dai vertici. Soglia strategica per evitare che Bpvi e Veneto Banca debbano accantonare fondi a sostegno di future e onerose cause legali. L’alternativa  – secondo Il Sole 24 ore e illustri banchieri d’affari americani (Jp Morgan) – sarebbe il bail in che comporterebbe l’azzeramento del valore delle azioni, delle obbligazioni subordinate, della partecipazione del Fondo Atlante (3,5 miliardi di euro finora versati), il taglio del valore nominale di 13,6 miliardi di bond senior e il rischio di una rivolta popolare in Veneto (e non solo) alla vigilia delle elezioni politiche. Ne è ben consapevole il governo, dopo la bastonata presa con il “salvataggio” per decreto delle quattro banche regionali fallite a fine 2015. Ma anche chi vorrebbe la destabilizzazione politica del Paese. Quindi, impensabile.

 

Bail in sulle banche venete è impraticabile

 

Il costo di un bail in bancario sulle venete sarebbe come una bomba atomica – osserva uno strategist di Unicredit – non solo per le dimensioni delle banche coinvolte, ma anche per l’intero sistema bancario italiano (alle prese con la magagna Mps) ed europeo. L’impatto sarebbe devastante e i costi indotti per lo Stato e per il sistema creditizio sarebbero molto più alti di quelli che si sosterrebbero con una ricapitalizzazione precauzionale e/o migliorando l’offerta agli azionisti”. Ci sono risparmiatori che non hanno più nulla da perdere e un magro ristoro delle loro azioni, benché meglio di niente, non risolverebbe il problema.

Tanto vale, per evitare il peggio, che venga proposta una nuova offerta migliorativa ai vecchi soci, prendendo tempo, con l’assegnazione di warrant, obbligazioni convertibili o altro cash. In questo senso, si sarebbero svolti ieri i colloqui fra Viola e Padoan al Ministero dell’Economia. In quelle stanze – secondo indiscrezioni – si sarebbe discusso proprio dell’intervento statale in Veneto, poiché il Tesoro, già impegnato con Mps, non potrebbe farsi carico anche di eventuali litigations diventando azionista delle banche venete attraverso la ricapitalizzazione precauzionale.

 

Necessario migliorare l’offerta agli azionisti delle banche venete

 

Il miglioramento dell’offerta agli oltre 169 mila azionisti e l’estensione dei termini, a questo punto, è d’obbligo. Non vi sono altre soluzioni. “Se non altro, una nuova offerta va tentata – dicono da Intesa Sanpaolo, primo azionista del fondo Atlante che controlla le banche venete e – per evitare di dire che non è stato fatto tutto il possibile alla vigilia della presentazione di un piano industriale lacrime e sangue da sottoporre alla Bce che prevede, prima la ricapitalizzazione (con intervento o meno dello Stato) delle singole realtà bancarie e poi, in un secondo momento, la fusione per incorporazione”. I tempi si allungherebbero a questo punto e anche la cessione dei crediti in sofferenza (cartolarizzazione) non avverrà a breve termine, anche se un pool di banche interessate capeggiate da IMI li vorrebbe acquistare subito. Secondo un economista intervistato a Radio24, in caso di proroga dell’offerta ai soci, le assemblee straordinarie delle due banche venete dovrebbero essere convocate non prima di luglio, mentre il progetto di fusione potrebbe vedere la luce all’alba del 2018. La ricapitalizzazione potrebbe così avvenire in due tempi: dapprima con un rafforzamento patrimoniale di Bpvi e Veneto Banca singolarmente al fine di mantenere lo stato di solvenza, come ha lasciato intendere la Bce, e dopo, in concomitanza con la cessione degli Npl, si procederebbe a una seconda ricapitalizzazione funzionale alla fusione dei due istituti.

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